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Culture
Marilù S. Manzini: “Ecco la mia cura per superare la timidezza”
Lino Patruno, Marilù S. Manzini e Mita Medici

A vederla durante la presentazione, così timida, quasi scriva, incoraggiata dai due relatori (l’attore Beppe Convertini e lo scrittore Ruggiero Capone) capisci perché abbia potuto “prescrivere” ai suoi lettori una “cura per la Vergogna”.  Affari ha incontrato Marilù S. Manzini scrittrice di successo, pittrice, scultrice, fotografa, giornalista e recentemente regista di un film tratto dal suo libro “Il quaderno nero dell’amore” durante la presentazione del suo quinto libro “La Cura della Vergogna”, edizioni Bietti, nel magnifico Hotel Des Époques della Capitale. La sua ultima fatica letteraria è un saggio di psicologia sotto forma di romanzo, una storia di formazione e crescita, di lenta e progressiva costruzione della consapevolezza di sé. Un racconto su due piani, uno in forma epistolare e uno che entra nel vivo dell’azione, di una maturazione affrontata attraverso una serie di prove tanto estreme quanto, a volte, strambe. Un nipote e un nonno si trovano, si scontrano attraverso i passaggi di una terapia d’urto che, porterà il giovane protagonista a superare una timidezza patologica e a riscoprire le proprie potenzialità e il proprio valore, rispecchiando quella formidabile avventura umana che a ciascuno di noi tocca attraversare.

La cura della vergogna è il suo quinto libro, un saggio di psicologia sotto forma di romanzo. E' una svolta rispetto alle sue opere precedenti?

Sì è una svolta, ma fino ad un certo punto. C'è sempre la mia impronta, la mia orma nella sabbia che è: il gioco.  C'era nel precedente romanzo "Se siamo ancora vivi" dove vi era una lista delle ultime 10 cose da fare prima di morire e i due protagonisti le svolgevano in un gioco comico. C'era nel "Il quaderno nero dell'amore" con il regolamento-gioco su come scrivere il diario segreto. C'era in "Io non chiedo permesso" nel finale con un macabro gioco. Quello della "Cura della Vergogna" è un gioco tra nonno e nipote nello svolgere le prove della Cura.

Marilù S. Manzini apeMarilù S. Manzini
 

Interessante l'accostamento di due generazioni. Nonno e nipote. Forse la cura dei giovani passa attraverso la saggezza degli anziani?

Assolutamente credo che la saggezza degli anziani sia indispensabile per un giovane. Io sono cresciuta fino a 16 anni con i miei nonni mi hanno dato radici forti, insegnamenti preziosi che adesso mi fanno stare dritta contro i venti della vita.

A quale pubblico è indirizzato il messaggio?

A un pubblico trasversale. Potrebbe leggerlo un bambino, come un ragazzo, un uomo di mezza età, come un anziano. Non ha un solo pubblico di riferimento. E' una favola moderna per adulti  ma anche per chiunque essendo una favola. 

La cura della vergogna ha dei tratti autobiografici, soprattutto per quando riguarda l'esperienza psicanalitica....

Sì non faccio mistero di avere un analista e di averne conosciuti tanti dal 2002 ad oggi.  Loro hanno cercato di studiare me, ma non credo ci siano davvero riusciti, e  mentre loro cercavano di studiare me io studiavo loro e così sono riuscita a scrivere “La cura della vergogna” che poi mi hanno detto essere una cura che assomiglia molto a quella che svolge il famoso  psichiatra Nardone. Ma io non lo sapevo l'ho scritta senza saperlo perché ormai per esperienza potrei fare io stessa la psichiatra.

Quindi il lettore potrebbe intraprendere la sua cura…

Si, il libro è dedicato a tutti coloro che soffrono di timidezza e vogliono superarla. Il libro guida il lettore ad affrontare le difficoltà della vita, aiuta a credere sempre nelle proprie capacità ed esalta il valore dei nostri continui sogni.

Lei ha avuto grande successo giovanissima con "Io non chiedo permesso" edito da Salani  in campo editoriale. Si reputa fortunata?

Sì sono stata anche fortunata. I miei romanzi hanno avuto tutti un grande successo, credo di scrivere storie interessanti per il pubblico e in questo oltre alla fortuna è importante la capacità di scrittura e la fantasia che lo scrittore possiede. 

Quando è nata la sua vocazione per la letteratura?

Avevo 14 anni mia madre entrò in camera mia tenendo tra le mani un romanzo era "Lettera a un bambino mai nato" di Oriana Fallaci. Io lo lessi in due ore e mi dissi "Ecco cosa voglio fare da grande: la scrittrice "così mi feci regalare una macchina da scrivere elettronica e iniziai immediatamente a scrivere i miei romanzi che all'inizio devo ammetterlo non erano molto belli ma con molta forza di volontà e scrivendo di continuo sono migliorata.

Modenese di nascita e milanese di adozione quando ha influenzato la sua scrittura l'esperienza della provincia e della metropoli? 

La provincia è noir di natura. In provincia puoi scrivere solo dei noir a mio parere. Mio padre è un giornalista di cronaca nera e giudiziaria e mi portava con se a volte quando lavorava per "telefono giallo" la trasmissione di Augias sui set dove ricostruivano gli omicidi. Sono stata molto influenzata nei miei primi due romanzi da questo aspetto noir della provincia, dagli omicidi, dai serial killer. La metropoli invece, sembrerà un paradosso,  mi da molta serenità, e ha amplificato la mia fantasia che già era tantissima, a dire il vero mi trovo meglio a Milano che a Modena.  Spero di vivere per sempre qui a Milano, la amo moltissimo, la sento come la mia vera casa molto più di Modena.

E' vero che ne sarà tratto un film? Sarà lei a sceneggiarlo?

Sì mi piacerebbe molto. Ho già fatto la sceneggiatura e la regia del mio secondo romanzo "il quaderno nero dell'amore"  che uscirà quest'anno si spera nei cinema. Quindi sicuramente se sarà fatto un film da “La cura della Vergogna” sarò ancora io a farne la sceneggiatura.

Cosa ama vedere al cinema?

Adoro gli horror. Sono cresciuta guardando Dario Argento. E poi la fantascienza, i fantasy. Amo molto anche Lars Von Trier . Ma a dire la verità sono onnivora, guardo di tutto, anche quei film pesantissimi che nessuno ama guardare. Quando voglio davvero rilassarmi però la commedia francese la trovo perfetta. Sono molto bravi.

E'anche pittrice, scultrice e fotografa. Qual è la passione più intensa?

In realtà quello che mi rilassa di più e mi rende felice nell' atto del fare è dipingere. Io mi sento una pittrice più che tutto il resto, anche se ho avuto più successo come scrittrice. Ed è un peccato perché i miei lavori non sono niente male.

La sua prossima sfida?

La mia grande sfida quest'anno è stato il cinema, girare QN" tratto dal mio romanzo  Il quaderno nero dell'amore edito da Rizzoli, vedremo cosa succederà, come lo accoglierà il pubblico, io ce l'ho messa davvero tutta, ho messo l'anima, il cuore e la testa. 

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