L'arte della seta/ Quando un prete si innamora...

Lunedì, 1 dicembre 2008 - 18:00:00

di Ariela Baco



“Sono stato prete diocesano a Como dal 1979 e poi mi sono sposato nel 1986” racconta Ernesto Miragoli. “All’inizio ho pensato che la mia fosse una storia unica e personale. Oggi so che i preti che hanno lasciato l’abito in Italia sono circa ottomila. Tra questi sono forse il solo che ha raccontato la sua storia, che è uscito allo scoperto rivelando uno stato di disagio e di abbandono condiviso da quasi tutti quelli che hanno vissuto la mia esperienza.” Miragoli ha il timbro di voce forte e sicuro di chi è abituato a parlare in pubblico: l’oratoria imparata durante gli studi in seminario, ma anche quella necessaria per la professione che svolge ormai da molti anni come rappresentante commerciale. “Lasciare l’abito talare non è complicato: si fa richiesta, viene istituito un piccolo tribunale e poi, specialmente in situazioni conclamate… Quasi sempre un prete lascia la sua missione perché si innamora di una donna, perciò arriva ad ottenere la dispensa quando ormai vive con lei o la coppia è addirittura in attesa di un bambino.

La Chiesa generalmente non oppone grandi resistenze: ottenere la dispensa è relativamente facile. Il difficile accade tutto dopo. Fuori dall’istituzione ecclesiastica, senza casa, senza lavoro, ad un età spesso matura, la vita è dura. Non solo si avverte una solitudine morale enorme, ma c’è un aspetto pratico che incombe con tutta la sua tristezza economica.” Ernesto Miragoli vive tuttora a Como, la città in cui ha svolto anche la sua precedente missione. “Mia moglie mi dice che sono un uomo forte; che sono sempre stato un po’ anarchico e convinto delle mie idee. Probabilmente un cocciuto passionale. Però amo questa città: sono nato nel centro storico, qui continuo a vivere e addirittura a frequentare la chiesa dove prima abitavo in tutti i sensi. Non ho perduto la fede in Gesù, quella che contesto è la legge lateranense sul celibato istituita nel 1938, dagli uomini e non da Dio.” Miragoli ha ora tre figli grandi, che frequentano l’Università. “Loro non hanno problemi verso il mio passato: lo conoscono da sempre. Mia moglie ha invece vissuto con me tutto il difficile tragitto dalla scoperta dell’innamoramento alla decisione di allontanarmi da lei e dal nostro sentimento per due anni, andando a celebrare in una parrocchia di Sondrio prima di tornare e capire che qualcosa di irreversibile era accaduto.



Per me, come per molti altri, l’incontro con le donne non era mai stato un problema. Avevo frequentato tante compagnie, gli scout, molte catechiste: non provavo forti attrazioni fisiche, obbedire al voto del celibato era stato quasi naturale. E’ proprio Paola – così si chiama mia moglie – ad essere diversa.” Paola fa la casalinga. “La condizione delle donne che vivono con gli ex preti non è conosciuta: ed ancor meno conosciuto è l’emarginazione che hanno subito: da parte di tutto il contesto sociale e anche da quello familiare. Sono estromesse da una comunità che loro non hanno direttamente scelto di abbandonare. Sebbene siano le donne ad essere generalmente le prime a rivelare i loro sentimenti – incontri e innamoramenti avvengono frequentemente durante le ore di catechismo – purtroppo spesso sono anche quelle che ne vivono le conseguenze più tristi. Per esempio e paradossalmente durante il processo per la dispensa non sono né convocate né ascoltate dalla Chiesa.” Miragoli spiega infine che nonostante il progredire dei tempi e dei costumi la realtà non è migliorata: “Le gerarchie ecclesiastiche sono troppo vecchie: e non solo di età. Il sesso, il corpo , fanno ancora paura…”.

Poi torna a parlare della sue dirette esperienze: “Attualmente sono a conoscenza di almeno sei casi in cui la situazione è ambigua, segreta; la posizione del prelato non è chiara e la donna risulta quindi occupare nella sua vita  un ruolo particolare, nascosto, che lei né ha scelto né condivide: è  confinata in una condizione che definirei quasi di sfruttamento.”  Sottolinea poi: “ Ci si sofferma spesso a pensare e a parlare della fascinazione del proibito; si immaginano i primi baci rubati, ancora con la toga indosso; luoghi di incontro che odorano di incenso… ma io vorrei un serio dibattito in cui si stabilisse se e perché il celibato sia ancora necessario come scelta morale.”

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