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Culture
Fiorello e Sabatini insieme per la sala di via Asiago intitolata a Rispoli

Di Oriana Maerini

 

Nell’ultimo appuntamento di “Viva Raiplay”, lo show innovativo che tra Tv e web sta calamitando folle di telespettatori (850mila solo sulla piattaforma), Fiorello ha rilanciato la vecchia idea di  Mariano Sabatini: intitolare uno studio della Rai a Luciano Rispoli, suo amico e maestro. Come già accaduto per altri illustri volti della Tv pubblica, a viale Mazzini dovrebbero pensare di tributare il giusto riconoscimento anche al popolare autore e conduttore di “Parola mia” e “Tappeto volante”, perché “Rispoli è molto caro agli italiani”, come ha opportunamente rimarcato Fiorello, rivolgendosi direttamente all’ad Fabrizio Salini e unendosi all’appello di Sabatini. “Lo ringrazio molto per questo, per la sensibilità che dimostra nell’appoggiare la mia ormai annosa battaglia, rilanciata anche su Libero dal collega Francesco Specchia” dice il giornalista e scrittore, premio Flaiano per il romanzo “L’inganno dell’ippocastano”, che con Rispoli ha avuto modo di collaborare oltre quindici anni. 

  • Vale la pena rinfrescare la memoria di tutti, perché sarebbe giusto dare a Rispoli questo riconoscimento?

La risposta è perché no? E perché non è stato ancora fatto? Si tratta di uno dei padri nobili della Rai, uno che ha contribuito a fondarla e a farla crescere nella rispettabilità e nel rigore dei contenuti, oltre che della capacità innovativa. A parte che Rispoli, con Renato Tagliani e Enzo Tortora, è andato in giro a propagandare il virus dell’abbonamento con le Radio e Telesquadre, indossando la tuta azzurra con il marchio Rai e allestendo spettacoli di piazza. Lui ha dato alla radio un impulso determinante, da autore e dirigente, con “Gran varietà”, a cui hanno preso parte i più grandi attori dell’epoca, parliamo degli anni Sessanta, poi ha inventato “Bandiera gialla” e “Chiamate Roma 3131”, ha convinto Corrado a fare “La corrida”… insomma, la radio gli deve molto!

 

  • Anche la Tv?

Certo. E non tutti gli riconoscono di aver importato il genere talk show in Italia, nel 1975, con “L’Ospite delle 2”, conversazioni in salotto con personaggi del calibro di Ingrid Bergman, Amedeo Nazzari, un giovanissimo Dario Argento, Mario Soldati, Macario, Alessandro Blasetti, Luca Cordero di Montezemolo. Poi l’enorme successo di “Parola mia” per il quale, avendo divulgato la lingua italiana in tv, il presidente Napolitano lo ha nominato commendatore, poi il “Tappeto volante”, altro grande cult degli anni Novanta.

 

  • Non era però in onda su TeleMontecarlo?

Sì, fino al 2000 ma in seguito ha avuto, nelle diverse collocazioni, anche una stagione su RaiSat. E non si possono cancellare quarant’anni di Rai in questo modo. Rispoli è stato e rimane una colonna portante della Tv di servizio.

 

  • Da Fiorello a “Viva Raiplay” ha avuto modo di ribadirlo?

Sì, e questo testimonia l’estrema eleganza dello showman e la sua generosità di artista puro. Solo un grande può riconoscere e chiedere che vanga riconosciuta ufficialmente l’altrui grandezza. Rispoli aveva un vocazione più giornalistica, ovviamente, rispetto a Fiorello, ma con una spiccata capacità di intuire i talenti. Ha lanciato infatti Maurizio Costanzo, affidandogli i testi di “Canzoni e nuvole” di Nunzio Filogamo, ha inventato la Carrà con “Raffaella col microfono a tracolla”, ha fatto debuttare l’autore Paolo Limiti per i copioni di “La maga Merlini” condotto dall’attrice Elsa Merlini, e poi Gianni Boncompagni, Paolo Villaggio e tanti altri. Anche per questo merita che a via Asiago, storica sede della Rai, ci sia una sala con il suo nome. 

 

  • A Rispoli piaceva Fiorello?

Moltissimo. Ricordo che ai tempi in cui lavoravo con lui come coautore del “Tappeto volante”, credo fosse il 1996, mi tormentò perché lo portassi sui divani bianchi del nostro programma pomeridiano, all’epoca molto seguito. Ne apprezzava la vivacità, la sveltezza, la simpatia naturale. Alla fine riuscimmo a trovare un incastro tra i suoi mille impegni in giro per l’Italia e Fiorello venne negli studi di via Chiabrera, facendo schizzare gli ascolti. Ma al “Tappeto volante” venivano davvero tutti, artisti e intellettuali di diversa estrazione: Vittorio Gassman, Claudia Cardinale, Nek, Isabel Allende, Stefani Sandrelli, Luca Zingaretti, Nilde Iotti, Giulio Einaudi, Enzo Biagi, Carmelo Bene, Indro Montanelli, Renzo Arbore, Eugenio Scalfari… tutti, davvero tutti, i protagonisti dell’epoca.

 

  • E come è stato vedere Fiorello lavorare dal vivo?

Entusiasmante come sempre, ha cominciato a “scaldare” il pubblico in sala un’ora prima della diretta, con battute e trovate, dimostrando quanto sia appassionato al suo lavoro e come non si risparmi minimamente. Non deve essere per niente riposante tenere due ore di show quasi ogni sera e lui lo fa con apparente scioltezza e leggerezza. Non so quanta preparazione ci sia dietro e, al di là delle attitudini naturali che certamente ha, la vera unicità sta nel non fare percepire lo sforzo. Bravo e generoso, voglio ripeterlo!     

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