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ValeriaMontaldi

Valeria Montaldi ha esordito nel 2001 con "Il mercante di lana". Sono seguiti "Il signore del falco" (2003) e "Il monaco inglese" (2006), entrambi finalisti al Premio Bancarella, "Il manoscritto dell’imperatore" (2008) e "La ribelle" (2011). Affaritaliani.it l'ha intervistata in occasione dell'uscita del suo nuovo libro.

"La prigioniera del silenzio" (Rizzoli), è ambientato nella Venezia del 1327, alle soglie della tremenda epidemia di peste. La protagonista, la ricca Giulia Bondimier, si innamora  di un setaiolo ebreo, un amore "vietato" dai costumi del tempo. Una gravidanza inattesa la costringerà a cambiare vita... Com'è nata l'idea della trama?
"L’idea è nata a poco a poco, come mi accade spesso, ma ben radicata nel voler raccontare ancora una volta una storia di donne. Donne vessate, obbligate a rinunciare alle proprie volizioni e ai propri diritti, ingabbiate loro malgrado in spazi capaci di precludere qualunque scelta personale. La vita della donna del '300 seguiva percorsi già dati: la docile e obbediente propagazione della specie, nel caso dell’aristocratica, lo sfruttamento come mera forza lavoro, se si trattava di una popolana. Su queste basi, identiche nell’intera Europa medievale, ho deciso di dar voce a due protagoniste che, sebbene diverse per estrazione sociale, sono costrette alla medesima, lacerante sofferenza: quella di rinunciare ai propri figli, per non turbare l’ordine precostituito. Una situazione dolorosa e ingiusta che, nonostante siano passati secoli, rimane attuale: forse meno percepibile nel nostro occidente globalizzato, ma purtroppo evidentissima in quello che, con colpevole leggerezza, siamo abituati a chiamare il sud del mondo".

ValeriaMontaldi

In Italia si legge poco, e tra i lettori "forti" le lettrici rappresentano la maggioranza: è per questo che nella sua attività di narratrice si concentra su avvincenti (ed emozionanti) storie "al femminile"?
"Il fatto che le lettrici sopravanzino di gran lunga i lettori non fa che confermarmi nella mia ipotesi: le donne, quelle che riescono a rubare qualche ora del loro tempo prezioso per dedicarlo alla lettura di narrativa, dimostrano di essere curiose, di non temere l’identificazione con personaggi di fantasia. Dimostrano, insomma, di voler conoscere, sperimentare, confrontarsi e, in qualche caso, riconoscersi in una storia che, a ben vedere, potrebbe assomigliare a quella che loro stesse stanno vivendo. Ciò premesso, so di avere anche molti lettori uomini che, come le loro compagne, apprezzano le mie storie e il modo in cui sono scritte. Il che significa che non è tanto il sesso del fruitore a determinare la scelta del libro, quanto la trama di quello che si sta leggendo: se è ben costruita e plausibile, riesce a catturare l’attenzione di chiunque".

I suoi romanzi sono pubblicati anche all'estero (Spagna, Francia, Germania, Portogallo, Brasile, Serbia, Grecia...): ha avuto modo di verificare se l'approccio dei lettori esteri nei confronti delle sue storie è diverso rispetto a quello dei lettori italiani?
"Il feed-back dei lettori stranieri è molto gratificante e del tutto simile a quello che ricevo dai lettori italiani. L’unica differenza è che, come è risaputo, all’estero si legge molto più che da noi, il che non conforta certo noi autori nati e cresciuti, anche in senso professionale, qui in Italia. Ma non importa: il mestiere della scrittura è troppo coinvolgente per chi lo pratica, per essere abbandonato".

Quali sono gli autori contemporanei che legge più volentieri?
"Qualunque autore, sia esso italiano o straniero: che scriva un mistery, un romanzo di formazione, una saga familiare, un memoir, una storia intimista, è accolto con interesse nella mia biblioteca personale. Con un paio di discriminanti, però: la scrittura deve essere curata e la storia narrata plausibile. In assenza di queste due caratteristiche, irrinunciabili per me, la lettrice che sta dietro alla scrittrice non riesce a portare a termine la lettura".

Cosa può anticiparci sulla trama del suo prossimo romanzo?
"Per ora, nulla, né ambientazione, né periodo storico: la sola anticipazione che mi sento di dare è che, con ogni probabilità, nel mio prossimo romanzo saranno ancora i personaggi femminili a determinare la trama. E’ una battaglia piccola, la mia, lo so bene, e condotta solo sulle pagine  di un libro, ma è l’unica che sono in grado di combattere per cercare di restituire dignità alla figura della donna. Una dignità ancora troppo spesso ignorata e disattesa".

@PrudenzanoAnton

 

Tags:
valeria montaldivaleria montaldi intervistarizzoli
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