Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Lo sport? Tutto amore e filosofia. Ecco il libro di Sergio Soriani

Sergio Soriani, autore di "Atleti Underground"

Lo sport? Tutto amore e filosofia. Ecco il libro di Sergio Soriani

Una bella partita da guardare. Una gara da vivere. Ma lo sport è molto altro. E' una filosofia e uno stile di vita, che cambia, condiziona, fa crescere e innamorare. Sergio Soriani, autore di "Atleti Underground", attraverso le proprie esperienze e riflessioni, ci conduce in un magnifico viaggio nel mondo dello sport, e nell'intervista racconta e si racconta...

 

Un libro che racconta la bellissima liason tra sport e vita, come nasce questo lavoro?

Dall’esistenza di un mondo e dalla voglia di raccontarlo. I discorsi ufficiali inquadrano lo sport in modo strumentale, lo finalizzano più o meno sistematicamente: alla prestazione, alla salute, all’estetica, al piano ricreativo e a quello della socializzazione, allo spettacolo e all’economia, anche.  C’è invece chi interpreta lo sport esattamente in termini  di liason ed è il modo dell’atleta underground: per l’atleta underground l’allenamento quotidiano non è un mezzo per ottenere qualcosa d’altro, nobile o utile che sia poco importa,  ma è il setting dove si entra in contatto con dimensioni profonde di se stessi. Si tratta di aspetti che si scoprono lentamente, strada facendo, in un percorso che combina ricerca, riflessione, confronto, gesto lucido e appassionato a un tempo.  Gli atleti underground vivono quindi lo sport in modo erotico, potremmo dire, ma anche qui occorre focalizzare bene: non è l’eros ossessivo o compensatorio che porta fuori del mondo o che si sostituisce agli altri e alla realtà. L’atleta underground non è solipsista né ascetico, anzi: proprio come l’amore e l’amicizia autentici potenziano la persona e la sua capacità di esplorare anche le proprie contraddizioni, così agisce lo sport nella vita degli atleti underground. Con un’altra analogia questa volta letteraria potremmo dire che l’atleta underground somiglia a chi legge i romanzi per vivere più intensamente e più profondamente la sua vita a differenza di chi si perde nelle storie per estraniarsi dai suoi giorni e dal suo ambiente. Li chiamo underground perché come dicevo all’inizio non sono classificabili in termini strumentali, il linguaggio ufficiale ancora non ha accolto la dimensione vitale ed erotica dello sport o almeno non lo ha ancora fatto chiaramente.  Ho l’impressione che ai più fare sport per amore della vita suoni ancora stravagante. Io con il romanzo ho fatto questo tentativo, scegliendo non per caso la forma dell’autobiografia: c’è un io narrante che racconta in prima persona la sua storia sportiva tenendola sempre strettamente legata al succedersi dei suoi avvenimenti esistenziali. 

 

Nelle pagine di questo libro c'è molto di te e della tua vita? Quali aspetti in particolare?

Sì, c’è dell’autobiografia. C’è perché parte della storia sportiva raccontata nel romanzo è la mia e soprattutto c’è il leit motiv della liason vita-sport: piuttosto presto e abbastanza per caso ho incontrato lo sport, mi è venuto da praticarlo sempre più sistematicamente, prima senza chiedermi il perché e il per come e poi in forma sempre più cosciente,  accorgendomi frattanto che mi accompagnava in tutte le mie vicende: quando ero felice e quando ero triste, quando studiavo, quando lavoravo, quando amavo, quando stavo e quando andavo, quando ero giovane e quando cominciavo a invecchiare lo sport era lì, nelle mie ore, nei miei anni  E’ stato un incontro d’amore che via via si è rivelato come tale e di un amore che si armonizza molto bene con tutti gli altri amori della mia vita.

 

Lo sport è anche e soprattutto una filosofia. Che cosa ti piace di questo aspetto?

Oh, tantissimo. Un po’ perché ho una formazione filosofica e molto perché in Occidente, lo sappiamo, la filosofia e più in generale la riflessione razionale nascono guarda caso in palestra, nel ginnasio. Certo, avvenne così per motivi logistici, anche, tuttavia è un fatto che logos e sport sono nati nello stesso luogo.  Fanno parte dello stesso mondo. Sappiamo anche che dopo, sempre in Occidente, qualche cosa li ha separati. Ancora oggi si dice “tutto muscoli e niente cervello” eppure grazie alla neurobiologia e alla neurofisiologia sappiamo bene che corteccia cerebrale e resto del corpo si scambiano informazioni di continuo come a dire che l’incontro fra intelligenza e movimento, fra razionalità e sport è già dentro di noi, nel nostro costrutto biologico.  Penso che il senso filosofico dello sport sia proprio questo: fare sport significa toccare con mano il nucleo della nostra unità psico-fisica, la famosa relazione mente-corpo. Forse proprio questo è il nocciolo della liason erotica che lo sport attiva dentro di noi. Poi certo possiamo  allargarci, sempre restando sul terreno filosofico, alla dimensione etica dello sport e anche a quella relativa al ciclo vitale: fare sport significa lavorare sul limite, cercare di superarlo riconoscendone la realtà e la forza, sapendo che alla fine il limite vince. Questo lato emerge soprattutto alla fine del romanzo, quando l’età dei protagonisti scioglie il vincolo pur autentico e profondissimo che per decenni li aveva legati allo sport.  Lo sport cammina su di una linea equidistante da impotenza e onnipotenza. Sono questi gli aspetti filosofici dello sport che mi piacciono particolarmente.

 

Che cosa ti piacerebbe comunicare al pubblico con la "storia" che racconti?

Mi piacerebbe dire che tra i molti modi di vivere intelligentemente e appassionatamente la vita c’è anche quello sportivo. Mi piacerebbe  condividere l’idea che lo sport è tra le grandi invenzioni della storia umana. De Amicis lo aveva intuito e fatto dire alla maestra Pedani nel suo delizioso romanzo breve “Amore e ginnastica”.  Ma lì, nell’Italia umbertina una giovane donna che ponesse lo sport come motore fondamentale della vita personale e collettiva doveva per forza avere una connotazione titanica, eccezionale. Oggi forse i tempi sono maturi per cogliere senza enfasi e quindi come “naturale” il legame intimo tra noi e lo sport, un legame di lunga durata oltretutto. Questo aspetto della lunga durata cerco di dirlo subito, fin dalla copertina, opera della designer Lucia Caccia: una fanciulla dell’antica Roma  si allena sovrapponendosi a una mappa della metropolitana.  

 

Avrà un "seguito"? A che progetti ti stai dedicando... sportivi e non solo

Mi piacerebbe battere il tasto della nostra unità psico-fisica, sviluppare il tema  sul piano discorsivo oltre che narrativo, anche alla luce dei grandi cambiamenti che in parte sono già operanti tipo intelligenza artificiale, rimescolamento delle popolazioni, cambiamenti eco-sistemici.  Le cosiddette grandi sfide del nostro tempo. Lo sport e più in generale la nostra fisicità potrebbero darci chiavi di lettura interessanti? Sto lavorando su questo. Per quando riguarda i miei progetti atletici invece ho già le idee chiarissime: farò sport finché potrò.   

 

Atleti Underground, di Sergio Soriani, è in vendita su Amazon

 

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