Le donne dell'editoria/ Cristina Foschini (GeMS): "Stiamo scrivendo le regole del diritto d'autore del futuro"

"Il mio lavoro è in continuo cambiamento e la rivoluzione digitale ne ha certamente segnato una svolta sia nei modi sia nei tempi". Nell'ambito della serie dedicata alle "donne dell'editoria", Affaritaliani.it ha incontrato Cristina Foschini, a capo dell'ufficio diritti del gruppo GeMS (in cui sono molte le donne che ricoprono ruoli di massima responsabilità): "E' difficile dire se in questo momento non si paghino più anticipi folli... posso trovare folle spendere 100mila euro per un libro che a nostro parere comporta un rischio imprenditoriale troppo alto, mentre una volta si arrivava a spenderne anche 350mila...". E ancora: "In tempi di crisi un editore ha bisogno più che mai di avere un libro che possa risolvere l'economia dell'anno...". E bisogna rischiare: "Il nostro maestro, Mario Spagnol, ci ha sempre detto che acquistare un libro è un po' come giocare a poker". Nell'intervista si parla anche dei diritti legati agli e-book ("Per il momento si sono definiti dei termini provvisori, rinegoziabili se le condizioni di mercato dovessero cambiare...") e di un caso particolare, quello delle "Cinquanta sfumature". Una "leggenda editoriale" narra infatti che per poche ore il gruppo Mondadori abbia anticipato GeMS, assicurandosi la trilogia-bestseller. Cristina Foschini prima espone la sua versione, poi aggiunge: "La leggenda editoriale dice anche che noi abbiamo comprato con mezz'ora d'anticipo rispetto a Sperling 'La profezia di Celestino'"

Dopo che Penguin e Random House si sono fuse per unire le forze contro Amazon, non esclude che in futuro in Italia "nascano alleanze con società di media diversi, tecnologiche, ad esempio". Infine, a proposito di suo marito Stefano Mauri, presidente e Ad GeMS...

 

 

EDITORIA, MESTIERE PER DONNE (DATI ALLA MANO)

Non solo le lettrici prevalgono nettamente sui lettori (non a caso, l’industria libraria tende a concentrare l’attenzione sul target femminile). Ma, dati alla mano, l'editoria stessa è sempre più un mestiere per donne. Se, ad esempio, si prendono in considerazione i risultati dell’inchiesta “EditoriaInvisibile” (sul fenomeno del lavoro precario nell'editoria libraria), su 1.073 lavoratori che hanno risposto al questionario online, il 74% sono state donne. Anche l'Aie (poco più di un anno fa) ha promosso una ricerca (su dati del 2011) dedicata alle donne nell'editoria, dalla quale è emerso che rispetto ai decenni precedenti la percentuale di donne che lavorano in questo mondo ha subito un incremento notevole: solo nella piccola editoria le donne hanno in mano il 49% delle funzioni dirigenziali e di responsabilità; in generale, i nuovi “ingressi” sono stabilmente, e per oltre il 64%, femminili; le donne sono anche più attente all’aggiornamento professionale: oltre 12 punti le separano dai colleghi maschi che frequentano i corsi. Nella media e grande editoria, invece, non sono (ancora) tante le donne che occupano posizioni di vertice, ma sono in costante aumento; in libreria, infine, le libraie sopravanzano ampiamente gli uomini (71,8%). Ecco perché Affaritaliani.it ha deciso di dar voce ad alcune delle donne protagoniste, in ruoli diversi, in questo ambiente. Per provare a capire se esiste un approccio femminile al “fare i libri”…

 

LE INTERVISTE DELLA SERIE "LE DONNE DELL'EDITORIA"

-Teresa Cremisi (Flammarion) ad Affaritaliani.it: "Non è l'e-book a preoccuparmi, ma un'eventuale evoluzione dei costumi..." - Intervista del 9/7/13

-Laura Donnini (Ad di Rcs Libri) ad Affaritaliani.it: "Finalmente il marketing non è più un tabù..." - Intervista del 15/7/13

-Cristina Foschini (GeMS) ad Affaritaliani.it: "Stiamo scrivendo le regole del diritto d'autore del futuro" - Intervista del 16 luglio 2013 

 -Paola Gallo (Einaudi) ad Affaritaliani.it: "Ecco perché non temo il self-publishing". E sull'atteso nuovo romanzo di Piccolo... - Intervista del 17 luglio

Annachiara Tassan ad Affaritaliani.it: "Vi svelo come stiamo rilanciando De Agostini Libri..." - L'intervista del 19 luglio 2013

 Carol Gullo (Newron Compton) ad Affaritaliani.it: "Il nostro marketing fa discutere? Siamo stati i primi in Italia ad adottare il modello anglosassone" - Intervista del 22 luglio '13

-Beatrice Fini svela i progetti di Giunti. E sulla crisi in libreria e le nuove frontiere del marketing... - L'intervista del 23 luglio

Elena Campominosi (Garzanti) ad Affaritaliani.it: "Così sta cambiando il marketing del libro..." - Intervista del 24 luglio 2013

 

LO SPECIALE

 

Scrittori, editori, editor, interviste, recensioni, librerie, e-book, curiosità, retroscena, numeri, anticipazioni... Su Affaritaliani.it tutto (e prima) sull'editoria libraria

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

Dal 1993 è alla guida dell’ufficio diritti Longanesi e poi di GeMS, terzo gruppo italiano per quota di mercato. Cristina Foschini, nata a Bologna 48 anni fa, nel ’90 si è laureata in Lingue e letterature straniere moderne, e un anno dopo ha cominciato a lavorare come assistente nell’ufficio diritti dell’allora gruppo Longanesi (che al tempo era composto dalla stessa Longanesi, da Guanda e da Tea). Due anni dopo ne è diventata responsabile. Attualmente è membro del consiglio di amministrazione di GeMS, della commissione diritti d'autore dell'Aie e della sezione Olaf della Siae. Affaritaliani.it l'ha intervistata nell’ambito della serie dedicata alle “donne dell'editoria".

CristinaFoschini GEMS

Numeri alla mano, in Italia l’editoria libraria è sempre più un mestiere per donne: ma esiste un approccio femminile al “fare i libri”?
"L'editoria libraria è un mestiere ad alto tasso di occupazione femminile a livello internazionale, non solo in Italia, credo almeno da trent'anni. Ho iniziato circa 20 anni fa, e già allora era un dato di fatto. Non penso ci sia un approccio femminile al 'fare i libri'. Credo che l'editoria sia un lavoro terribilmente personale. Lo stesso ruolo può essere interpretato da persone diverse in maniera molto diversa, a seconda dei loro interessi, del loro carattere, della loro personalità e, ovviamente, anche del loro sesso".

Rispetto ad altre realtà editoriali, all’interno di un gruppo come GeMS sono tante le donne che ricoprono incarichi di massima responsabilità: solo un caso?
"Non saprei dire se si tratta di un caso. In tanti anni ho visto persone arrivare qui per fare dei colloqui e mi è capitato di sentire i commenti che ne sono seguiti: non mi è mai successo di avvertire che si fosse deciso pregiudizialmente di assumere qualcuno perché era uomo o donna. Sarà capitato che tra chi si è proposto per ricoprire certe posizioni, le persone più brillanti o che si sono ritenute più adatte per quel ruolo fossero delle donne". 

Al tempo della crisi del mercato e della rivoluzione digitale, com’è cambiato il suo lavoro? Si tende a risparmiare? E’ finito il tempo delle “follie”?
"Il mio lavoro è in continuo cambiamento e la rivoluzione digitale ne ha certamente segnato una svolta sia nei modi sia nei tempi. Nei modi, perché le fonti di informazione si sono moltiplicate: a volte i libri stessi vengono scritti in 'luoghi' che non esistevano prima del digitale, basti pensare ai blog di fan fiction. La stampa specializzata straniera, che anni fa era una fonte d'informazioni in anteprima, ora, nella maggior parte dei casi, diventa solo una conferma dello sforzo promozionale dell'editore originario che ha comprato pagine di pubblicità e/o banner per un certo libro o del successo di quel libro perché lo si vede in classifica. Il mio lavoro è cambiato anche nei tempi, perché con il digitale noi editori riceviamo tutti più o meno nello stesso momento gli stessi libri dagli agenti stranieri, e quindi bisogna decidere se acquisirli o meno il più rapidamente possibile; inoltre, ne riceviamo di più e da molti più paesi".

Quest'esigenza di rapidità in che modo vi condiziona?
"Dover essere il più veloci possibile ha una conseguenza: è più facile che il libro che ti interessa sia ancora disponibile, perché i concorrenti non si sono ancora mossi. Dico questo perché non è che i libri abbiamo un prezzo definito, il prezzo lo fa il mercato: non ha nulla a che fare con il suo 'valore'.  Uso spesso come esempio una delle mie prime acquisizioni: 'Il mondo di Sofia'. Nel 1993 lo abbiamo comprato con un anticipo di 3.000 $ e negli anni ne abbiamo vendute più di 600mila copie in edizione maggiore. E' ovvio che quell'anticipo non rispecchiava il suo 'valore', certo non quello commerciale, ma visto che nessuno in quel momento aveva ritenuto di investire su un romanzo scritto da un autore norvegese sconosciuto in Italia, di 600 pagine, sulla storia della filosofia, quello era il suo prezzo di mercato. L'anticipo pagato, essendo di fatto un minimo garantito perché non viene restituito dall'autore se non è recuperato, rappresenta, in ordine cronologico, il primo dei rischi imprenditoriali, quindi è saggio, sia in tempi di vacche grasse e ancor più di quelle magre, cercare di tenerlo il più contenuto possibile. Tanto l'autore il dovuto lo guadagna sempre: tutto ciò che viene maturato in più viene pagato con le royalties".

Quindi non ci sono più i "maxi-anticipi"?
"Difficile dire se in questo momento non si paghino più anticipi folli... posso trovare folle spendere 100mila euro per un libro che a nostro parere comporta un rischio imprenditoriale troppo alto, mentre una volta si arrivava a spenderne anche 350mila... Ma anche in questo caso è tutto molto relativo ... la Mondadori si dice abbia pagato anche più di quella cifra in un'asta che però le ha fatto acquistare Dan Brown... è stata una follia? Ex post direi di no! In tempi di crisi un editore ha bisogno più che mai di avere un libro che possa risolvere l'economia dell'anno e per averlo può decidere di rischiare... il nostro maestro, Mario Spagnol, ci ha sempre detto che acquistare un libro è un po' come giocare a poker. Insomma, gli editori tendono a risparmiare quanto più possibile nell’anticipo, ma sono felicissimi di pagare le royalties che sono state guadagnate. Per nostra fortuna, noi paghiamo milioni di royalties all’anno negoziate con i rappresentati degli autori e trovo che sia in malafede chi scrive, su certi siti che incitano alla pirateria, che il diritto d’autore serve solo agli editori. La maggior parte dei libri che i lettori acquistano, soprattutto i più popolari, non sarebbe stata scritta senza l’incentivo del diritto d’autore. Il copyright è lo strumento tramite il quale si può decidere di fare lo scrittore professionista e di non relegare la scrittura ai ritagli di tempo".

LE DONNE-MANAGER IN GEMS

Nel gruppo GeMS i dirigenti sono 25, di cui 11 donne. Diciotto su 25 sono diventati dirigenti proprio in GeMS (tra questi, 10 donne)

Nei singoli Paesi GeMS ha una struttura di ricerca locale di autori?
"
GeMS ha alcuni scout, cioè professionisti in loco, che monitorizzano i quattro mercati tradizionalmente più importanti: Inghilterra, Stati Uniti, Francia e Spagna. Non va dimenticato che questi mercati rappresentano anche la porta d'ingresso di produzioni di altri paesi: dalla Francia sono arrivati autori cinesi e del Medio Oriente, dall'Inghilterra gli scrittori indiani e iraniani, dagli Stati Uniti molti autori coreani e altra letteratura d'immigrazione".

Il mercato digitale è in lenta ma costante crescita. Scrittori, editori e agenti hanno trovato un modello definitivo per i diritti legati agli e-book?
"No, è troppo presto. Il mondo dei diritti è, in molti casi, 'descrittivo'. più che 'normativo'. Ci si è trovati per le mani questa nuova modalità di fruizione e quindi di modello commerciale nel quale i costi, il modello organizzativo e lo stesso 'oggetto' ceduto erano cambiati e ci si è trovati a dover inventare un nuovo modello retributivo per i vari attori coinvolti. Si è andati per tentativi, ma si è ancora lontani da un modello definitivo, anche perché si deve tener conto del fatto che in paesi diversi il diritto d'autore ha durate e condizioni diverse, per non parlare delle imposizioni fiscali diverse, di cui si dovrà tener conto per la definizione del nuovo modello. Per il momento si sono definiti dei termini provvisori, rinegoziabili se le condizioni di mercato dovessero cambiare. Credo che i diritti anche per il libro elettronico, per molti versi 'globale', debbano comunque mantenere delle tipicità territoriali".

Questa è dunque una fase davvero complessa da gestire...
"Per quanto fonte di trattative complicate, trovo affascinantissimo questo momento per chi fa il mio lavoro, perché si sta scrivendo il diritto d'autore e la sua economia per i prossimi anni".

Si narra che per poche ore di ritardo abbiate perso la possibilità di acquisire la trilogia-bestseller delle “Cinquanta sfumature” (andata alla Mondadori)... Solo una leggenda editoriale? Per chi fa il suo mestiere, è inevitabile fare i conti con i rimpianti?
"Non saprei quantificare così precisamente lo scarto con il quale siamo arrivati in ritardo per quella acquisizione. Sta di fatto che quello che in Italia sembrava un romanzo erotico come altri del passato, arrivata in America mi si è presentato in tutt'altro modo. In quel momento, a New York, eravamo solo due editori italiani 'in visita' e quando, dopo aver parlato con l'ufficio e avuta l'autorizzazione, ho chiamato l'agente che vendeva i diritti per la lingua italiana e ho scoperto che erano stati venduti, ho immaginato subito chi potesse averlo comprato... Ma la leggenda editoriale dice anche che noi abbiamo comprato con mezz'ora d'anticipo rispetto a Sperling 'La profezia di Celestino'. E comunque, per definizione, si bruciano i concorrenti per tutti i libri che acquistiamo in preempt (che significa fare un'offerta per primi e accordarsi su un prezzo per togliere quel libro dal mercato) quindi... chi la fa l'aspetti! Tornando alle 'Cinquanta sfumature', la vera leggenda è stato il marketing degli Stati Uniti: è stato presentato come un libro auto-pubblicato, poi scelto da Sonny Mehta (uno degli editori americani più blasonati) per una casa editrice altrettanto blasonata come la Knopf. Un capolavoro che è servito a 'sdoganarlo'. In realtà non era un self-published, non lo ha scelto Mehta, ma un editor della sua casa editrice e alla fine non è stato pubblicato da Knopf, ma da un marchio più commerciale… ormai, però, il tam tam era partito…".

E invece quali sono le maggiori soddisfazioni che si è presa nella sua carriera?
"Comprare Jonathan Safran Foer ('Ogni cosa è illuminata') prima del suo editore americano, e tutti i libri che ho comprato in best offer (in pratica un'offerta in busta chiusa, con termini economici e campagna promozionale allegata) per i quali ho avuto la sensazione che abbiano preferito noi non necessariamente perché avevamo offerto di più, ma perché ci avevano considerato l'editore che meglio avrebbe interpretato quel libro. Di recente, mi è capitato con 'L'amore è un difetto meraviglioso', un libro che si sta già dimostrando un longseller, comprato dall’Australia, un libro straordinariamente originale, perfetto per tutte le stagioni. Soddisfazione è anche che il 90% degli autori di successo di GeMS, siano stati comprati da esordienti e, avendoci visto giusto, siano cresciuti libro dopo libro fino a raggiungere le classifiche. Soddisfazione è aver venduto in 17 paesi 'Fai bei sogni', ma anche di aver venduto all’estero libri come quelli di Valentina D’Urbano, una delle scoperte di IoScrittore".

Penguin e Random House hanno appena perfezionato la fusione, dando vita alla più grande casa editrice al mondo, con l’intento di resistere all’avanzata di colossi come Amazon. E in Italia, grandi gruppi come GeMS (di cui lei è anche consigliera), Rcs Libri e Mondadori, in futuro potrebbero allearsi?
"Tutto è possibile nel mezzo di una rivoluzione come questa che spariglia le carte. Anche che nascano alleanze con società di media diversi, tecnologiche, ad esempio".

Con suo marito Stefano Mauri (presidente e Ad GeMS) condivide sempre ogni scelta professionale? O vi capita di trovarvi in disaccordo?
"Intanto, prima di essere sua moglie, sono diventata direttore di questo ufficio, quando il capo era Mario Spagnol. Perciò il mio posto è definito e chiaro nei flussi aziendali. I nostri ruoli sono molto diversi e quindi mi capita di lavorare con lui se si tratta di prendere decisioni in cui entrano in campo le mie competenze o in tutto ciò che riguarda, nel mio ambito, le strategie di gruppo. In più non posso che condividere con lui tutto ciò per il quale, per il suo ruolo, ho bisogno della sua autorizzazione, come ogni dirigente del gruppo. Se siamo sempre d'accordo sulle scelte professionali? Fortunatamente no! Trovo estremamente noioso e poco costruttivo aver a che fare con persone che la pensano sempre come te (o fanno finta di pensarla come te...) e con mio marito mi sembra ci sia c'è un buon equilibro. Sicuramente GeMS non è un ambiente per yes men".


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