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Culture

In replica all'articolo di Alessandro  Bertirotti "Don Gallo, le parole e le azioni"

di Silvia Molè

 

(…) Certamente, un uomo conscio del proprio valore, dell’efficacia della propria comunicazione e partecipe accorato dei dolori del mondo, specialmente delle difficoltà degli ultimi. Con lo stesso cuore per gli ultimi, dimostrava acredine per i primi, per coloro che avevano ottenuto molto dalla vita, almeno a lui così sembrava (…)

Spontaneo viene il parallelo con l’ “odio” di cui parla Berlusconi, odio del quale egli afferma essere vittima. Eppure vi è una precisa differenza tra odio e legittima indignazione (L’indignazione potrebbe essere definita come una risoluta ribellione a quanto offende la dignità propria o altrui, una reazione forte e decisa, carica di emozionalità a seguito di quella che viene sentita e valutata come ingiustizia. L’odio può prendere le mosse sia da un’ingiustizia reale che da un’ingiustizia fittizia, laddove il fine principale non è quello di ricostituire un ordine o un equilibrio, di creare reciproca comprensione, bensì quello di annientare fisicamente o spiritualmente l’ “avversario”).

Gesú non odiava ma si indignava eccome. E sul tema ricchezza si espresse a mio avviso assai chiaramente, come molti Padri della Chiesa. A ció si aggiunga che la carità o qualsiasi tipo di vicinanza ai bisognosi non solo è inutile ma addirittura dannosa qualora non accompagnata dalla lotta per il diritto, la caritá in tal senso puó ucciderlo. Da cui l’immensitá di Don Gallo, nelle parole e nelle azioni, e proprio per questa combinazione, sulla stessa scia dell’immenso Don Lorenzo Milani. Si noti come il brano riportato miri inoltre a delegittimare, attraverso un appeal to emotion, concrete e ahimé attualissime esigenze di una piú equa distribuzione della ricchezza.

La religione si riduce talora a cavalli di battaglia consistenti in pure formalità, che Gesú nella Sua opera di profondo rinnovamento contrastó, o magari ad invettive vertenti su omosessuali (sempre esistiti) e similari questioni, di cui nei Vangeli si fatica a trovar traccia. Il nuovo Papa pare aver nuovamente ristabilito gli equilibri. Possiamo volentieri sospendere, modificare o prescrivere le condanne per Berlusconi e altri peccatori, ivi compresi noi stessi, o perdonare (in caso di sincero pentimento, laddove l' "io mi pento" non é sufficiente) . “Sospendere “ anche il "giudizio" mi pare tuttavia eccessivo, nonché una scappatoia pseudorelativista .

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don galloparoleazioni
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