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Culture
Selvaggia Lucarelli supera Renzi nella classifica dei libri. L'intervista

Selvaggia Lucarelli supera Renzi nella classifica dei libri


La Lucarelli ha superato Matteo Renzi nelle classifiche (IBS.it e iTunes) dei libri più venduti.

Ecco il post di Selvaggia sulla sua pagina Facebook...

... con tanto di hastag (dedicato all'ex premier) #staisereno

lucarelli renziLa Lucarelli supera Renzi nella classifica dei libri (il post su FB di Selvaggia)
 


SELVAGGIA LUCARELLI. L'INTERVISTA AD AFFARITALIANI.IT


Di Maria Carla Rota

E' guerra aperta sotto l'ombrellone. Selvaggia Lucarelli con il suo nuovo libro, "Dieci piccoli infami. Gli sciagurati incontri che ci rendono persone peggiori" (Ed. Rizzoli), è pronta a scalzare dalle classifiche e dai lettini degli italiani "Avanti", il libro di Matteo Renzi le cui rivelazioni stanno scaldando l'estate della politica. "Ritengo che acquistare il mio libro sia un dovere morale dei lettori per aiutarmi a spodestare Renzi. Visto quanto ha funzionato il suo "Stai sereno" con Letta, io gli direi "Matteo, stai sereno" per quanto riguarda la classifica", scherza su Affaritaliani.it la scrittrice nonché la donna più influente del web.

Un libro pensato per catturare ancora di più l'attenzione degli uomini dopo il suo romanzo d'esordio "Che ci importa del mondo", un'ode alle coppie che funzionano, diventata un manifesto virale sul web soprattutto tra le donne?

"Il primo romanzo era un libro sentimentale, che andava a toccare più le corde femminili di quelle maschili. Questo è sicuramente più trasversale. La questione degli inciampi sugli infami di cui è costellata la nostra vita la viviamo tutti. Ho evitato di inserire una lunga lista di fidanzati proprio per non farne una questione uomini contro donne, territorio che ho attraversato molto spesso".

Come è nata l'idea di una raccolta di storie dopo un romanzo?

"L'ispirazione mi è venuta dal telefilm "Tredici", in cui Hannah Baker, prima di suicidarsi, dedica 13 audiocassette a 13 persone che hanno contribuito alla sua infelicità. E' stato divertente ricostruire attraverso i ricordi le persone che avevano contribuito invece alla mia infelicità, senza però questa patina lugubre. Ho scelto una formula narrativa più agile rispetto al romanzo, perché ho visto che raccontare aneddoti legati alla mia vita personale è una formula che funziona sui social e avevo voglia di sperimentarla come genere letterario. Non solo. Oggi la mia vita è cambiata parecchio: ho un fidanzato, un figlio che da bambino è diventato adolescente e faccio molta televisione. 'Che ci importa del mondo' è nato da tre mesi e mezzo di totale clausura".

La scrittura, oltre che divertente, si è rivelata catartica. Un buon metodo per tutti?

"La scrittura aiuta a sciogliere i nodi irrisolti, può essere molto utile. A me alcuni personaggi non andavano giù da secoli e così mi sono detta: o lo psicanalista o un libro. Tra l'altro sono tutte storie vere, anche se ho cambiato i nomi. Qualcuno si è già riconosciuto e si è fatto sentire, qualcun altro ancora tace, ma chissà... il libro è appena uscito".

Per esempio, con Susanna, la migliore amica delle elementari che un giorno l'ha declassata a "una delle tante compagne di classe", protagonista del primo capitolo, vi siete più sentite?

"Ci siamo scritte qualche anno fa su Facebook, solo un messaggio veloce come spesso avviene quando si chiede l'amicizia. Ma io, dopo oltre trent'anni, non avevo ancora risolto la questione e non sono riuscita ad essere affettuosa. Lei mi ha segnato più delle altre: mi ha fatto sperimentare il dolore per l'amicizia tradita per la prima volta".
 

Che cosa accomuna i "Dieci piccoli infami"?

"Tutti mi hanno stupito, nel bene e nel male, perchè mi hanno fatto scoprire sentimenti inediti. Suor Clelia (la preside dell’istituto religioso frequentato per nove anni, ndr) ha rappresentato il mio primo incontro con l'autorità, che nulla aveva a che fare con l'autorevolezza, dopo l'educazione abbastanza libera ricevuta dai miei genitori. E ancora, l'uomo con la Mini grigia che conservava lettere d’amore di bambine mi ha fatto scoprire l'ambuiguità e il pericolo nel concedere la propria fiducia, cosa di cui io ero ancora totalmente inconsapevole. Questi dieci capitoli rappresentano dieci incontri con esperienze emotive per me assolutamente nuove".

Alcuni sono stati incontri molto veloci, come quello con il parrucchiere anarchico, che sbaglia totalmente il suo look.

"Per me la questione dei capelli rovinati è stata in cima alle classifiche delle preoccupazioni per 10 giorni, veniva prima persino dell'adolescenza di mio figlio. Questo mi ha fatto capire quanta importanza diamo alle scemenze, quanto tempo perdiamo e quanto sia importante ridimensionare. Al di là della questione del look, va anche detto che sono accanita contro chi lavora male e odio la sciatteria, qualsiasi mestiere si faccia".

Quale nuovo messaggio virale potrebbe nascere ora da "Dieci piccoli infami"?

"Come incipit del libro riporto una frase: 'Non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo'. "Dieci piccoli infami" potrebbe essere un'ode a chi riesce a trasformare le esperienze negative in qualcosa di positivo, a elaborare i lutti, plasmandoli, in modo da trarne qualcosa di bello. Perché è facile trasformarli invece in pregiudizi, chiusure, livori e rigidità. Alle volte si diventa diffidenti, alle volte pieni di preconcetti, impauriti, aridi. Che si diventi persone migliori è un luogo comune".

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