La crisi, può la politica salvare il mondo? - Introduzione -

Sabato, 22 novembre 2008 - 11:07:00


Quando risparmio e investimento sono distanti, H sistema finanziario assume un ruolo di fondamentale importanza: deve raccogliere risparmio in un paese e utilizzarlo per finanziare investimenti in un altro. In altri periodi storici - negli anni cinquanta tra Europa e Stati Uniti, negli anni ottanta tra Stati Uniti e Giappone un grande divario a livello internazionale tra risparmi e investimenti non ha creato problemi; oggi invece, a causa di una serie di fattori concomítanti che analizzeremo, il sistema finanziario non è riuscito a riciclare il risparmio in modo ordinato.

Di fronte a quello che succede, la domanda che assilla l'opinione pubblica è: che cosa accadrà in Italia e nel mondo? Allo stato attuale le risposte purtroppo possono muoversi solo nel campo del probabile, perché è impossibile prevedere le evoluzioni di una situazione tanto complessa. t probabile che questa crisi venga sup'erata a prezzo di una recessione americana, forse mon-
diale, al massimo di qualche punto di Pil; di una ristru turazione (non eliminazione) della finanza; di un aument del debito pubblico in Europa e negli Stati Uniti. t ar che molto probabile che nel giro di qualche anno Pec(: nomia americana riprenderà a crescere a gonfie vele gra zie a un sistema finanziario meglio organizzato, dopo ave perso m tutto tre o quattro punti di Pil. Se si pensa ch dai primi anni ottanta l'economia americana è cresciut di quasi il 3,5 per cento all'anno, non è poi un dramma Tuttavia un rischio c'è e consiste nel fatto che errori d politica economica trasformino questa crisi in qualcos-, di paragonabile a quella del 1929. Come vedremo, è un rischio remoto ma bisogna mantenere alta la guardia perché la retorica statalista che circola di questi tempi e la difesa a oltranza della superiorità della politica ricordano molto da vicino le logiche che negli anni trenta portarono il presidente Herbert Hoover a far degenerare una crisi finanziaria nella Grande depressione.

La crisi del '29 è spesso invocata oggi come esempio dei danni che il libero mercato può arrecare all'economia reale. Ma in realtà, oggi come allora, è vero il contrario, e cioè che sono gli errori della politica a portare al collasso. Oggi il nazionalismo economico sembra tornato di moda; sono rinate tendenze protezionistiche, come spesso accade nei periodi difficili. t una concezione che va a colpire le funzioni vitali dei mercati finanziari, ignorando le leggi dell'economía. Sono soluzioni facili appunto, alcune populiste e in gran parte sbagliate.

Uobiezione che sorge spontanea è che persino gli Stati Uniti, patria del libero mercato, stanno nazíonalizzando e salvando con denaro pubblico banche e istituti finanziari; in parte è così ma, nonostante la retorica un po' grossolana utilizzata da Nícolas Sarkozy alle Nazioni Unite nel settembre 2008, questo non significa che stiamo assistendo alla fine del capitalismo. Mentre scriviamo (metà ottobre 2008) non è ancora del tutto chiara la natura complessiva dell'intervento pubblico americano; per ora basti dire che sarà temporaneo.

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