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Culture
Ilaria Bifarini parla del pericolo neoliberista

Ieri sera, presso la libreria Horafelix a Roma, si è tenuta la presentazione del libro di Ilaria Bifarini, “Neoliberismo e manipolazione di massa. Storia di una bocconiana redenta.”, presenti l’economista Nino Galloni e Arnaldo Vitangeli.

Il libro -in testa alle vendite Amazon-si propone di individuare i meccanismi che soggiacciono alla manipolazione delle masse termine spesso abusato, ma che riacquista una nuova luce e credibilità riferendolo ad un fondamentale testo del ‘900 di Gustave Le Bon, “Psicologie delle folle”, che era -per ovvi motivi- tra i preferiti da Benito Mussolini, Adolf Hitler e Giuseppe Stalin.

La Bifarini presenta la tesi di una vera e propria strategia che a livello mondiale ha come scopo una influenza sociale tramite la “manipolazione dell’informazione” e con questo termine non si intendono solo le cosiddette fakenews ma anche il processo di orientazione delle masse tramite l’utilizzo di un codice comunicativo stereotipato ed estremamente ripetitivo. Quindi non si tratta di una dottrina ingenua complottista ma -secondo l’autrice- di una vera e propria strategia comunicativa.

La Bifarini si è laureata a pieni voti in Economia alla Bocconi, ha fatto un master alla Sioi e poi un corso sul liberismo alla Fondazione Einaudi e quindi sembrava avviata ad una classica carriera da manager rampante, ma nel suo percorso formativo sul lavoro si è resa conto -come riporta nel libro- di quanto “fosse ingannevole la rappresentazione neoliberista”. Il libro risulta essere anche un caso editoriale perché auto pubblicato e senza sponsor.

L’autrice denuncia quindi non solo il meccanismo tecnici che sono dietro a quella che pare sempre più strutturata come una “religione economica” ma anche e soprattutto l’atmosfera culturale che permea la nostra civiltà e la porta più o meno inconsciamente a certe scelte. Ed in effetti, a ben guardare, esiste proprio un forte mainstream che parte degli Usa, specificatamente dalla Silicon Valley, fondato sul Web e sui Social, come Facebook, Twitter, Instagram e similari che ha cambiato a livello globale la percezione critica degli avvenimenti. Intorno a questi immensi business finanziari c’è poi la tentazione di “dirigere” l’opinione pubblica mondiale creando ricchezza smodata per pochi, le cosiddette élites, e povertà per molti, il cosiddetto “popolo”. Dietro ci sono finanziamenti economici rilevanti come quelli che George Soros elargisce in Occidente a piene mani e che servono a creare consenso culturale tra la massa e qui il libro di Le Bon è più che mai attuale.

Nino Galloni che ha scritto l’introduzione al libro ha riproposto le sue tesi economiche e fatto qualche considerazione sull’attuale governo che rappresenta la voglia di cambiamento, ma che è ancora lontano da risultati concreti.

 

INTERVISTA A ILARIA BIFARINI

 

D: Il suo libro” Neoliberismo e manipolazione di massa”, sta avendo un grande successo. Di cosa parla?

R: È un libro che descrive in forma semplice e comprensibile come il neoliberismo abbia prodotto una società massificata che ci rende schiavi inconsapevoli di una certa visione del mondo, quella propagandata dal mainstream. E’ un’ideologia totalizzante, che reprime la formazione di un pensiero critico e indipendente da parte dell’individuo, mentre premia l’adesione conformistica alla narrazione dominante.

 

D: Il discorso del suo libro è più di destra o di sinistra?

R: Io supererei questa dicotomia destra/sinistra e direi che la contrapposizione nella società attuale è tra liberisti e keynesiani, quelli che credono solo nel mercato e quelli che credono nel ruolo attivo svolto dallo Stato.

 

D: In effetti il discorso è complesso. C’è stato Ronald Reagan e Margaret Thatcher che erano di destra, ma anche Bill Clinton e Barack Obama che erano di sinistra. Per non parlare poi del sovranista di destra Donald Trump anti-liberista…

R: Secondo me, soprattutto nel caso di Clinton e Obama, la destra liberista si è impossessata della sinistra e ha attuato politiche economiche neoliberiste, a favore della finanza e delle grandi corporation. Mentre per alcune battaglie politiche è rimasta più o meno fedele alla sua origine, dando però priorità ai cosiddetti “diritti cosmetici”, ossia quelli civili, rispetto agli ormai dimenticati diritti sociali. Trump dal punto di vista della politica economica sta facendo cose egregie per la sua nazione, ad esempio recuperando posti di lavoro che le politiche neoliberiste avevano delocalizzato all’estero. Rappresenta dunque un punto di rottura per il sistema neoliberista.

 

D: Che ne pensa della “intellighenzia californiana” che dalla Silicon Valley governa il mondo? E cioè, in che modo il Web si fa promotore del neoliberismo?

R: La Silicon Valley ha un ruolo determinante nelle politiche liberiste, ma non bisogna credere che sia nato tutto dall’iniziativa privata. I giganti californiani hanno ricevuto consistenti aiuti pubblici, ma è celebrato falsamente come esempio di successo del libero mercato.

 

D: Tuttavia la “religione del Web” ha fatto breccia in tutto il mondo e trova nell’onnipotenza dei Social un pericoloso Moloch. Si è creato una temperie culturale fatta di Start-up o di app anche per soffiarsi il naso…

R: È un modo del neoliberismo per esprimersi compiutamente a livello globale e immediato.

 

D: E qui si viene alla politica. Che rapporto c’è tra neoliberismo e sovranismo?

R: Il sovranismo, che si è espresso a livello politico direi mondiale, è una reazione al modello neoliberista, ai suoi riti alle sue finzioni.

 

D: Veniamo alla politica nostrana. Che ne pensa del reddito di cittadinanza?

R: È una misura che aiuta una parte della popolazione, quei cinque milioni di italiani che sono in povertà assoluta e quei giovani disoccupati privati di un futuro, ma deve essere agganciata a investimenti pubblici produttivi. Penso ad esempio al territorio. Il rischio idrogeologico, faccio un esempio, è un grande problema italiano. Perché non mettere risorse pubbliche e generare occupazione?

 

D: Sulla flat tax che ne pensa?

R: Ritengo che le imprese siano iper tassate, e dunque sia fondamentale un alleggerimento e una semplificazione fiscale, ma che al tempo stesso occorra assicurare un criterio di progressività al fine di redistribuire la ricchezza, in un’epoca caratterizzata da enormi disuguaglianze.

 

 

 

 

 

 

 

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