La Milano 'mai vista' di Fabrizio Carcano. L'INTERVISTA

Gli angeli di lucifero

Una Milano misteriosa, ricca di storia, affascinante. E' quella che descrive Fabrizio Carcano nel suo romanzo d'esordio Gli angeli di Lucifero (Mursia;  pagine 730; euro 22,00) costruendo una trama che nulla ha da invidiare agli angeli e ai demoni d'oltreoceano. Quella del giovane giornalista e scrittore già alla terza ristampa in un mese è una città che va oltre il luogo comune dei negozi alla moda e dell'happy hour per soffermarsi su ogni angolo, che diventa simbolo di qualcosa di 'più grande di noi'.  E' un giallo che parte dalla leggenda del Diavolo di Porta Romana, alias il Marchese Acerbi, reincarnazione del Maligno nella Milano del 600,  per raccontare una storia di vendette, esoterismo e satanismo della cronaca nera dei nostri giorni. La storia comincia con il trafugamento dal cimitero di Chiaravalle della salma del Marchese Acerbi, seguono in rapida successione tre omicidi sotto la Madonnina, compiuti e rivendicati dalla stessa mano.

A riscuotere un grande successo è anche il protagonista. Il commissario Bruno Ardigò, un Poirot meneghino un po' più freddo e taciturno, si ritrova tra le mani  vittime  che portano cognomi  di casate che ebbero acrimonie o rivalità con quella del marchese Acerbi: Annoni, Pozzi, Orrigoni. 

L'INTERVISTA

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Fabrizio Carcano
Tre ristampe in un mese e mezzo: Gli Angeli di Lucifero stanno riscontrando un successo forse inatteso. Te lo aspettavi?
“Sinceramente no. Anche se, sotto sotto, speravo che i lettori, soprattutto quelli milanesi,  ma non soltanto loro, apprezzassero un libro totalmente incentrato su Milano, una città spesso trascurata dai giallisti e dai romanzieri. Il fatto che la risposta dei lettori, specie a Milano, sia stata particolarmente positiva è davvero una soddisfazione”.

Racconti una Milano a due facce: quella seicentesca e quella dei nostri giorni…
“La Milano del 1600, la Milano della peste, degli untori e delle streghe, mi ha sempre intrigato. E la Milano di oggi mi intriga ancora di più. In questo libro ho cercato di descriverle entrambe, attraverso una trama gialla che si snoda pagina dopo pagina, conducendo il lettore in una sorta di viaggio negli angoli nascosti della nostra città”.

Come ti è venuta l'idea di scrivere questa storia?
“Si è trattato di un mix di fattori, un intreccio tra fantasia e realtà. La passione che da sempre coltivo per la storia di Milano e per i suoi misteri mi hanno portato ad approfondire alcuni testi e durante queste ricerche, casualmente, ad imbattermi nella figura inquietante ma affascinante del marchese Ludovico Acerbi, il Diavolo di Porta Romana, un personaggio che mi ha immediatamente catturato per l’alone oscuro che lo circondava. Contestualmente, dovendomi occupare per lavoro della vicenda di cronaca nera relativa alle ‘Bestie di Satana’, la setta lombarda che ha lasciato alle sue spalle una lunga scia di morti sanguinose tra Milano e Varese, è nata l’idea di scrivere una trama gialla tendente al ‘nero’, che intersecasse una parte fantasiosa, andando a riesumare un bizzarro personaggio seicentesco realmente esistito, ed una vicenda attinta direttamente da uno spunto offerto dalla cronaca nera attuale”.

Hai dovuto studiare molto?
“Chiaramente alla scrittura del romanzo ho affiancato un ingente lavoro di ricerca e di approfondimento relativo alla storia, all’arte e alla tradizione esoterica di Milano. Una ricerca che mi ha portato ad addentrarmi nei meandri del cuore nero, del cuore occulto, di Milano. Peraltro si è trattato di una ricerca affascinante, avendo affrontato argomenti che mi appassionavano e catturavano la mia attenzione obbligandomi ogni volta a saperne di più”.

Ne emerge l'idea di una Milano piena di misteri, è così?
“E’ assolutamente così. Con questo romanzo spero di aver tracciato un affresco di una Milano reale, con tutti i suoi pregi e difetti e con tutto il suo bagaglio storico e artistico, inclusa la sua parte più oscura e misteriosa. Misteri che tutt’oggi permangono e sono sotto gli occhi di tutti noi. Per fare un esempio: la Colonna del Diavolo, in piazza Sant’Ambrogio - teatro secondo le leggende milanesi di un violento scontro fisico tra il santo patrono e Lucifero, il quale barcollando finì per conficcare le sue corna nella colonna, creando i due fori paralleli dove appoggiando l’orecchio si sentirebbe ancora echeggiare il suo grido dall’inferno – resiste da più di 15 secoli a tutto quanto di distruttivo si è abbattuto sulla nostra città: dal Barbarossa ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, passando per gli invasori spagnoli, gli austriaci e i francesi. Nessun invasore o nessuna guerra l’ha abbattuta. Se questo non è un mistero…”

Come provocazione giornalistica si potrebbe arrivare a dire che la Milano esoterica sfida la più nota Torino esoterica?
“Confronto impari: Torino e Praga sono senza alcun dubbio le capitali esoteriche per eccellenza in Europa, anche per la conformazione morfologica del loro territorio, con sotterranei e gallerie che ben si prestano ad attività occulte e a riti da celebrare nell’ombra, lontano da sguardi indiscreti. Un gradino sotto mettiamo Parigi. Tuttavia Milano ha un suo patrimonio esoterico di assoluto valore: pensiamo soltanto a quanto ha fatto e ha lasciato in questa città un maestro e un simbolo dell’esoterismo come Leonardo Da Vinci, che a Milano ha lavorato per oltre vent’anni”.

Un paio di curiosità sui misteri di Milano per i nostri lettori...
“Intanto le cripte delle nostre basiliche trasudano di elementi che richiamano l’esoterismo e in molte chiese si trovano ancora voluminosi ‘ossari’ che fanno rabbrividire. Tra i luoghi suggestivi che vorrei segnalare, però, ci sono piazza Mentana, dove Milano ricorda l’eretico Giordano Bruno con una lapide in cui lo menziona come martire della libertà. Curioso e inquietante, tanto più che nella nostra città Bruno è soltanto transitato di passaggio nel 1578 e la sua predicazione è avvenuta in altre città ed è stato mandato al rogo a Roma. E poi la dimora del marchese Acerbi, al numero tre di corso di Porta Romana: passateci davanti in tarda sera, quando c’è meno traffico, e osservate la struttura e i capitelli ferinoformi: un brivido vi correrà lungo la schiena”.

Sono tante le cose di Milano che non si conoscono, se dovessi descrivere in poche parole questa città a un turista che non la conosce che cosa gli diresti?
“Prima di tutto al turista in questione suggerirei di prendersi un albergo in centro, infilarsi un paio di scarpe comode e iniziare a camminare nei vicoli del centro, senza meta, vagabondando, lasciandosi andare e perdendosi con lo sguardo tra le bellezze che questa città sa offrire a chi ha gli occhi per ammirarla. Milano tracima di arte e storia. Con musei e chiese che nulla hanno da invidiare a quelli di Firenze o Venezia. Cito un luogo su tutti: la Pinacoteca Ambrosiana, con gli schizzi del Codex di Leonardo e dipinti straordinari dei maestri rinascimentali. Oppure la Certosa di Garegnano, che qualcuno ha definito, per la caratura dei suoi affreschi, la ‘Cappella Sistina di Milano’: così bella e avvolgente da togliere il respiro. Ma non parlo solo di arte: Milano regala scorci incredibili, a livello di monumenti, edifici, piazze e vicoli, dai Navigli a Brera, da Santa Maria delle Grazie al Castello Sforzesco. Non siamo soltanto la città della moda, della vita notturna o del calcio: un turista qui può trascorrere alcuni giorni immerso nell’arte e nella bellezza”.

Qual è la tua formazione letteraria?
“Ho studiato al liceo Scientifico e poi Giurisprudenza, dunque lontano anni luce dalla letteratura e dall’arte. Milano e la sua storia sono nel mio dna: leggere e studiare tutto quanto riguarda la mia città è stata una sorta di vocazione, tradurre il tutto in un romanzo una sfida con me stesso”.

In che rapporto stanno la tua anima politica e quella creativo-letteraria?
“Bella domanda. Convivono… a volte a fatica. Una sorta di moderno Dottor Jekyll e mister Hyde La politica è precisione e responsabilità, ogni parola, quando la pronunci o la scrivi, pesa come un macigno e ritengo sia giusto così. Un libro è evasione, libertà, un viaggio senza tempo e senza costi, un viaggio in cui sai da dove parti ma non dove e come arriverai, con un mezzo che non incappa nel traffico o nel caos: la tua mente, la tua creatività. Scrivere significa lasciar liberi i pensieri e i sogni, soprattutto la sera, quando smetti di vestire i panni formali del cronista politico e ti lasci andare entrando nella dimensione quasi onirica dello scrittore”.

Progetti per il futuro? Altri romanzi?
“In realtà negli scorsi mesi ho già scritto un altro romanzo: stessi protagonisti e stessa ambientazione. Non proprio un sequel, però. Sto limando le bozze e in estate lo sottoporrò alla mia casa editrice, la Mursia. Intanto sto leggendomi Crowley e altri pensatori esoterici. Stanno già prendendo forma le prime confuse idee per un futuro terzo libro…”.

FABRIZIO CARCANO. Cronista, milanese, giornalista prima al Giorno, poi alla Prealpina, al TgCom, ad AffariItaliani.it e ora in forza alla redazione politica de La Padania,


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