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Culture
Lirica, grande successo per "Il ghetto - Varsavia 1943". Prima mondiale

Sabato e domenica scorsi, al Teatro Verdi di Pisa, è andata in scena con grande successo - ben 15 minuti di applausi - la prima rappresentazione mondiale de "IL GHETTO - VARSAVIA 1943", fiore all'occhiello della Stagione Lirica pisana.
 
Creazione del compositore Giancarlo Colombini (Milano, 5 novembre 1906 - Roma, 23 gennaio 1991) che, per questa come per le altre sue opere successive, lavorò in piena e totale sintonia col librettista Dino Borlone, Il Ghetto è l'unica opera lirica che tratti della Shoah, e in particolare degli ultimi momenti della Resistenza degli ebrei polacchi a Varsavia nel 1943. Si caratterizza per la musica travolgente, cupa, penetrante, ma anche passionale ed estatica, in un flusso senza soluzione di continuità, di estrema purezza stilistica, e per il libretto dal linguaggio incisivo, vero, privo di enfasi, con essa strettamente intessuto.
Un unicum di alto valore artistico, storico ed etico che fu segnalato e premiato da Herbert von Karajan con targa d'argento, nel 1970, al Concorso Internazionale "Guido Valcarenghi".

La partitura originale di Colombini prevede un organico orchestrale molto vasto che non sarebbe potuto essere accolto nel golfo mistico nel Teatro Verdi. L'opera è andata quindi in scena grazie al sapiente lavoro di riduzione  dell'organico orchestrale del M° Luigi Pecchia che, con grande maestria, è riuscito a lasciare intatto il carattere della partitura originale.

Le interviste alla fine della prima recita e i commenti scritti lasciati dal pubblico sono stati tutti entusiastici e carichi di profonda commozione. Tra il pubblico, presente Dario Di Segni - Presidente dei Beni Culturali Ebraici - che ha commentato: "spettacolo straordinario, molto commovente. Un messaggio di grande forza e intensità che va portato in molte altre sedi, in Italia e all'estero. Complimenti vivissimi a tutti gli artefici di questa operazione culturale più che mai necessaria ancor oggi".

Sul podio il M° Gianluca Martinenghi, che ha diretto l'Orchestra Arché mostrando i risultati di un attentissimo lavoro di concertazione. La regia è stata di Ferenc Anger, regista ungherese e direttore artistico del Teatro dell'Opera di Budapest, che ha dato una lettura della vicenda realistica e commovente. Giacomo Callari ha firmato sia la scenografia (ispirata al bozzetto originario disegnato da Dino Borlone) di forte impatto drammatico, sia i costumi, fedeli al momento storico. Le luci di Michele Della Mea hanno completato un'ambientazione scenica cupa, drammatica, ma anche in alcuni momenti estatica e poetica.
Nella serata è stato presentato il libretto di sala, saggio critico sull'opera a cura di Silvia Colombini (soprano e nipote del compositore).

L'idea de "Il Ghetto" nasce in Giancarlo Colombini negli anni '60 quando, conclusa la composizione dell'opera Starez, inizia a pensare a un nuovo soggetto da mettere in musica. Due le fonti di ispirazione: da un lato, la volontà convinta di scrivere un'opera che condannasse l'antisemitismo, gli orrori dell'ultima guerra, i crimini contro l'umanità (è di quegli anni il processo di Gerusalemme contro Adolf Eichmann), dall'altro la consapevolezza che il teatro lirico stesse vivendo un progressivo e apparentemente inesorabile allontanamento di buona parte degli spettatori, sia per quello che egli riteneva un eccesso di intellettualismo dei nuovi linguaggi musicali (di formazione verista, era stato uno dei pochissimi allievi di Pietro Mascagni), sia per i contenuti privi di valori vivi e universalmente riconoscibili.

ll cast vocale ha saputo risolvere in modo convincente una scrittura molto impegnativa e di forte drammaticità anche sotto l'aspetto timbrico. Il tenore Gianni Mongiardino e il soprano Marina Shevchenko sono stati i due innamorati Isacco e Justa; il baritono Italo Proferisce e il mezzosoprano Laura Brioli, la coppia Marek\Sara; il basso Veio Torcigliani il vecchio Samuele, il tenore Gianni Coletta il traditore Feri; hanno completato il cast i tre soldati: Antonio Pannunzio, Vladimir Reutov e Francesco Baiocchi.

La vicenda è ambientata a Varsavia tra il pomeriggio del 15 maggio 1943 e l'alba del 16 maggio, giorno in cui il capo della polizia tedesca Stroop annunciò l'avvenuta distruzione del Ghetto. Sono gli ultimi momenti della resistenza ebraica a Varsavia. In una cucina sventrata dalla guerra, otto persone (Sara e Marek col piccolo Michele, Justa e Isacco, Feri - membro della polizia ebraica del Ghetto - e il vecchio Samuele, padre di Justa e Feri) vivono le loro ultime ore, mentre fuori, in una piazza ormai spettrale, uomini, donne e bambini si muovono come ombre, tragici bersagli della barbara violenza delle SS. Tutto si fa estremo: la paura, la fame, il tradimento, la follia, l'amore, la volontà di fuga, e, al contrario, la ferma determinazione a restare per combattere e morire con dignità, perché non si dica che "siamo morti come cani", e per dire al mondo che "un uomo è un uomo".
 
Dopo la Prima pisana, martedì 25 novembre, alle ore 15.30, si parlerà ancora de "Il Ghetto" con un incontro al Dipartimento SAGAS dell'Università di Firenze (Aula Battilani, via di Santa Reparata, 65). Interverranno: Marcello Lippi (direttore artistico Teatro Verdi di Pisa), Silvia Colombini (soprano e autrice delle pagine critiche sull'opera), Luigi Pecchia (revisore per riduzione dell'organico orchestrale della partitura originale), Maurizio Agamennone e Mila de Santis.

 

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