Genna ad Affaritaliani.it: "Pubblicherò con Einaudi Stile Libero..."

I MOVIMENTI NELL'EDITORIA IN ANTEPRIMA/ Giuseppe Genna sceglie Affaritaliani.it per annunciare il nome del suo nuovo editore: Einaudi: "La collana Stile Libero ospiterà il mio prossimo romanzo, una spy story ambientata nel traumatico ventennio '80/'90...". E rivela: "Io allo Strega? Sono indifferente ai premi, e non ritengo adatti i miei libri a una giuria come quella degli Amici della Domenica". E sulla letteratura italiana contemporanea: "E' all'avanguardia nel mondo, il problema è riuscire ad esportarla...". L'INTERVISTA A TUTTO CAMPO

Mercoledì, 9 giugno 2010 - 08:00:00

GIUSEPPE GENNA
SU AFFARITALIANI.IT

 

IL PRIMO SONDAGGIO DI GENNA

Il caso/ Giuseppe Genna chiede ai propri lettori di scegliere l'editore ideale per lui... Con un sondaggio online. Leggi i particolari e il commento di Affaritaliani.it

IL SECONDO SONDAGGIO DI GENNA

Genna chiede ai suoi fan che libro deve scrivere...

GENNA & IL WEB

Giuseppe Genna racconta il suo rapporto con internet in generale e con Facebook in particolare ad Affaritaliani.it e inoltre parla del sondaggio che ha lanciato sul suo sito... LEGGI QUI L'INTERVISTA

LA "RIPUBBLICA"
DI GENNA

Giuseppe Genna si dà alla satira online: ecco Ripubblica.net

GENNA &
IL CASO-MORGAN...

Caso Morgan/ Giuseppe Genna ad Affaritaliani.it: "La cocaina si deprime quando vede Morgan... Sanremo? Per lui non andarci è una cura contro la depressione..."

L'INTERVISTA AL GENNA SCRITTORE...

L'intervista/ "L'Italia? E' un'avanguardia dell'osceno". Giuseppe Genna si racconta con Affaritaliani.it

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di Antonio Prudenzano

Genna Einaudi p

A sorpresa, Giuseppe Genna, uno degli scrittori italiani più discussi (venerato da un fedelissimo gruppo di lettori e amato da gran parte della critica, allo stesso tempo ha anche parecchi “nemici”...) e controcorrente, cambia “casacca”. E sceglie Affaritaliani.it per annunciare il nome del suo nuovo editore: a sorpresa, si tratta di Einuadi Stile Libero.

Genna, come mai Einaudi Stile Libero?
“Anzitutto si tratta di un editore che, a mio parere, ha fatto in questi anni il catalogo della migliore narrativa pop e di innovazione. Di fatto, è l’unica collana editoriale che si percepisce come tale in libreria, ma a tal punto da apparire quasi un editore a se stante, mentre è un trade Einaudi. Guidato da Severino Cesari e Paolo Repetti, che svolgono da anni un lavoro di acume intellettuale unico in Italia e un lavoro da editori autentici, che entrano nel testo con alta consapevolezza (in questi anni, al di là delle bandiere editoriali, per me Cesari è stato un preziosissimo interlocutore intellettuale). Sono molto onorato di venire pubblicato accanto ad autori che stimo tantissimo, da Wu Ming a Giorgio Falco, da Giancarlo De Cataldo a Paolo Nori, da Tommaso Pincio al Valerio Evangelisti di ‘Metallo urlante’, per fare soltanto alcuni nomi".

Lei di recente sul suo sito e su Facebook ha proposto ai suoi lettori due sondaggi provocatori (vedi box a destra, ndr). Uno per chiedere ai suoi fan con quale editore vorrebbero che lei pubblicasse (ha vinto la risposta “minimum fax”, seguita da “alcuni libri con Einaudi e altri con minimum fax”) e l’altro domandando che libro desidererebbero che lei scrivesse, laddove ha trionfato il “romanzo di fantascienza”. Quanto e in che modo i risultati dei due sondaggi hanno influenzato la sua scelta?
“Bisogna circoscrivere il fenomeno, perché molto spesso, fuori dal Web, si tende a misinterpretare cosa accade davvero in Rete. Chi mi ha onorato della sua partecipazione ai sondaggi è sicuramente un lettore cosiddetto ‘forte’, molto competente, che segue il dibattito critico in Rete e fuori, attento alle novità editoriali, una persona che legge autori contemporanei italiani e stranieri. Si tratta, quindi, di un nucleo di lettori molto differente da ciò che il mercato editoriale presuppone essere l’acquirente medio di libri. Non stupisce, dunque, che le opzioni più votate siano totalmente controcorrente rispetto al mercato dell’industria editoriale. Minimum Fax è infatti una casa editrice di alta qualità ma non di dimensioni industriali, e il romanzo di fantascienza viene oggi ignorato dai lettori in generale, mentre incuriosisce i lettori ‘forti’ (me compreso) se utilizzato in forma allegorica (per esempio: Michel Houellebecq ne ‘La possibilità di un’isola’ e Cormac McCarthy in ‘The road’ fanno utilizzo proprio di questo genere, spalancando visioni addirittura teologiche). Ovviamente, poiché i lettori che mi contattano sul Web e partecipano ai sondaggi sono così competenti e affezionati, tanto da riconoscere le poetiche a cui mi appoggio e i percorsi che ho intrapreso, non ho potuto non tenere conto delle loro indicazioni, che spesso coincidono con le mie opzioni".

Che romanzo pubblicherà? Cosa può anticipare sulla struttura? E sulla trama? C’è già una data d’uscita? E un titolo?
“Stiamo discutendo dell’idea su cui vorrei lavorare e delle modalità poetiche con cui vorrei elaborarla. Mi piacerebbe molto scrivere un romanzo che sia apparentemente una spy story, estremamente compressa (non più di 400 pagine), a scene brevi e molto chiare, intervallate da altre abbacinanti, un po’ come accade in ‘Europe Central’ di William Vollmann. Ciò che vorrei investigare è quella che chiamo ‘icona vuota’: un segmento dell’immaginario collettivo che si sviluppa nel Ventennio 80/90, ha a che vedere con potere, stupro, spettacolo, conflitto tra supposta moralità e autentica immoralità. E’, quel Ventennio, un periodo traumatico che cova a mio parere il crollo della società spettacolare e la crisi endemica del capitalismo finanziario che stiamo vivendo oggi. Tutto ciò è possibile, ovviamente, se all’editore piace l’idea. Se così fosse, il titolo che proporrò è: ‘Morirai guardata’...".

L’approdo a Einaudi segna l’addio a Minimum Fax che ha appena pubblicato la riedizione (con circa 150 pagine in più) di “Assalto a un tempo devastato e vile (3.0)”?
“Einaudi Stile Libero non mi vincola a non pubblicare presso Minimum Fax. A me piacerebbe, per l’appunto, puntare su una produzione più sperimentale e oltranzista (nel senso dell’‘oltranza’ di cui parla Andrea Zanzotto), che mi pare improbabile proporre a un editore di stazza industriale. Vedremo cosa riserva il futuro. Non sono l’unica parte in causa, in questo caso. Bisogna domandare e ascoltare il parere di Einaudi SL e di Minimum Fax”.

Einaudi fa parte del gruppo Mondadori, la sua ex casa editrice. Anche a seguito delle recenti polemiche sul caso-Saviano, non le crea ‘problemi’ tornare a pubblicare per il gruppo editoriale del Presidente del Consiglio?
“Considero tutta la questione mal posta. Semplicemente, sono contro qualunque legge bavaglio. Detto ciò, non è che questa situazione non sia stata dibattuta in precedenza da scrittori mondadoriani ed einaudiani – anzi, le è stata data un’etichetta significativa: è stata chiamata ‘l’annosa questione’ (per approfondire: http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/mondadori.html). Dipende da quale posizione politica uno ritiene che sia più efficace: sbattere la porta o restare all’interno di un determinato contesto (che peraltro non mi pare per nulla influenzato politicamente, anche se non è questo il punto). Non è che possiamo fare finta di non essere in una società di mercato in cui l’economia ha un primato evidente sulla politica. Ciò a cui io guardo, da intellettuale, e non per personale narcisismo, è che i contenuti, i ritmi, i messaggi e le visuali di cui posso essere eventualmente capace raggiungano i lettori. Detto ciò non mi pare davvero di favorire scelte governative aberranti o di essere assimilabile a componenti politiche rispetto alle quali sono in dichiarata opposizione”.

A proposito, uno come Giuseppe Genna il premio Strega non lo vincerà mai?
“Dopo l’esperienza di ‘Q’ dei Luther Blissett, non mi pare che Einaudi Stile Libero abbia mai candidato nessuno dei suoi autori al Premio Strega. Personalmente, non sono né interessato né disinteressato ai premi e ai riconoscimenti istituzionali: semplicemente sono indifferente. Peraltro, non ritengo possibile che nessun mio libro possa incontrare i favori di una giuria, tantomeno quella degli Amici della Domenica”.

Che momento sta vivendo la letteratura italiana?
“Io credo che sia estremamente buono, ai limiti dell’eccezionale. Ritengo che purtroppo esista un difetto nella propulsione e nella promozione all’estero che il comparto editoriale italiano dovrebbe attuare e non attua, rispetto agli scrittori e ai romanzi di cui dispone. Intendo che la nostra fiction e la nostra poesia, al momento, mi sembrano all’avanguardia nel mondo. In particolare ravvedo un violento declino della produzione di immaginario letterario e di stile da parte del mondo in lingua anglosassone. Perché accade un simile fenomeno? Da un lato, l’Impero sta esportando in generale poco immaginario. D’altro canto, noi scriviamo in lingua italiana: una lingua che, come annotava Pascoli, è morta e continua a vivere oltre alla sua morte – una rima ci è impedita, diventiamo ridicoli se solo la facciamo, la nostra lingua è sottoposta a un’usura plurisecolare, eppure questa è la sua posizione di avanguardia: scriviamo dalla zona dei fantasmi e delle immagini fantasma. In poesia, i Nobel anglosassoni Heaney e Walcott stanno facendo ciò che fecero Carducci e D’Annunzio da noi. Quanto alla narrativa, il lavoro che la mia generazione ha compiuto sui generi non mi pare reperibile altrove. Questo lavoro ha prodotto spiazzamenti di immaginario formidabili. Non sto a fare nomi, perché escluderei sicuramente qualcuno per dimenticanza non voluta, ma segnalo come un romanzo epico qual è ‘Le rondini di Montecassino’ di Helena Janeczek (edito da Guanda) sia una narrazione di livello perlomeno europeo, capace di scardinare e ricomporre la nozione di epica in età contemporanea”.

Genna a parte, se la sente di prevedere qual è lo scrittore italiano contemporaneo di cui si parlerà tra un secolo?
“Detto che sinceramente e non per posa mi ritengo uno scrittore secondario, non credo che tra un secolo gli umani usufruiranno di una concezione di storia e di canone come quella da cui noi proveniamo. La letteratura è pronta a ribaltamenti almeno quanto la specie. Poi: ci sono molti autori che mi sembrano davvero meritare di essere letti in un futuro, indipendentemente dal fatto che rappresentino o meno il nostro presente”.

Cosa pensa della ‘moda’ degli esordienti?
“Che in molti abbiamo lavorato negli anni per permettere accessi in esordio alle realtà editoriali e che ciò si è rovesciato in una moda. Per quanto concerne la qualità media della scrittura di esordio, dipende molto dagli editor che lavorano sui debuttanti, a questo punto. Poi: ci sono esordi folgoranti ed esordi che lasciano freddi. Non credo si possa esprimere una sentenza generale o definitiva. Mi limito a segnalare l’interesse economico e distorsivo, da parte dell’industria editoriale, su questi scrittori. Faccio un esempio: Lara Cardella, anni e anni fa esordì con ‘Volevo i pantaloni’, bestseller di sapore anche civile, in qualche modo. Cosa è successo all’autrice che debuttò allora? Chi legge quel romanzo oggi? Quando si pensa all’industria editoriale, bisogna a mio parere mettersi in una prospettiva di medio o lungo termine, essendo consapevoli che una casa editrice non è una balia che protegge né un ente mecenatesco (il che mi sembra un grosso peccato dei nostri tempi): è un’impresa, sia pure culturale, e un’impresa deve fare utili”.

emanuele tonon
Tonon su Affaritaliani.it:
leggi qui l'intervista di
Tonon al suo "mito" Moresco,
oltre a 5 sue poesie
inedite, alla prima recensione
uscita sul suo romanzo e ad alcuni suoi
articoli pubblicati in esclusiva...
Di recente lei si è molto speso per un autore debuttante defilato e controcorrente, Emanuele Tonon, che per Isbn ha pubblicato “Il nemico” (il 16 giugno prossimo alla libreria Centofiori di Milano alle ore 19 Genna presenterà il primo libro di Tonon): Perché il suo romanzo l'ha colpita così tanto?
“Ho conosciuto Emanuele Tonon a un seminario su ‘Male e letteratura’. Non sapevo del suo debutto presso Isbn. Mi sono comprato il suo ‘romanzo eretico’ al tavolino di vendita a fondo sala e non per gli affondi che questo impressionante scrittore friulano aveva lanciato nella discussione. Ho letto ‘Il nemico’ in due notti: il romanzo è diviso in due parti – una notte per parte. Insieme a Giorgio Vasta e a Demetrio Paolin, ritengo quello di Emanuele Tonon il più importante parto di una nuova voce e di un nuovo sguardo nella nostra narrativa contemporanea. A parte l’abisso filosofico e teologico che si spalanca in questo romanzo, a parte il tremolio e il sisma violento di un corpo lanciato al contempo contro la morte e contro la vita, a parte il ritmo linguistico, cangiante e variabile e molto prossimo – in certi sensi – a quello di Antonio Moresco, c’è una cifra tremenda che mi impressiona in questo autore: è la sua prossimità al tragico, la sua familiarità con ciò che è radicale e ultimativo – il disperato, prometeico urlo con cui chiede alla verità di manifestarsi e ai propri occhi di strappare il velo che gli impedisce di essere quella verità”.

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