L'editore Manni: "Il problema del Sud resta il degrado culturale"

"Il successo della 'Notte della Taranta' non può bastare. Nel Salento, a una forte crescita del turismo non corrisponde un rilancio della cultura. Trionfano semplificazione e degrado". Piero Manni, fondatore dell'omonima casa editrice leccese tra le pochissime al Sud ad avere un respiro nazionale, lancia l'allarme: "Proviamo a organizzare eventi per avvicinare il grande pubblico ai libri, ma resta il fatto che vendiamo la maggior parte dei nostri testi al Nord. E aggiunge: "Pubblichiamo 130 novità all'anno, so che sono troppe per un piccolo editore, ma è necessario per far quadrare il bilancio"

Sabato, 29 agosto 2009 - 16:32:00
libri


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di Antonio Prudenzano

Fare editoria al Sud è un'impresa per pochissimi. Non contando neppure la miriade di pseudo-editori (anche se forse sarebbe meglio chiamarli stampatori...) che pubblicano esclusivamente libri a pagamento (ma ce ne sono tantissimi anche al Centro e al Nord...), i nomi 'seri' che si possono fare sono davvero pochi: Sellerio in Sicilia, Laterza (tra Bari e Roma) e Manni a Lecce, sono alcuni di questi.

taranta

La Manni editore in particolare inizia la sua storia nella 'terra della Taranta' nel gennaio 1984 con la rivista di letteratura "l'immaginazione", che ancora oggi si occupa di ricerca letteraria. Il primo libro pubblicato è del 1985: "Segni di poesia/lingua di pace", antologia sulla pace con poesie di Cacciatore, Caproni, Leonetti, Luzi, Malerba, Pagliarani, Volponi, Zanzotto e altri. La produzione si è poi svilupputo nel settore della letteratura, con testi e saggistica; la prima collana, "La scrittura e la storia" è promossa da Romano Luperini, che ancora oggi la dirige. Nel 1997, raccogliendo gli stimoli che da diversi anni arrivavano da più parti, la casa editrice inizia un'attività di sviluppo societario e organizzativo, aumentando la produzione. Oggi, accanto alla letteratura, si occupa di sociologia, filosofia, antropologia, teatro e cinema.

Affaritaliani.it, nell'ambito della serie di interviste FARELIBRI, ha intervistato il fondatore (con la moglie Anna Grazia D'Oria), Piero Manni.

piero manni
Piero Manni
A differenza di gran parte degli editori del Sud, la sua è da sempre una casa editrice di respiro nazionale. Come ha raggiunto questo obiettivo?
"Puntando sin dall'inizio su un bacino non solo regionale. E' facile infatti lavorare sul locale e sfruttare i finanziamenti istituzionali. Più complesso, ma più affascinante, è invece guardare lontano. All'inizio, grazie all'aiuto di Maria Corti e Romano Luperini abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con autori del calibro di Malerba e Sanguineti e questo ci ha molto aiutato a entrare in contatto con gli addetti ai lavori più importanti. Nei primi anni la nostra era l'avventura di un gruppo di appassionati, quasi un divertimento. Con il passare del tempo siamo diventati più 'seri'...".

 

 


Un'immagine della costa salentina

E' più difficile essere editori indipendenti nel Meridione?
"E' dura ovunque, ma al Sud in particolare. Nell'editoria italiana è in atto un processo di concentrazione a vari livelli, compreso quello della distribuzione, e le cose si fanno sempre più complicate per i piccoli che vengono inevitabilmente marginalizzati".

I grandi gruppi vi hanno mai corteggiato?
"E' capitato, ma resteremo sempre indipendenti".

Pubblicate (comprese le riviste) circa 130 titoli all'anno. Non sono tanti per un piccolo editore? Il rischio non è contribuire al sovraffollamento del mercato?
"Sì, sono troppi, e stiamo cercando di contenerci, ma non è semplice. Dobbiamo ogni giorno stare attenti al bilancio, e se pubblichiamo tanti testi il motivo principale è trovare le risorse per finanziare i libri a cui teniamo particolarmente, che quasi sempre sono i più complicati da vendere. L'unico modo per andare avanti è mandare in libreria di tanto in tanto dei libri più commerciali".

Si parla tanto di 'nuova narrativa pugliese'. Manni ad esempio ha pubblicato il romanzo 'Maschio adulto solitario' di Cosimo Argentina, uno dei testi più significativi di questo 'movimento'...
"E in autunno uscirà 'Quasi quasi me ne torno laggiù in provincia. La nuova narrativa pugliese', a cura di Filippo La Porta, un saggio proprio su questo tema. A differenza di gran parte dei giovani scrittori italiani quasi sempre autoreferenziali, quelli pugliesi sembrano i più portati a confrontarsi in modo originale e fresco con la storia della propria terra e con le contraddizioni di questa regione".

Si parla tanto di Salento in relazione al turismo. Anche la cultura vive un grande momento nella 'terra della Taranta'?
"Purtroppo no. Il degrado culturale trionfa. A una forte ripresa turistica, non corrisponde un rilancio della cultura, e il successo della 'Notte della Taranta' non può bastare. Il dibattito su temi alti non esiste, siamo al trionfo della semplificazione. L'amministrazione regionale ha provato a fare qualcosa, ma tutto si muove molto lentamente".

E la sua casa editrice cosa fa per risvegliare dal torpore la terra in cui è nata e in cui opera?
"Organizziamo incontri e presentazioni, provando ogni volta a creare eventi che attraggano un pubblico più ampio, ma resta il fatto che vendiamo la maggior parte dei nostri libri al Centro-Nord".



 

 

 

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