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Culture
Jan Fabre per la prima volta in mostra a Milano a settembre
1990 APE TIVOLI FOTO HiRes

BUILDING è lieta di presentare “I Castelli nell'Ora Blu”, la prima mostra personale mai ospitata a Milano dell’artista, creatore teatrale e autore Jan Fabre. L’esposizione, curata da Melania Rossi, aprirà al pubblico il 22 settembre, con installazioni site-specific presso BUILDING, e sarà arricchita da alcune appendici in spazi istituzionali della città di Milano, quali la basilica di Sant’Eustorgio e la Cappella Portinari. In mostra una selezione di lavori – in gran parte mai esposti prima perchè provenienti dalla collezione dell'artista, messi ora a disposizione del pubblico in anteprima assoluta - realizzati da Jan Fabre dalla fine degli anni Ottanta, incentrati su due temi particolarmente significativi per il maestro: i castelli e l’Ora Blu.

Disegni, collage, film e opere fotografiche compongono un percorso nell’immaginario più “romantico” e poetico, ma sempre radicale e simbolico, di uno degli artisti più interessanti della scena contemporanea. La fusione estetica ed etica delle due tematiche nel pensiero di Jan Fabre, dichiarata nel titolo della mostra, è evidente nelle opere esposte, a partire da “Tivoli” (1990), uno dei lavori che ha consacrato la carriera artistica di Jan Fabre a livello mondiale. Qui Fabre ha ricoperto completamente il castello di Tivoli (Mechelen) con fogli disegnati a bic blu, che ha lasciato trasformarsi alla luce e alle intemperie. Una vera e propria performance architettonica che l’artista ha filmato giorno e notte, realizzando un film che sarà presente in galleria.

“A volte il castello ha un riflesso porpora, a volte più rosso, poi un bagliore argenteo, per tornare quindi blu bic intenso. (Il disegno-scultura tremola e vive con i propri enigmi).”, scrive Fabre nel suo diario notturno durante la realizzazione dell’opera. La tonalità dell’inchiostro bic ricorda all’artista l’atmosfera di quell’ora speciale tra la notte e il giorno, tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte. L’ora blu, un momento di totale silenzio e perfetta simmetria in natura, quando gli animali notturni si stanno per addormentare e quelli diurni si stanno svegliando, in cui i processi di metamorfosi hanno atto. Teorizzata da Jean-Henri Fabre, considerato il padre dell’entomologia, l’ora blu ha ispirato a Jan Fabre una produzione di disegni a penna bic di vario formato, ma è soprattutto nelle opere di grandi dimensioni che l’occhio si immerge completamente nelle fitte linee blu, dove è difficile - se non impossibile - abbracciare con lo sguardo l’opera nella sua interezza. Il disegno, in questa produzione di Fabre, acquisisce dignità non solo autonoma ma anche tridimensionale, diventando scultura, architettura; non è preparazione all’opera pittorica o bozzetto per quella scultorea, ma è un’opera immersiva che rivela il sentimento più intimo, vero e istintivo del pensiero dell’artista.

Su questa idea Jan Fabre lavora sin dai suoi esordi, dalla nascita della sua “bic art”. “Voglio che i miei spettatori siano in grado di abbandonarsi all’esperienza fisica dell’annegamento nel mare apparentemente calmo dei miei disegni con la bic blu”, scrive l’artista nel 1988. Anche nei grandi formati in mostra, l’attenzione si concentra naturalmente su piccole porzioni di disegno per seguirne le linee ora più lievi, ora più marcate, oppure trova un immaginario punto di fuga negli insetti-foglia applicati sulla carta, che formano profili di torri castellane. Come di fronte al grande telo in seta che sarà esposto all’interno della basilica di Sant’Eustorgio, al cospetto delle sculture nella Cappella Portinari o nell’opera site-specific che l’artista realizzerà presso BUILDING, siamo dentro il disegno, che diviene spazio, casa, castello. Se il castello è il luogo della favola romantica per eccellenza, i castelli di Jan Fabre hanno qualcosa di diverso, sono infusi del personale romanticismo dell’artista, che si definisce “cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza”. Lo scopo primo, l’unico credo dell’artista è quello in difesa della bellezza e della fragilità dell’arte. Jan Fabre è un cavaliere contemporaneo che fa castelli in aria, castelli di carte, si riposa nel suo castello e sogna. Tivoli, Wolfskerke, Monopoli, sono i castelli su cui l’artista è intervenuto con il suo segno blu e sono rappresentati nelle opere in mostra, ammantati della luce tipica di quell’ora magica in cui possiamo sognare di possedere un castello, di essere ancora in un’epoca cavalleresca fatta di valori per cui combattere strenuamente.

La “via della spada” è “la via dell’arte”, ovvero la vera avant-garde dell’artista che, mentre sogna, disegna, scrive e inventa un universo personale partendo dalla grande tradizione che lo precede. Fabre si batte fino allo stremo delle forze in difesa dello spirito più autentico, tragico, folle ed eroico dell’artista e dell’uomo.

www.building-gallery.com


L'artista

Con una carriera che dura da quarant'anni, Jan Fabre (1958, Anversa) è considerato una delle figure più innovative nel panorama artistico internazionale. Come artista visivo, artista teatrale e autore, crea un'atmosfera intensamente personale con le sue regole, leggi, personaggi, simboli e motivi. Curioso per natura e influenzato dai manoscritti dell'entomologo Jean-Henri Fabre (1823 - 1915), Jan Fabre è rimasto affascinato in giovane età dal mondo degli insetti e altre piccole creature. Alla fine degli anni '70, durante i suoi studi presso l'Istituto Municipale di Arti Decorative e all'Accademia Reale di Belle Arti di Anversa, inizia a esplorare modi per incorporare il corpo umano nella sua ricerca. Il linguaggio visivo di Jan Fabre esiste all'interno di un mondo idiosincratico, popolato da corpi che definiscono l'esistenza naturale attraverso un atto di equilibrio permanente sulla linea sottile tra la vita e la morte. La metamorfosi e la costante interazione tra animale - umano e uomo - animale sono concetti chiave nell'eredità mentale di Fabre. Il suo universo spirituale e fisico si spiega all'interno dei suoi testi letterari e delle sue note notturne, o dei cosiddetti ‘diari notturni’.

Come artista della consilienza, unisce performance art e teatro; Jan Fabre ha cambiato l'idioma teatrale portando in scena tempo reale e azione reale. Dopo la sua storica produzione di otto ore ‘This is theatre like it was to be expected and foreseen’ (1982) e ‘The Power of Theatrical Madness’ di quattro ore (1984), ha continuato a esplorare territori sconosciuti con ‘Mount Olympus. To glorify the Cult of Tragedy’ (2015), una performance di 24 ore. Con questo spettacolo monumentale ed epico, ha riscritto la storia del teatro in varie città internazionali.

Jan Fabre gode di riconoscimenti in tutto il mondo grazie a lavori come ‘The Man who Measures the Clouds’ (1998), che può essere visto in vari siti (SMAK, Gand; deSingel, Anversa; Aeroporto di Bruxelles, 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa), il castello di 'Tivoli' a Mechelen (1990) e opere pubbliche permanenti in luoghi di rilievo, tra cui ‘Heaven of Delight’ (2002) al Palazzo Reale di Bruxelles, ‘The Gaze Within (The Hour Blue)’ (2011 - 2013) nella scala reale al Royal Museum of Fine Arts del Belgio, l'installazione di ‘The Man who Bears the Cross’ (2015) nella Cattedrale di Nostra Signora ad Anversa e, nella stessa città, le tre pale d'altare dopo Rubens, Jordaens e Van Dyck nella chiesa di St. Augustine/AMUZ. Come ‘Heaven of Delight’, anche queste pale d'altare sono realizzate con le corazze di scarabeo gioiello. Jan Fabre dipinge con la luce sostituendo la tradizionale pittura a olio con uno dei materiali più resistenti in natura. Le due famose serie di pannelli a mosaico in cui affronta la controversa storia del Belgio, ‘Tribute to Hieronymus Bosch in Congo’ (2011 - 2013) e ‘Tribute to Belgian Congo’ (2010 - 2013), sono state esposte per la prima volta per intero al Pinchuk Art Centre di Kiev (2013).

Successivamente sono stati esposte al Palais des Beaux-Arts di Lille (2013) e a 's-Hertogenbosch in onore del 500° anniversario di Hieronymus Bosch (2016).

Le personali-chiave di questo versatile artista belga comprendono ‘Homo Faber’ (KMSKA, 2006), ‘Hortus / Corpus’ (Museo Kröller-Müller, Otterlo, 2011) e ‘Stigmata. Actions & Performances, 1976-2013’ (MAXXI, Roma, 2013; M HKA, Anversa, 2015; MAC, Lione, 2016; Leopold Museum, Vienna, 2017; Centro Andaluz de Arte Contemporaneo, Siviglia, 2018). È stato il primo artista vivente a presentare una mostra su larga scala al Louvre, ‘The Angel of Metamorphosis’ (2008). Con il suo noto ensemble ‘The Hour Blue’ (1977 - 1992), ha visitato il Kunsthistorisches Museum di Vienna (2011), il Musée d'Art Moderne di Saint-Etienne (2012) e il Busan Museum of Art (2013), tra gli altri musei. Jan Fabre è stato anche invitato dal Dott. Mikhail Piotrovsky a creare un'esposizione di grandi dimensioni al The State Hermitage Museum di San Pietroburgo. Per questo progetto, intitolato ‘Jan Fabre. Knight of Despair/Warrior of Beauty’ (2016 - 2017), l'artista ha iniziato un dialogo con i maestri dell'arte fiamminga: Rubens, Jordaens e Van Dyck - le sue fonti d'ispirazione. Nel 2016, Jan Fabre è stato invitato a presentare ‘Spiritual Guards’ in tre siti storici a Firenze: il Forte di Belvedere, Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria. La sua mostra personale ‘Glass and Bone Sculptures 1977 - 2017’, è stato un evento collaterale della 57° edizione della Biennale di Venezia (2017). Attualmente, nella Valle dei Templi di Agrigento e nella cattedrale di Monreale, è in corso la grande mostra ‘Jan Fabre. Ecstasy & Oracles’, evento collaterale di punta di Manifesta 12.

Nel 2018, il lavoro di Fabre può essere visto anche alla Fondation Maeght, dove presenta una panoramica delle sue ricerche fino ad oggi sul cervello, con il titolo rivelatore: ‘Ma nation, l’imagination’. La sua continua ricerca sul cervello, che lui chiama "la parte più sexy del corpo", iniziò diversi anni fa con ‘Anthropology of a Planet’ (Palazzo Benzon, Venezia, 2007), ‘From the Cellar to the Attic, from the Feet to the Brain’ (Kunsthaus Bregenz, 2008; Arsenale Novissimo, Venezia, 2009), e ‘PIETAS’ (Nuova Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia, Venezia, 2011; Parkloods Park Spoor Noord, Anversa, 2012).

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