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Culture
Mariano Sabatini, nuovo libro: "Primo venne Caino". L'intervista

Di Oriana Maerini

 

Giornalista, autore televisivo (Tappeto volante di Luciano Rispoli)  e critico Mariano Sabatini è ora diventato anche uno stimato e talentuoso scrittore noir. Il suo primo romanzo “L’ Inganno dell’ippocastano” ha riscosso un grande successo di pubblico e critica (pluripremiato con il Romiti e addirittura con il Flaiano nel 2017). Con la sua penna Sabatini ha creato il personaggio di Leo Malinverno, una sorta di alter-ego, -  un giornalista investigativo per vocazione, seduttore di natura (gli piacciono le belle donne e lui piace molto a loro, sia a quelle nella finzione narrativa che alle lettrici) e detective suo malgrado. Non è il solito investigatore per caso, ma nel perseguire le notizie per il Globo, il quotidiano per il quale lavora, è naturale che incappi nei responsabili dei delitti. Nella prima storia, appena ripubblicata da Tea in tascabile, Malinverno doveva scoprire l’assassino del candidato sindaco di Roma, quel lestofante di Ascanio Restelli; e poiché il romanzo ha anticipato i fatti di mafia Capitale ed è uscito quando Roma non aveva un sindaco, il grande Maurizio De Giovanni ha attribuito a Sabatini doti di preveggenza. Ora lo scrittore torna sugli scaffali con un secondo romanzo, dall’inquietante titolo biblico “Primo venne Caino” (edito da Salani) il giornalista d’assalto, in questo sequel va invece all’inseguimento di un feroce serial killer che prende di mira le persone tatuate, per questo viene soprannominato il Tatuatore dagli inquirenti. Una storia dai risvolti psicologici inquietanti, ben condotta e supportata da una scrittura raffinata.

 

Dopo tanti anni di giornalismo, perché ha deciso di dedicarsi ai romanzi?

Sono quasi venticinque anni che scrivo, per giornali, web, tv e radio. Ma ho sempre scritto anche libri di carattere giornalistico. D’ora in avanti, avendo dimostrato a me stesso di esserne capace, scriverò romanzi.

 

Sabatini   Primo venne Caino cover
 

E come la mettiamo con il fatto che tutti vogliono scrivere ma pochi leggono?

Me ne accorgo alle presentazioni in giro per l’Italia, torno a casa carico di libri pubblicati a proprie spese, di solito di poesia. Ma non so se è vero che nessuno legge, leggono in pochi, ma soprattutto in pochissimi comprano libri. Ci sono però le biblioteche, più frequentate di quanto si pensi. Certo è che io dubito di chi vuole scrivere se legge poco o niente. Non è possibile affinare doti narrative se non si è divoratori di storie.

 

Come hai dato vita al tuo Leo Malinverno?

Non saprei dirlo, certo so che se avessi avuto un figlio maschio lo avrei chiamato Leonardo. Da estimatore della narrativa di genere notavo che era affollata di commissari, marescialli, detective privati… mancavano i giornalisti. Mi ha fatto piacere che Carlo Gallucci del Tg5 abbia definito il mio, un thriller giornalistico. Malinverno sono io, ha la mia sensibilità, il mio cuore, i miei gusti, anche in fatto di donne. Fisicamente, buon per lui, assomiglia invece a Luca Argentero che del resto ha letto e amato i romanzi.

 

Malinveno seduttore non è un escamotage per catture il pubblico femminile?

Si perché, secondo indagini di mercato, le persone che leggono di più sono le donne e l’attività del narratore è come quella del maschio un’attività di naturale seduzione.

 

Qual è il miglior complimento che ha ricevuto da una lettrice?

Quando le incontro durante le presentazioni molte mi dicono di essere dispiaciute quando il libro finisce. Vogliono poter leggere ancora nuove avventure di Malinverno e mi chiedono un altro libro. Credo che sia il miglior complimento che si posso fare ad uno scrittore!

 

È vero che vorresti che fosse lui a interpretarlo?

Sarebbe perfetto. È un mio sogno, credo che un personaggio del genere potrebbe irretire la platea televisiva, con la faccia di Argentero poi…

 

Come ti sei documentato per scrivere Primo venne Caino?

Ho letto libri di antropologia e sociologia e poi tanti testi di profiler, in particolare quelli di John Douglass, il cacciatore di serial killer, che io ho tra l’altro conosciuto negli anni Novanta, perché venne ospite al “Tappeto volante” di Luciano Rispoli, di cui sono stato a lungo coautore.

 

Perché il mondo dei tatuaggi?

Mi incuriosiva la capacità di spingere avanti i limiti della natura di chi decide, avendo avuto un corpo intatto, di istoriarsi la pelle. I tatuaggi sanciscono l’appartenenza a una tribù, sono una quieta trasgressione, e con un serial killer che guasta la festa ho voluto agitare le acque stagnanti di questa moda massificante.

 

Le avventure di Malinverno continueranno?

Sto rimuginando la sua terza storia, ma allo stesso tempo ho iniziato un altro romanzo. Scrivere  mi fa grande fatica ma non riesco a smettere. Non posso dire con Simenon sia una vocazione alla infelicità, ma essere in balia della propria creatività è abbastanza ansiogeno. Per fortuna si tratta di un’ansia ampiamente ripagata dalla soddisfazione data dai messaggi dei lettori.

 

Tutti positivi?

Diciamo al 75%, per fortuna. I social network hanno accorciato tutte le distanze, anche se certo c’è il risvolto negativo, per cui chiunque dotato di accesso al web si sente un critico all’altezza di Carlo Bo. Basta saper discernere i webeti dalle persone magari genuine ma oneste. 

Tags:
mariano sabatinil'inganno dell’ippocastanoprimo venne caino
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