'Do voce a tutte le moralità del mondo'
Herman Koch si confessa con Affari

Sabato, 23 gennaio 2010 - 10:00:00

La Cena (Neri Pozza)

Due coppie sono a cena in un ristorante di lusso perché devono affrontare un argomento spinoso: il futuro dei loro figli. Michael e Rick, quindici anni, hanno picchiato e ucciso una barbona mentre ritiravano i soldi da un bancomat. Le videocamere di sicurezza hanno ripreso l’episodio e sono state trasmesse in televisione, ma loro non sono ben visibili. Paul Lohaman, il padre di Michael, si riconosce nel figlio perché hanno entrambi un’attrazione per la violenza, ma si sente responsabile e non può permettere che trascorra la sua vita in carcere. Serge, il fratello di Paul, è candidato ad essere il prossimo Primo Ministro. Se l’omicidio verrà scoperto, la sua carriera tracollerà, meglio ritirare la candidatura. Ma Babette, la moglie di Serge, non vuole rinunciare alla carriera politica del marito. Claire invece, la moglie di Paul, vuole proteggere il figlio a qualsiasi costo. Cosa saranno capaci di fare le due coppie per difendere i loro figli?

Di Anna Casanova

Lo scrittore olandese Herman Koch ha appena pubblicato un libro“La Cena” duro, spiazzante, politicamente scorretto, che porrà al lettore molti dubbi e perplessità, innescherà discussioni e prese di posizione. Le scelte dell’autore non sono sempre condivisibili, ma hanno avuto il coraggio di stanare certi pregiudizi e razzismi striscianti della borghesia olandese, ma potremmo dire in generale, della società contemporanea. Infatti Herman Koch affronta un tema scottante, alla ribalta delle cronache non solo italiane: la violenza e uccisione di una senza tetto da parte di due ragazzini quindicenni. Il libro ha scatenato accesi dibattiti in Olanda, vendendo in pochi mesi oltre 250mila copie e si è rivelato il caso editoriale dell’anno scorso, tanto da vincere il Premio del pubblico 2009.

Herman Koch, in questi giorni in Italia, ha incontrato Affaritaliani.it a cui ha spiegato come è nato questo romanzo. “ Ho scelto questo tema per un fatto di cronaca successo a Barcellona dove ho vissuto. Due ragazzini avevano ucciso una barbona mentre stava dormendo in un bancomat e sono stati ripresi dalla telecamera della banca. Mi sono chiesto che cosa avrei fatto io. Non mi sono identificato con la vittima, ma mi sono domandato: cosa farei, in quanto padre, se vedessi mio figlio compiere quell’atto. Per rispondere a questa domanda ho iniziato a scrivere il libro”.

Mi ha colpito la reazione dei genitori protagonisti del romanzo. Invece di preoccuparsi del perché dell’atto di violenza del figlio si preoccupano di non dare scandalo, di mantenere l’immagine di una famiglia felice e normale. Quanto è diffuso questo atteggiamento tra i genitori degli adolescenti? E’ spiazzante questa assenza si morale tra i personaggi…
Penso che sia la reazione normale di qualsiasi genitore nel momento in cui accade qualcosa al proprio figlio: si tenta in primo luogo di aiutarlo. Non penso che sia un atteggiamento tipico degli olandesi penso sia abbastanza generalizzato tra i genitori. Sì, c’è una mancanza di moralità nel libro. Ma in realtà quello che ho voluto fare era semplicemente dare voce alle diverse opinioni che possono nascere di fronte ad un episodio di questo tipo. Non era mia intenzione dare ragione a nessuno dei personaggi o prendere le parti di qualcuno. Forse una risposta morale da parte dei personaggi c’è: il politico ( ndr. Serge Lohman, padre di Rick) che vorrebbe denunciare il proprio figlio e ritirarsi dalla corsa per diventare primo ministro. Alcuni potrebbero dire: è questa la risposta morale. Altri invece potrebbero preferire pendere le parti di Paul ( ndr. fratello di Serge e padre di Michael). Credo che l’obiettivo di uno scrittore sia di dar vita ad un dibattito, ad una discussione solo dopo che il libro è stato pubblicato.

Scopriamo che Paul, il padre di Michael, soffre di disturbi mentali che lo portano ad essere violento. E’ una famiglia con dei problemi che cercano di rimuovere, di non affrontare…
Si è vero, per quanto comunque la malattia del padre non sia molto grave. La potremmo definire un piccolo disturbo. Il padre ha delle fantasie violente, lo scoppio di violenza forte però c’è solo una volta quando il padre ha lo scatto d’ira contro il preside. Non la definirei una famiglia problematica anzi la definirei una famiglia felice in cui il padre ha questo piccolo disturbo. Penso ci siano tante persone che potrebbero vederla come lui.

I ragazzini protagonisti del romazo, Rick e Michael, riprendono l’aggressione e uccisione della senza tetto con il cellulare e la mettono su Youtube. Quale responsabilità ha la tecnologia rispetto alla solitudine dei ragazzi?
Non penso che la tecnologia sia responsabile. Penso soltanto che la tecnologia sia una nuova scoperta ,una modalità a disposizione di tutti. Non fa altro che offrire nuove possibilità, come per esempio nella costruzione di armi. Una volta, durante la scuola, è accaduto questo a mio figlio: hanno ripreso uno scoppio d’ira di un loro professore. Ho visto questo video e in quanto padre e pedagogo ho detto, non va bene non bisogna fare cose del genere, però in fondo alla fine ho riso anch’io come ha riso il personaggio principale del libro quando ha visto che i ragazzini tiravano della spazzatura sulla barbona.

L’aver lavorato in televisione ha influenzato il suo stile narrativo?
Sì la mia scrittura è stata influenzata dal lavoro che ho svolto in televisione tanto che adesso concepisco un libro più come una sceneggiatura cinematografica. Se il mio libro dovesse essere trasformato in un film però eliminerei tutti i flashback perché in un film sono irritanti e se dovessi scegliere un regista mi piacerebbe Martin Scorsese.

Altro tema che affronta nel libro è il pregiudizio nei confronti dei ragazzi di colore. I genitori di Michael non sono ben disposti nei confronti di Faso, il nipote del Burkina Faso adottato. E’ nero e quindi per loro cattivello e furbetto. Che atteggiamento hanno gli olandesi o barcellonesi, visto che ha abitato anche lì, nei confronti degli africani?
Il razzismo esiste ovunque. Uno dei temi che ho trattato nel libro è l’atteggiamento che si ha nei confronti degli africani. Si pensa che queste persone debbano essere in ogni caso aiutate, protette quindi ci si sente superiori. Però in realtà bisognerebbe pensare che non sempre sono delle vittime che devono essere aiutate. Nel libro non si parla di razzismo quotidiano, ma del razzismo paternalistico per cui si vuole proteggere, costi quel che costi, una persona di colore perché in fondo si pensa che sia inferiore a noi.

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