Schillaci ad Affaritaliani.it: "Gli scrittori italiani? Si ispirano troppo a modelli americani"

IL PERSONAGGIO/ "Ho voluto guardare al passato per capire dove ha avuto origine la rovina dell'Italia di oggi. Nella Palermo del 1948 ho trovato un nervo scoperto della nostra identità". Giuseppe Schillaci con "L'anno delle ceneri" (Nutrimenti) si è rivelato come uno degli esordienti più interessanti degli ultimi mesi. Lo scrittore e regista di documentari si racconta a tutto campo con Affaritaliani.it: "Devo tanto alla letteratura italiana, un enorme patrimonio spesso dimenticato da alcuni nostri autori contemporanei che guardano alla letteratura americana come unico modello". E rivela: "Il mio secondo libro avrà a che fare con il numero due...". L'INTERVISTA

Giovedì, 3 giugno 2010 - 08:16:00

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di Antonio Prudenzano

Giuseppe Schillaci Nutrimenti
La copertina

Nell'anno degli esordienti, il romanzo di debutto di Giuseppe Schillaci, "L'anno delle ceneri", rappresenta una delle uscite più interessanti. Palermitano classe '78, Schillaci è anche un apprezzato regista di documentari (nel 2009 ha vinto il premio speciale della giuria al Torino Film Festival con il documentario "The Cambodian Room"). Affaritaliani.it lo ha intervistato.

Il suo primo romanzo è ambientato nella Palermo del 1948. Come ha ricostruito quell'epoca? Come nasce questo suo libro d'esordio?
"Il 1948 è l'anno delle ceneri, le ceneri di oggi intendo. Ho voluto guardare al passato per capire dove ha avuto origine la rovina del mio tempo, del 2010, dell'Italia di oggi. Nel 1948 ho trovato un nervo scoperto della nostra identità. In quell'anno ci sono state le prime elezioni della Repubblica dove si sono delineate le dinamiche sociali e politiche che ancora oggi governano l'Italia: Dc, americani e poteri più o meno occulti in funzione anticomunista. Ho quindi scavato nelle origini, tra le luci e le ombre della mia identità, infatti il romanzo è ambientato nella borgata dove sono nato, è intriso di storie di famiglia, racconti orali, credenze popolari di una Sicilia arcaica e oscura. Un mondo dove il potere politico e quello familiare, il potere mafioso e quello magico si confondono, regolano la comunità e il territorio facendo leva su paure,  oracoli, proibizioni, e dove l'ingiustizia, la libertà, la condanna sono questioni al contempo private e pubbliche".

Qual è il suo rapporto con la letteratura siciliana del passato?
"Un rapporto intenso, profondo, consolatorio e perturbante. Chiamo "zii di Sicilia" gli scrittori che hanno fatto di questa terra teatro e metafora della condizione umana. In genere, poi, devo tanto alla letteratura italiana, un enorme patrimonio spesso dimenticato  da alcuni nostri autori contemporanei che guardano alla letteratura americana come unico modello".

Quali sono gli autori che più hanno influenzato il suo stile letterario?
"Brancati, Bolaño e Landolfi".

Quando scrive viene influenzato anche dall'immaginario cinematografico? 

Giuseppe Schillaci Nutrimenti
Giuseppe Schillaci

"Certo, per chi è cresciuto con le immagini in movimento è impossibile non esserne influenzati. Il confronto tra questi due universi linguistici può essere fecondo e sicuramente ha cambiato il modo di fare letteratura".

Le è spiaciuto che il suo libro non sia tra i 12 finalisti del Premio Strega?
"E' stata una gradita sopresa la prima candidatura, ma l'ammissione alla dozzina sarebbe stata un miracolo".

Lei è anche un apprezzato regista di documentari. Sta lavorando a qualcosa di nuovo?
"Sì, dopo l'incoraggiante accoglienza ai festival di 'The Cambodian Room' sul fotografo eretico della Magnum Antoine D'Agata, sto lavorando a un nuovo documentario che dovrebbe essere pronto per i primi mesi del 2011".

A quando il suo secondo libro?
"La storia che ho in mente ha a che fare con il numero due".



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