Il caso-Battisti torna a dividere gli intellettuali. Biondillo e Carlotto non cambiano idea...

IL CASO/ Esce per Sperling & Kupfer "Gli amici del terrorista. Chi protegge Cesare Battisti" del conduttore de "La Zanzara" (Radio24) Giuseppe Cruciani. E si torna a parlare anche dell'appello firmato da decine di intellettuali e promosso nel 2004 dal blog Carmilla in difesa di Battisti, condannato all'ergastolo per quattro omicidi, senza aver mai scontato la sua pena (evaso dal carcere nel 1981, si è rifugiato prima in Francia e poi in Brasile). Massimo Carlotto (uno dei firmatari) ad Affaritaliani.it: "L'ho conosciuto e non credo sia colpevole. Il suo processo è da rifare. Non rinnego la mia firma a quell'appello"... E Gianni Biondillo (anche lui firmò): "A un certo punto determinati discorsi vanno chiusi, prima o poi la storia deve finire..."

Mercoledì, 26 maggio 2010 - 11:16:00

Cesare Battisti
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di Antonio Prudenzano

L'uscita per Sperling & Kupfer de "Gli amici del terrorista. Chi protegge Cesare Battisti" del conduttore della "Zanzara" (Radio24) Giuseppe Cruciani torna inevitabilmente a far parlare del caso-Battisti e del discusso appello firmato da numerosi intellettuali italiani nel 2004 in difesa di Battisti e promosso da Carmilla.

Cruciani ripropone la complessa vicenda partendo dai fatti: più di settanta giudici si sono occupati di Cesare Battisti, in nove processi. Il primo è iniziato nel 1981, l'ultimo è terminato nel 1993. Battisti è stato condannato all'ergastolo per un numero impressionante di rapine, ma soprattutto per quattro omicidi, senza aver mai scontato la sua pena. Evaso dal carcere nel 1981, si è rifugiato dapprima in Francia, poi in Brasile. Questa la cronaca. Poi ci sono le opionioni: se per molti è un assassino che merita di essere estradato e di pagare il conto con la giustizia italiana, per altri (una minoranza, formata soprattutto da intellettuali, non solo italiani) Battisti è una vittima innocente. Cruciani definisce questi ultimi "una lobby", e nel libro smonta punto per punto le tesi dei difensori dello scrittore (sì perché, soprattutto in Francia, Battisti è famoso soprattutto per i suoi libri).

Massimo Carlotto
Massimo Carlotto

Si citava prima l'appello del 2004 di Carmilla. All'epoca lo firmarono, tra gli altri, Roberto Saviano (che poi ritirerà la sua firma), il poeta Nanni Balestrini, scrittori come Giuseppe Genna, il premio Strega Tiziano Scarpa, Erri De Luca e Massimo Carlotto. Affaritaliani.it ha sentito proprio Carlotto: "Non rinnego la mia firma a quell'appello. La mia opinione è chiara, sono convinto che i processi in contumacia vadano ricelebrati perché non hanno valore giuridico. Ho conosciuto personalmente Cesare Battisti quando era in Francia e sinceramente l'idea che sia stato un terrorista mi risulta difficile da accettare". Carlotto, amatissimo autore di bestseller (l'ultimo è stato "L'amore del bandito", nuovo episodio della saga dell'Alligatore), ha alle spalle una vicenda giudiziaria a sua volta complessa e in parte paragonabile a quella di Battisti: il 20 gennaio 1976 venne uccisa a Padova, nella sua casa con 59 coltellata Margherita Magello, una studentessa 25enne. Carlotto, all'epoca 19enne studente e militante di Lotta Continua, scoprì per caso la vittima e andò subito a informare i Carabinieri della tragedia. Fermato, fu arrestato e imputato di omicidio. Nel primo processo fu assolto per insufficienza di prove, ma l'appello lo condannò a 18 anni e la pena fu confermata dalla Cassazione nell' '82. Come Battisti fuggì in Francia e in seguito Messico. La sua latitanza durò tre anni: catturato dalla polizia locale tornò in Italia. Anche per Carlotto ci furono appelli e raccolte di firme. Nel 1993 il Presidente della Repubblica Scalfaro gli concesse la grazia. Carlotto, sempre sul caso-Battisti, aggiunge: "Sono profondamente convinto che almeno uno degli omicidi non possa averlo commesso. Per il resto non posso giudicare. Va anche detto che in quegli anni la giustizia andava un tanto al chilo. Coi terroristi pentiti è successo di tutto...".

gianni biondillo
Gianni Biondillo

Tra i firmatari dell'appello di Carmilla del 2004 c'era anche lo scrittore-architetto (tra le anime del blog collettivo Nazione Indiana) Gianni Biondillo. A distanza di sei anni Affaritaliani.it l'ha risentito sulla questione:  "Quell'appello lo rifirmerei anche oggi, non ho cambiato idea. Il problema per me non è mai stato quello di difendere Battisti a nome di una presunta lobby. Non mi sostituisco certo ai giudici, non è il mio mestiere. Per capirci, non ho problemi ad accettare l'idea che Battisti possa o non possa essere colpevole. Ognuno, come capita in questi casi, all'epoca firmò dando un senso differente alla propria firma. E ciò dimostra che quello fu un appello democratico e non lobbystico come lo stanno spacciando. Il senso della mia firma era un altro: anche in Italia va fatta una pacificazione, come è avvenuto in Sudafrica e in Irlanda del Nord ad esempio, dove hanno capito che a un certo punto determinati discorsi vanno chiusi, ma prima, a differenza nostra, se la sono raccontata tutta. Prima o poi la storia deve finire. Portiamo avanti queste questioni da 40 anni senza mai risolverle una volta per tutte. E' il momento che tutto passi nelle mani degli storici, e dei giudici naturalmente, sennò ci porteremo dietro questo clima rancoroso, di violenza irrisolta, chissà per quanto tempo ancora". Biondillo poi aggiunge: "Mi rendo conto che la mia è una posizione molto particolare. Voglio precisare che non sono affatto per il colpo di spugna, anzi. Ma ci sono omicidi che ancora oggi pesano sulla sorte dell'Italia, e mi riferisco ad esempio a tanti crimini commessi dalla mafia, e quindi vanno affrontati. Invece il terrorismo, sia di sinistra sia di destra, appartiene definitivamente al passato. Parliamo di una generazione che ha perso".

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