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Culture
“L’abiezione. I gialli del Dio perverso” di Paolo Calabrò
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di Alessandra Peluso

 

Dopo l’intransigenza, Paolo Calabrò pubblica “L’abiezione. I gialli del Dio perverso”, un singolare giallo che segue il genere in modo altrettanto particolare. Un giallo dal sapore filosofico, un po’ come lo zenzero, il metodo filosofico riesce a mandar giù i bocconi amari e a comprenderne il senso. Coinvolgente, ironico, accattivante sono le peculiarità delle storie narrate da Calabrò, una condizione estrema, per lo più fuorviante, che paradossalmente assume le caratteristiche di normalità, persino di giustizia. È qui, che si snoda la storia e la perversione di un Dio, capace di ispirare nella migliore “buona fede” le azioni più ignobili.

Anche questo giallo è ambientato nelle periferie campane: “Un’accattivante storia tra gli uffici e le sacrestie di un paesino del litorale casertano, tra la corruzione dei funzionari e il delirio di un sacro che calpesta tutto ciò che incontra sul suo cammino. Una storia inoltre, di dominazione che risale al tempo della guerra e un amore che non sembra mai essere meno che impossibile”.  Una storia dove i personaggi sembrano quelli pirandelliani, dove la realtà supera la fantasia e la quotidianità assume toni surreali.

Descrizioni semplici, dialoghi serrati che tengono il lettore in apprensione, lo coinvolgono in un’abietta realtà appunto intransigente, intollerante, la cui matassa si snoda passo dopo passo con la speranza che un Dio non perverso intervenga a raggiungere il bandolo quanto prima e ad essere in grado di capire. E si legge: «La matematica è spietata: Auriemma ha perso un collega, il boss ne ha persi due. I conti non tornano. Non ancora. “Dopo stamme pace. Senza rancore”. Evidentemente è una formula di rito. Ogni ambito ha la sua etichetta. Così come le lettere della pubblica amministrazione si chiudono sempre con cose tipo “con osservanza” – anche quando dal tono e dal contenuto è chiaro che si schifa, allo stesso modo in queste occasioni, evidentemente, si dice “senza rancore”. Ma tutti che il rancore non se ne va con una stretta di mano» (p. 151).

Paolo Calabrò, membro dell’Associazione di scrittori NapoliNoir, si dimostra abile e amabile nel raccontare i suoi “noir mediterranei”, definizione di Massimo Carlotto, che ben identifica “L’abiezione. I gialli del Dio perverso” di Calabrò. Ad ogni modo, non si è consapevoli se questa storia possa costituire un antidoto; ma, certamente, è un ottimo espediente per accostarsi alla lettura di un libro. 

Tags:
l’abiezione. i gialli del dio perversopaolo calabrò

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