La recensione/ La sposa barocca. Sette saggi su Claudia Ruggeri

La recensione di "La sposa barocca. Sette saggi su Claudia Ruggeri" (Lietocolle)

di Alessandra Peluso

ClaudiaRuggeri

Come un sasso gettato in uno stagno, guardi la superficie pensando che sia tutto lì, e invece l’indicibile e l’invisibile è nel profondo di quello stagno: tutto si muove e riemerge proprio come è accaduto in me, nella mia anima con la lettura di una poetessa contemporanea, o meglio la poetessa - Claudia Ruggeri. Spesso capita che il genio lo si scopre dopo la morte, ahimè è una triste sorte toccata a molti artisti, così Claudia Ruggeri scompare dalla scena proprio come in una tragedia greca, senza preannuncio, portando via con sé la sua bellezza e la sua giovane età. Fortunatamente i suoi scritti sono rimasti in vita e molti critici, poeti, scrittori hanno parlato di lei, ma probabilmente non così tanto da  ricevere lodi meritate, da avere una estesa risonanza.

Come spesso accade tristemente, noi salentini tendiamo ad esaltare lo “straniero”, l’hospes, ma non l’amico in casa considerandolo invece un hostes, un nemico ostile, una personalità incombente da evitare, un pò come accade a chi non conosce se stesso e non vuole conoscersi, non si accetta, temendo che si apra un mondo sommerso da panico e si consideri un diavolo da sconfiggere ad ogni costo.

Ho avuto anch’io l’onore di conoscere i versi di Claudia Ruggeri, grazie ai saggi raccolti di Michelangelo Zizzi, Andrea Cassaro, Mario Desiati, Stelvio Di Spigno, Andrea Leone, Flavio Santi, Carla Saracino, Mary B. Tolusso, per opera della casa editrice LietoColle. Ed è encomiabile ed è un evento da esaltare come la poesia sia in questo caso in particolar modo comunicazione libera, senza confini né limiti, senza strutture né sovrastrutture: la poesia scorre come lava incandescente da Nord a Sud, dagli Appennini alle Alpi, sino al mare, il mare salentino che Claudia Ruggeri conosceva bene. Nata a Lecce, dopo aver vissuto a Napoli, ritorna nella sua città d’origine dove sceglie la morte, piuttosto di una non-vita e decide coraggiosamente di vivere, sperando che la sua scrittura diventi emblema per molte donne e testimonianza di vita per tutti. Non so in realtà se lei lo sperasse davvero, mi piace crederlo però, e penso che sia meritevole ricordarci di una siffatta poetessa, oltresì donna sofferta, viva, conflittuale, fragile e forse anche non compresa, non voluta da un amore che ha cercato disperatamente sino alla fine dei suoi giorni.

Sublimi i versi nel Lamento della Sposa barocca: «(...) T’avrei lavato i piedi / oppure mi sarei fatta altissima / come i soffitti scavalcati di cieli / came voce in voce si sconquassa / tornando folle ed organando a schiere / come si leva assalto e candore demente / alla colonna che porta la corolla e la maledizione / di Gabriele, che porta un canto ed un profilo, che cade se scattano vele in  mille luoghi (...) /  amore, / ti avrei dato la sorte di sorreggere, / perchè alla scadenza delle venti / due danze avrei adorato trenta /  tre fuochi, perchè esiste una Veste / di pace se su questi soffitti si segna / il decoro invidiato: poi che mossa un’impronta si smodi / ad otto tentacoli poichè ne escano le torture». Poesia barocca è stata definita quella di Ruggeri, ma non decadente. Addirittura borbonica secondo Flavio Santi. Una visione poetica dialogante e colta dove i suoi interlocutori possono essere spettatori più che lettori. (Mario Desiati).

Sono versi liberi - aggiungo - meravigliosamente liberi che non accettano di essere incastonati in nessuno stile, metrica, che non imitano nessuno, che non sopportano né supportano etichette.

È lo stile di Claudia Ruggeri. È lo stile di una poetessa unica nel suo genere, nell’esprimere se stessa, i suoi tormenti, le sue sofferenze, la sua voglia immensa di vivere, alle volte fraintesa, non si può circoscrivere la poetica di Ruggeri. Sarebbe come dare un limite al mare, al cielo, all’infinito “orizzonte che lo sguardo esclude”, sarebbe come negare al lettore la possibilità di conoscere le sue meravigliose creazioni e di addentrarsi in un profondo abisso da guardare, osservare, capire, comprendere per conoscere-conoscersi.

A tal proposito, Sefano Donno in un intervento su Claudia Ruggeri e la decondensazione di sistema scrive: «Se parliamo di “modelli”, parliamo di una sclerotizzazione della “poesia” stessa, di una sua museificazione che esclude a priori possibilità di creazione ad altre latitudini. E comunque il linguaggio a partire dagli albori della letteratura ha riprodotto e riproduce se stesso. Non c’è bisogno di scomodare Wittgenstein e Chomsky. In un modo o nell’altro dal 1200 ad oggi, stili, modelli, poetiche, grammatiche si sono contaminate tra di loro, ibridandosi, fondendosi in un continuo autocominciamento. Non ci sono limiti del dicibile, tutto è stato già detto, scritto, e tutto ciò che di nuovo si presenterà tra le pagine di un libro sarà solo una questione di copyleft, e dell’abilità dell’autore nel riproporre dopo accurata metabolizzazione, ciò che più lo ha nutrito come patrimonio genetico letterario personale».

Ogni parola ha un senso nel linguaggio di Ruggeri, ogni parola ha un peso a volte insormontabile, altre leggero, altre asfissiante, altre volte ancora distruttivo.

L’autrice leccese - secondo Andrea Leone - porta a coincidere nelle sue poesie grandezza e distruzione, splendore e dissoluzione. Appare un’anima conflittuale tra la passione per la vita e la ricerca di essa, fra l’amore e gli amori trovati e vissuti complessi, tormentati, come afferma uno studioso di Ruggeri, il poeta friulano Alessandro Canzian. Si tratta di un conflitto che alberga spesso in ognuno di noi, e mi rivedo in Claudia e vive con me e in me il suo conflitto oggi, alle volte incontenibile, insanabile, ti fa naufragare, e non sai dove salpare, non conosci luoghi, non vedi vie d’uscita e se non hai nessuno che crede in te e non hai la determinatezza di credere tu soltanto in te stessa, quando gli altri pensano che sei solo una povera illusa, allora cadi in basso e ricerchi la morte, il suicidio per raggiungere l’altezza, qualcosa che potrebbe contenere la tua irrefrenabile voglia di vivere e ti rifugi in braccia sicure, per farti abbracciare, coccolare e dormire sonni tranquilli, per non soffrire più.

Raggiungere l’equilibrio è difficile e soprattutto trovare un’equilibrio nei versi di Claudia Ruggeri appare un’utopia, semplicemente si sminuirebbe la sua magnificenza. Così si legge in una parte di Inferno minore: «ma cammina cammina il Matto sceglie la voce / sa voce, e sempre più semplice chiama, dove l’immagine / si plachi sul tappeto, se dura, se pure trattiene / stranieri nuovi e quanto altro (...)». E ancora: «Amo la tua continua consegna mondana amo / l‘idem perduto, la tua destinazione / umana; amo le cadute / ben che siano finte, passeggere / e fino a che tu saprai dentro i castelli, i giardini / fiorire, altro splendore sai, altra memoria, / altro si splende si strega, si ride, si tira / la tenda e libero si mescola alle carte (...)». Ė rappresentato il palcoscenico della vita: il gioco delle relazioni sociali per adottare delle parole simmeliane, che del conflitto delle contraddizioni ne ha fatto una filosofia. Un conflitto irrisolvibile per Simmel perchè ogni attore sociale deve vivere come in teatro, recitare la propria scena, tirar giù la maschera per muoversi secondo un  tempo e uno spazio ben preciso, delimitato che Claudia Ruggeri non sopportava e ritrovava nella scrittura poetica un baluardo, una rifugio sicuro, un porto dove ormeggiare se stessa, i propri pensieri indecifrabili e incomprensibili ai più.

Nei sette saggi su Claudia Ruggeri è delineata con attenzione e amorevole cura l’intera poesia della salentina, nostra contemporanea, la sua grandezza - come traspare nelle parole di Michelangelo Zizzi - «Claudia è poesia. Paga il male che è nelle cose del Mondo. Ella è purezza. Una purezza che ha assorbito l’alterità. Una purezza bambina che gioca il pericolo. La purezza di chi si riconosce nelle cose non finite. Una poesia sacra, che aspira all’immortalità, vuole verità». E il lettore non può negare questa verità, non può non riscattare la morte prematura della giovane poetessa salentina e dei suoi versi che deve - dobbiamo far vivere - constantemente  se è vero come è vero che crediamo nella poesia e nel valore eterno che questa ha, la sola capace di cogliere l’Assoluto.

Il linguaggio della poesia è un linguaggio autentico, «è la casa dell’essere. In questa dimora abita l’uomo. I pensatori e i poeti sono i guardiani di questa dimora» (M. Heidegger).

Di conseguenza il giusto atteggiamento dell’uomo - di ogni lettore - di fronte a questo eloquente parlare è il silenzio, l’ascolto, il totale abbandono, perchè si possa cogliere la verità nei versi di Claudia Ruggeri e far rivivere quell’amore cercato con veemente passione, trovato finalmente nell’amore del lettore, eterno ricordo-eterno dire.  


Zurich Connect

Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

Abiti sartoriali da Uomo, Canali

Dal 1934 Canali realizza raffinati abiti da uomo di alta moda sartoriale. Scopri la nuova collezione Canali.

In evidenza

Ascolti, Isola dei Famosi top Harry Potter batte Floris

I sondaggi di

Secondo te, chi ha maggiori possibilità di sconfiggere Matteo Renzi alle prossime elezioni politiche?

RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
Finalità del mutuo
Importo del mutuo
Euro
Durata del mutuo
anni
in collaborazione con
logo MutuiOnline.it