Massimiliano Santarossa: "Perché gli scrittori giovani del Nordest non parlano più della realtà?"

Dopo che, in un intervento scritto in esclusiva per Affaritaliani.it, lo scrittore esordiente dell'anno Emanuele Tonon ha accusato gli autori del Nordest di non occuparsi di fabbrica, arriva la risposta di Massimiliano Santarossa, che allarga il discorso. "Perché gli scrittori giovani del Nordest non parlano più della realtà?", si chiede, e aggiunge: "La nostra è una tradizione di scrittori impegnati, con un maestro come Pasolini". LEGGI IN ESCLUSIVA SU AFFARI LA RISPOSTA DI SANTAROSSA

Lunedì, 4 gennaio 2010 - 13:00:00

LETTERATURA & NORDEST

L'intervento 1/

Emanuele Tonon scrive un polemico articolo d'accusa in esclusiva per Affaritaliani.it: "Perché gli scrittori del Nordest non parlano della vita in fabbrica?"

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di Massimiliano Santarossa

Perché gli scrittori giovani del Nordest non parlano della vita in fabbrica? si chiede Emanuele Tonon, scrittore appassionato, pure lui come me “figlio del Nordest”. Tonon, tanto per sgomberare il campo da equivoci, è un amico, ed è uno scrittore che stimo molto, uno degli unici scrittori vivi del nostro territorio. E proprio per questo, rilancio la sua domanda, affondando ancora di più il coltello nella piaga culturale: “perché gli scrittori giovani del Nordest non parlano più della realtà?”

massimiliano santarossa
Massimiliano Santarossa

Il Veneto e il Friuli hanno una grande tradizione di scrittori impegnati, potenti, che del coraggio hanno fatto inchiostro, portando la denuncia sociale ai massimi livelli. Ricordo su tutti Pier Paolo Pasolini, ma non è l’unico, lui è il maestro, e quindi cito David Maria Turoldo, Pietrantonio Bellina, o i più recenti Pino Roveredo, Marco Paolini anche se lavora tra teatro e scrittura, e l’amico Mauro Corona, e ce ne sarebbero altri… E poi c’è la generazione che ha debuttato negli anni Novanta, vedi Scarpa, Covacich, Villalta, ma loro affrontano altri temi. E comunque non siamo qui per parlare degli scrittori che l’età e l’esperienza già ce l’hanno. 

emanuele tonon
Emanuele Tonon
Allora mi domando, e i “giovani scrittori”? Quelli che anagraficamente dovrebbero stare sui quarant’anni, magari meno, dove sono? Quali i loro nomi? Pure io come Tonon non vedo scrittori che descrivono la società moderna per denunciarne i mali, intendo scrittori giovani che mettono in gioco la propria biografia, perché è la biografia, o meglio la carne, il vissuto diretto, che in certi casi deve fare letteratura.

Il Nordest oggi sta soccombendo sotto i colpi di un’economia divenuta viscerale, da queste parti sta venendo meno il senso stesso del vivere civile, si stanno incrinando i valori che hanno sorretto la società friulana e veneta per secoli. La cronaca se ne occupa a tratti, denuncia e giudica l’avvenimento quotidiano, ma non basta. Dopo la cronaca dovrebbe arrivare la letteratura a raccontare la società, con la lucidità che solo lei può avere, così da consegnare il quotidiano alla storia. E questa forma di letteratura dovrebbe appartenere agli scrittori “giovani”, non tanto perché la giovinezza aiuta a scrivere, ma perché la giovinezza aiuta a vivere appieno la società.

Appena letta la “denuncia” di Emanuele Tonon, mi sarebbe piaciuto rispondere che aveva torto. Che no. Che ci sono eccome gli scrittori che narrano la realtà. Invece, proprio perché il mondo editoriale lo frequento da oltre quindici anni dico che Tonon ha ragione. E anzi rilancio.  Di chi è la colpa di questa pesantissima assenza?  E’ forse della mia generazione che si è impantanata nelle comodità? E’ forse colpa delle nuove tecnologie che allontanano i giovani dal senso critico? E’ forse colpa della scarsa volontà di affontare la gavetta dello scrittore, così lunga e faticosa? O peggio ancora per colpa di “interessi” e “paure” hanno rinunciato ad un ruolo? 

Sono convinto che di questi tempi ci sia molta paura ad affrontare gli “incubi” della vita reale, siano essi sotto forma di “fabbrica”, oppure di “emarginazione”, o di “precariato”, o di “dipendenze”, ma anche quando l’incubo è il semplice impegno nel sociale, nella politica e via dicendo. Sì, proprio così, ogni impegno nasconde un “incubo”, e gli scrittori giovani sembrano fuggire dagli “incubi”, chiudendosi spesso la possibilità di esordire.  Comunque, visto che posso benissimo sbagliare, alzo la voce e dico: “se qui a Nordest c’è uno scrittore ‘giovane’, capace di narrare e sviscerare la società attuale perché la vive, batta un colpo. Abbiamo bisogno anche di te!”

 

L'AUTORE - Massimiliano Santarossa è nato nel 1974 a Villanova (Pordenone). E’ scrittore ed editor. Da giovanissimo inizia a lavorare in falegnameria, poi come operaio in una fabbrica di materie plastiche. Dal 1995 lavora alla Biblioteca dell’Immagine.  E’ autore dei libri “Storie dal fondo” (2007) e “Gioventù d’asfalto” (2009), entrambi editi da Biblioteca dell’Immagine.
Ha vinto il Premio Letterario “Parole Contro” nel 2008 e ha ricevuto la menzione speciale del Premio Letterario Nazionale “Tracce di Territorio” nel 2009.
Suoi racconti vengono rappresentati a teatro, e pubblicati in diverse riviste letterarie, antologie e quotidiani.
E’ considerato uno dei giovani scrittori italiani più promettenti.
Sta lavorando al suo terzo libro, che verrà pubblicato da Baldini Castoldi Dalai editore.

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