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Culture
Intesa Sanpaolo, alle Gallerie d'Italia al via la mostra su arte e tecnologia

Intesa Sanpaolo, alle Gallerie d'Italia al via la mostra su arte e tecnologia.

La mostra "DALL’ARGILLA ALL’ALGORITMO. Arte e tecnologia" apre al pubblico delle Gallerie d’Italia di Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, dal 31 maggio all’8 settembre 2019. 

Direttamente dalle collezioni di Intesa Sanpaolo e del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea,  la mostra è realizzata in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria, con il coordinamento di Gianfranco Brunelli.

Con 71 opere, di cui 43 provenienti dalle raccolte d’arte di Intesa Sanpaolo, 22 da quelle del Castello di Rivoli, incluse opere in comodato al Castello di Rivoli dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT e dalla Fondazione Cerruti, e la presenza di 3 opere dalle collezioni della Fondazione Carisbo e 3 dalle collezioni della Fondazione Cariparo, la mostra indaga i modi in cui artisti di epoche diverse si sono relazionati con la tecnologia, con il suo fascino, con le sue utopie oppure con i suoi demoni, anticipando o riflettendo radicali cambiamenti sociali e culturali. 

La relazione tra soggettività umana, arte e tecnologia affonda le radici nei concetti arcaici definiti dai termini greci téchne, ovvero arte nel senso di saper fare, abilità, mestiere, e logos, parola, discorso, ragione.

Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: "Abbiamo dato vita alle Gallerie d’Italia con l’intento di condividere con il pubblico la bellezza dei palazzi e delle raccolte d’arte appartenenti a Intesa Sanpaolo. Grazie alle esposizioni temporanee e in una logica di reciproca valorizzazione, le nostre Gallerie sono diventate anche un luogo in cui conoscere e ammirare i capolavori provenienti dai principali musei nazionali e internazionali. Ne è significativa testimonianza la mostra Dall’argilla all’algoritmo, che riunisce oltre 70 opere dalle collezioni della Banca e del prestigioso Castello di Rivoli, a partire dalla celebre kalpis attica di V secolo a.C. fino all’installazione sonora di Cally Spooner del 2017. Il progetto è il risultato della collaborazione tra due importanti istituzioni, unite dall’impegno di preservare e promuovere i valori della tradizione, approfondendo al contempo i temi e l’arte del presente".

Fiorenzo Alfieri, Presidente del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, ha commentato: "Sono particolarmente lieto di presentare la mostra Dall’argilla all’algoritmo. Arte e tecnologia. Dalle collezioni di Intesa Sanpaolo e del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea che è intenzionalmente rivolta a un pubblico appartenente a più generazioni. Si tratta di un inedito, visionario e creativo viaggio attraverso la storia dell’arte e i modi in cui l’immaginazione degli artisti si è relazionata con la tecnologia, i suoi progressi e, talvolta, i suoi errori". 

DALL’ARGILLA ALL’ALGORITMO. Arte e tecnologia: le opere

Il percorso espositivo prende ideale avvio dalla ceramica greca, dove risplende l’Hydria attica a figure rosse (470-460 a.C.) del Pittore di Leningrado, proveniente dalla raccolta di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo. Nell’ambito della pittura europea, numerosi sono gli esempi di rappresentazioni legate alle tecnologie via via sviluppate nella produzione di oggetti d’uso comune: alcuni esempi in mostra si trovano nelle opere Cena di Emmaus (c. 1590) di Leandro Bassano e nella Costruzione del tempio di Gerusalemme da parte del re Salomone (c.1754) di Francesco De Mura

Proseguendo sul sentiero della Storia, se gli inizi del Novecento sono caratterizzati da un diffuso entusiasmo per la macchina, come ad esempio in Giacomo Balla e Umberto Boccioni - presenti in mostra con i dipinti Ricerca astratta e Officine a Porta Romana, tra le più importanti opere dalle collezioni del Novecento di Intesa Sanpaolo - i decenni successivi vedono delinearsi personalità artistiche che riflettono amaramente sul senso di annichilimento dell’umano trasformato in macchina-manichino, come nel caso della pittura metafisica di Giorgio de Chirico

L’ottimismo postbellico per la conquista di nuove dimensioni in ambito fisico e immaginario - come testimonia l’Ambiente Spaziale, 1967 (ricostruzione 1981) di Lucio Fontana - per la scienza e le sue applicazioni, si evince dallo spazialismo e dall’arte cinetica e programmata, come evidenziano le opere di esponenti del Gruppo T, dell’Arte Programmata e dell’Arte Cinetica tra i quali Gianni Colombo, Enzo Mari e Bruno Munari

Dalla fine degli anni Settanta, la diffusione di tecnologie elettroniche a basso costo permette agli artisti di impiegare video e film; l’intento è quello di immergere i visitatori in opere che riflettono su un mondo sempre più determinato dall’immagine, in cui la relazione che si sviluppa tra l’occhio elettronico e l’occhio umano diviene imprescindibile.

Nei decenni seguenti, la rivoluzione digitale, lo sviluppo della realtà aumentata e dell’intelligenza artificiale, portano alla comparsa di ulteriori linguaggi artistici, attraverso i quali gli artisti veicolano molteplici interpretazioni del mondo: la video installazione Hisser (2015) di Ed Atkins e What the Heart Wants (2016) di Cécile B. Evans ne sono un esempio.

Altre opere di altri artisti quali Grazia Toderi, Hito Steyerl, Roberto Cuoghi, Cally Spooner, dalle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea articolano ulteriormente il percorso espositivo, mostrando i molteplici punti di vista degli artisti contemporanei rispetto alle nuove tecnologie e ai loro impatti sull’essere umano. 

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