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Marco Lupoi, direttore publishing Panini Comics: "Vi svelo il futuro dei supereroi Marvel"
Marco Lupoi, direttore publishing di Panini Comics
mmlMarco Lupoi, direttore publishing di Panini Comics, insieme alla CosaGuarda la gallery

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Avete tutti presente Avengers, Uomo Ragno, Iron Man, Hulk e X-Men? Ecco, Affaritaliani.it è andato a Modena a trovare Marco Lupoi, quello che potrebbe essere considerato il loro "papà" italiano. "Al massimo lo zio", si schermisce il direttore publishing di Panini Comics. MML è da ormai trent'anni il punto di riferimento per gli appassionati dei supereroi americani della Marvel. Dopo l'abbandono della mitica Editoriale Corno fu proprio lui, nel 1987, a rilanciare in Italia i fumetti che appassionano diverse generazioni di lettori. "Dalle fanzine alla Star Comics, dalla Marvel Italia fino alla Panini di strada ne abbiamo fatta tanta. Ed è cambiato tutto". Il mercato si è contratto "di cinque volte", ma lo zoccolo duro di marvelliani resiste: "E grazie al cinema siamo molto più popolari". MML ripercorre l'evoluzione del fumetto nel nostro Paese e svela la verità sul progetto "Marvel Now" e sulla presunta "morte" di Spider Man.

Marco, vuoi spiegare esattamente il tuo ruolo che occupi alla Panini Comics?

Sono il direttore publishing, che non è proprio la stessa cosa del direttore editoriale. La Panini Comics è la divisione all'interno di quella grande multinazionale che è la Panini Spa che si occupa di fumetto, manga e graphic novel. All'interno di Panini Comics ci sono tutta una serie di marchi che vanno dalla Marvel ai romanzi, dagli album da colorare alle opere per adulti. In questa realtà io decido la linea della casa editrice, che cosa viene pubblicato e dove viene pubblicato. E poi negozio tutta la parte licensing.

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L'Italia quale fetta di produzione rappresenta per voi?

Una fetta importantissima ma Panini Comics è attiva in ben 11-12 paesi diversi e in un'altra quindicina abbiamo intrapreso delle partnership locali. Produciamo quasi seimila titoli in un anno dei quali 2500 solo in Italia. Questo per dare un'idea della vastità della nostra produzione. Sviluppiamo soprattutto i fumetti Marvel ma abbiamo una produzione molto ampia anche di manga. Poi abbiamo fumetti italiani come Ratman e fumetti francesi.

Sul tuo curriculum figura una laurea in matematica. Come sei arrivato a occuparti di fumetti?

Mi sono laureato nel 1990 ma già da prima lavoravo nel campo dei fumetti. Già da ragazzino ero un super appassionato... alle elementari disegnavo la mia versione di Topolino postdatandola 2001 e 2002, perché immaginavo che a quell'epoca l'avrei fatta per davvero. Al liceo ero un fanzinaro, una sorta di blogger su carta. Ricordo ancora le fanzine stampata in piccole tipografie e poi fotocopiata... Ai tempi dell'università ho cominciato a lavorare per editori che si occupavano dei fumetti Marvel. Dopo la laurea ho smesso di fare il matematico, anche perché forse non avevo mai cominciato a farlo per davvero, e mi sono dedicato a tempo pieno ai supereroi.

Nel frattempo sono passati quasi 30 anni. Che cosa è cambiato in questo lasso di tempo?

Io ho una particolare concezione del tempo, mi sembra appiattito. Per me sono passati 3 anni e non 30... Comunque è cambiato tutto. Intanto nella produzione dei fumetti: 30 anni fa c'erano delle pellicole e si faceva tutto a mano con la fotocomposizione. C'erano spazi enormi e preparativi epocali. Oggi con un buon computer si riesce a fare praticamente qualsiasi cosa. Si è passati da un mercato da edicola con grandi tirature a un tipo di distribuzione totalmente diversa, dove per esempio contano molto anche le vendite nelle librerie, generaliste o specializzate. Un tempo c’erano aspettative altissime su un fumetto, o vendeva decine di migliaia di copie o era un dramma, oggi decisamente si lavora in dimensioni più contenute. E poi i prezzi sono molto aumentati. Da mille lire a tre euro e 50. L'euro ci ha fatto gioco: con la lira e le vendite più basse non avremmo potuto continuare ad avere una produzione così ampia. Oggi il pubblico è motivato a spendere anche 13-18 euro per i volumi da fumetteria, una volta 15 mila lire sembrava una cifra proibitiva.

Come si spiega la contrazione del mercato?

E' una contrazione che riguarda tutta la stampa periodica. Si legge di meno. La popolazione giovanile va calando e il parco lettori a cui ci rivolgiamo si assottiglia sempre più. E poi i bambini di oggi sono super stimolati. Una volta c'erano solo le tv private, oggi c'è una tale offerta mediale da rendere il fumetto solo una nicchia. Prima nel fumetto italiano c'erano dei veri e propri fenomeni popolari, albi che vendevano anche oltre un milione di copie. Oggi arrivare a centomila o duecentomila è un evento.I supereroi Marvel in proporzione hanno perso meno terreno, perché sono sempre stati rivolti a uno pubblico meno generalista, a una cerchia di appassionati che ama leggere e ama prodotti anche sofisticati.

Pensi che in Italia ci sia un'adeguata cultura del fumetto?

In Italia c'è una grande concezione del fumetto. Rispetto ad altri paesi siamo avanti anni luce. Siamo tra i cinque o sei maggiori mercati di fumetto al mondo. Sicuramente potremmo fare altri passi avanti. Quando in Francia c'è la fiera di Angouleme ci sono titoli sulla prima pagina dei giornali. In Italia quando c'è Lucca trovi solo un trafiletto sulle edizioni locali. Ma ci sono paesi come quelli dell'Est Europa dove il fumetto non esiste proprio.

Dal 2000 è iniziata l'invasione dei film sui supereroi Marvel. Quanto il cinema ha fatto bene al fumetto?

Il cinema ha fatto molto bene, ha reso popolari personaggi che prima erano conosciuti solo da pochi affezionati. Fino al 2000 se chiedevi chi erano gli X-Men o Ghost Rider quasi nessuno sapeva risponderti. Oggi non è più così. L'Uomo Ragno o Hulk erano famosi già prima, ma tanti altri personaggi sono saliti alla ribalta grazie ai film a loro dedicati. L'Universo Marvel, lo stesso concetto di Marvel, ora sono molto più popolari.

Non c'è però il rischio che per le nuove generazioni il fumetto diventi un po' di secondo piano e il vero Universo Marvel sia solo quello dei film?

La predominanza della conoscenza filmica rispetto a quella cartacea è indubbia ma il cinema ha un grande effetto benefico sul fumetto. L'editoria è il campo dove si piantano i semi e il cinema è il fertilizzante... Se poi la pianta sarà alta due centimetri o due metri dipende da chi la coltiva. E noi speriamo di riuscire a coltivarla bene.

Quale giudizio qualitativo hai su questi film?

Credo che mediamente siano molto belli. Personalmente ho una grandissima passione per X-Men 2, forse perché l'ho visto in un momento particolare. Il primo Iron Man per me è bellissimo. Dello Spiderman di Raimi mi sono piaciuti il primo e il secondo, meno il terzo anche se non l'ho trovato terribile come invece dicono in tanti.

Tornando al fumetto, che cos'è Marvel Now?

E' il rilancio dell'universo Marvel. A differenza dei rivali della DC Comics la Marvel non ha mai fatto reboot. L'Uomo Ragno del 2013 è lo stesso del 1962. Per la magia del fumetto 50 e passa anni sono condensati in pochi anni di vita del personaggio ma ogni singola vicenda da lui vissuta non si cancella. E nemmeno Marvel Now cancella la famosa continuity Marvel. Non è un reboot ma un restart. Si chiudono tutte le storie e le trame che stavando andando avanti da anni e si ricomincia con nuove trame e nuovi team artistici.

Che cosa dobbiamo aspettarci dalle nuove storie?

Le nuove serie sono tutte molto innovative. Sono molto cosmiche e hanno tutte in qualche modo a che fare con il tempo. E' una cosa che in redazione ci sta molto intrigando perché vogliamo capire dove si andrà a parare.

Qualche mese fa ha fatto molto rumore la notizia data da qualche media italiano secondo cui nel numero 700 di Amazing Spider Man il più celebre eroe marvelliano morirà... E' davvero così? Che cosa ci puoi anticipare di quello che vedremo sul numero 600 italiano a fine agosto?

Sin dalle prime storie di Stan Lee l'Uomo Ragno è sempre stato sottoposto a qualsiasi tipo di tortura o agonia. Quando è morta la sua fidanzata, Gwen Stacy, io mi dissi che non era possibile una cosa così violenta e mi ripromisi di non comprarlo più. Ma il trucco di mettere Peter Parker nelle vicende più drammatiche senza nessuna pietà funziona. E quello che accadrà nel numero 700 non fa eccezione. E' un colpo allo stomaco per tutti i lettori, una storia terribile che però sta avendo un successo incredibile. Negli Usa la nuova serie Superior Spider Man vende tantissimo. E' un albo molto crudele. Chiaro che si aspetterà il momento in cui Peter tornerà a fare piazza pulita ma ricordiamoci che la drammatica saga del clone durò tre anni e mezzo. Ma una cosa è certa: staccarsi dalle pagine delle nuove avventure di Spidery sarà impossibile per tutti i fan italiani.

Se Marco Lupoi fosse un supereroe quale supereroe sarebbe?

Sogno spesso di avere superpoteri. Di solito ho l'invisibilità o il teletrasporto e in genere mi piace la magia. Uno dei miei supereroi preferiti non a caso è il Dottor Strange.

E se fossi un supercriminale?

I supercriminali si dividono tra quelli come il Teschio Rosso che sono il male impersonificato e altri con qualche forma di perversa nobiltà come il Dottor Destino. Se proprio dovessi essere un criminale credo proprio sarei uno di quelli più seri e bastardi... Ma comunque mi sono sempre identificato nei buoni. Sicuramente in battaglia vorrei avere al mio fianco Capitan America più di Iron Man o di Thor. Di Cap mi fido di più...

Al di là del lavoro quando trovi il tempo di leggere fumetti?

Li leggo soprattutto per divertimento e passione. Leggo soprattutto Marvel perché devo sempre stare in pari. Quindi mi prendo queste pile di albi e me le leggo in viaggio, in vacanza o anche la sera a casa. Spesso leggo in pausa pranzo quando mangio in ufficio. A parte la Marvel leggo Linus sin da bambino.

Prima delle primarie del Pd, lo scorso autunno, hai endorsato Renzi su Twitter (Marco Lupoi è stato tra l'altro eletto il Mr. Twitter italiano nel 2010, ndr). A proposito di politica, credi che gli eroi Marvel siano di destra o di sinistra?

Riflettono molto le idee degli sceneggiatori che li scrivono. Ci sono stati molti sceneggiatori repubblicani ma in generale credo siano più democratici. Prendiamo Capitan America: quelli che non lo conoscono lo considerano di destra ma in realtà si è sempre battuto per i diritti civili. E' sì un personaggio dell'establishment, ma dell'establishment illuminato.

La sede di Panini Comics è a Modena. Che cosa ricordi del terremoto di un anno fa?

Abbiamo un grande legame con questo territorio. Molti dei nostri redattori sono modenesi e il terremoto è stata un'esperienza choccante. Per la prima volta in 19 anni abbiamo chiuso l'azienda mezza giornata. E' stato un momento durissimo che ci ha messo alla prova ma ne siamo usciti a testa alta insieme alla nostra città.

La frase più celebre dell'Universo Marvel è il motto dell'Uomo Ragno: "Da un grande potere derivano grandi responsabilità". Quali responsabilità hanno i fumetti?

Alcune delle grandi idee sulla morale o su che cosa sia giusto e che cosa sbagliato io me le sono fatte proprio leggendo i fumetti. Alcune frasi ti entrano dentro e non ti lasciano, come una che ricordo del professor Xavier degli X-Men: "A volte essere eroi non significa dover scegliere il bene o il male ma significa scegliere il male minore". Il fumetto arriva dove pochi altri media arrivano e deve seguire due missioni parallele ma egualmente importanti: intrattenere ed educare.

Tags:
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