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Culture
Il nuovo libro di Monsignor Paglia. L'intervista
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Monsignor Vincenzo Paglia, giornalista e scrittore, da poco Presidente del Pontificio Consiglio per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio dell'Istituto Giovanni Paolo II è un vescovo molto conosciuto anche a livello mediatico e da poco ha pubblicato un libro, "Sorella morte" in cui tratta tematiche particolarmente delicate.
L'ho intervistato per Affaritaliani nella sede del Pontificio Consiglio, a Via della Conciliazione.

D: Monsignor Paglia come nasce il tuo libro? Il suo significativo incipit è:

"Laudato sì, mì Signore per sora nostra morte corporale, da quale nullu homo vivente po' skappare"


R: Nasce dalle riflessioni con alcuni amici della Comunità di Sant'Egidio, dopo una lunga esperienza di accompagnamento nella malattia sino alla morte di tanti giovani, quando l'Aids era una condanna a morte, o di tanti anziani abbandonati come anche di coloro che sono malati terminali, sulla superficialità sino alla crudeltà con cui si vuole chiedere una legge sulla eutanasia. La nostra lunga esperienza da cui è nata una straordinaria sapienza umana ci ha spinto a parlarne pubblicamente. Dovevano essere alcuni fogli. In realtà, quando ho messo mano alla scrittura mi sono trovato di fronte ad un campo immenso che ha richiesto un dialogo vasto con i diversi mondi culturali e uno scavo anche nella fede cristiana.

D: In questo mondo secolarizzato come si affrontano queste tematiche negative? Tu citi nel libro il teologo Karl Barth…
R: Barth diceva che i cristiani vivono "Con la Bibbia e il giornale in mano". La sfida che i cristiani hanno per sé stessi e per la società è mettere in dialogo fruttuoso la Bibbia e la storia, la fede e la realtà quotidiana. In questo caso l'esistenza concreta di chi vive gli ultimi momenti della vita e le parole della fede.

D: Ma quanto è importante la "Storia" per il cristiano?
R: È la sostanza della sua vita e della sua missione. La Storia è lo scorrere dell'esistenza dell'umanità. Il cristiano ha in mano la Bibbia come fonte per una Storia che sia di salvezza e non di perdizione, di pace e non di guerra, di amore e non di odio, di solidarietà e non di solitudine. Il cristiano (la Chiesa) non vive per sé stessa, vive per rendere la vita dell'umanità migliore e più giusta. La Bibbia è il Giornale. Direi che la Bibbia diviene viva se alimenta la vita umana in senso pacifico.

D: Mi pare che anche Giovanni XXIII cercasse di contestualizzare l'insegnamento del Vangelo…
R: Sì. Lui non voleva un cristianesimo astratto, lontano, freddo. Lui voleva che la dottrina di sempre (il Vangelo) fermentasse di amore la storia del suo tempo. E aggiungeva che la vicenda cristiana doveva svolgersi nella lettura del vangelo e dei "segni dei tempi". L'una lettura arricchiva l'altra. Per questo a chi lo criticava di voler rivoluzionare il mondo con il Concilio Vaticano II lui rispondeva "Non è il Vangelo che cambia, siamo noi che lo comprendiamo meglio".

D: Quindi dal tuo ruolo di Presidente dell'Accademia per la vita, dopo essere stato il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia puoi vedere meglio questi cambiamenti in atto nella società…
R: La famiglia - o meglio le condizioni in cui vivono le famiglie di oggi - è un osservatorio privilegiato ed importante perché proprio in essa si verifica in piccolo, direi in laboratorio, le grandi questioni che interessano l'odierna società. Volendo resta nell'ambito del volume "sorella morte" appare con chiarezza il danno che avviene quando già nella famiglia si nasconde la morte ai bambini, oppure quando si allontanano gli anziani, o quando si scartano i deboli, e così oltre. Con questo volume vorrei dialogare con chiunque è interessato ai temi della vita, alle questioni ultime che ci riguardano tutti. Il mio desiderio è dialogare con tutti, creare ponti, anche in maniera dialettica, ma per ridisegnare un nuovo umanesimo che ci aiuti tutti a vivere meglio.


D: Il Papa ha ricevuto il libro?
R: Sì, gliel'ho portato. È stato contento. Già da Cardinale si era interessato ai temi della fine dell'esistenza. E ritiene importante che questo tema venga dibattuto il più largamente possibile. Purtroppo, nella nostra società il tema della morte è eluso, marginalizzato, nascosto, non se ne deve parlare, va tenuto a distanza. Anche i bambini devono starne lontani. Ma rompere questo "rapporto" con coloro che muoiono significa interrompere il legame delle generazioni, per vivere un "presentismo" pericolosissimo. La vita è un itinerario lungo che va compreso e accompagnato. Sempre.

D: In relazione all'adolescente belga che ne pensi?
Mi è sembrato che questo fatto drammatico - di cui peraltro non si è detto nulla di nulla - sia stato più che altro utilizzato solo per fare pubblicità ad una legge che si vuole fa passare per utile. Mi dica: le pare saggio che mentre la legge vieta al minore di avere la patente per guidare l'auto, gli si chieda il consenso per morire? Non vado oltre.


D. Come mai tu chiami "sorella" la morte?

Il titolo l'ho preso da san Francesco, un uomo che era abituato a chiamare fratello il sole, sorella l'acqua e la luna e la terra, fratelli gli uccelli e anche il lupo. Ebbene, quando stava ormai verso la fine della vita e vede avvicinarsi la morte, la chiama sorella, come a volergli togliere il "pungiglione". San Francesco aveva paura della morte, ma l'ha incontrata circondato dai suoi amici e da un amore che gli ha permesso di chiamarla così sapendo che l'amore è più forte della morte stessa.

D: In effetti anche Gesù prima nell'orto dei Getsemani e poi sulla Croce ha paura…
R: Anche Gesù ha paura della morte. Infatti prima dice "Padre, se è possibile passa da me questo calice" e poi chiama suo Padre e dice "Perché mi hai abbandonato"? Ma sa che non è l'ultima parola. Per questo non dobbiamo stupirci della nostra paura. La morte, del resto, è sempre nemica: distrugge rapporti, crea dolore, interrompe l'esistenza…Per il cristiano vi è l'esempio di Gesù. È un confronto decisivo. Nel libro vi ho dedicato due capitoli. Ed è centrale concetto di "vita eterna". La vita non termina con morte, continua uniti a Gesù che è morto e risorto. Per questo vorrei bandire il termine "Aldilà". Per il cristiano la vita non finisce. Ed è in questo senso che il
"Paradiso" e l'"Inferno" sono già qui, su questa Terra e li creiamo giorno per giorno.

D: Tu sei stato molto vicino a Marco Pannella nella sua fase finale. Che idea aveva del termine della sua esistenza?
R: Molto serena e problematica nello stesso tempo. Una volta gli dissi, facendo riferimento al fatto che sia lui che io eravamo ormai anziani e che una volta morti ci saremmo ritrovati nel grande piazzale del giudizio e al suo arrivo si sarebbe alzato uno stuolo di "morti di fame" e di carcerati, i quali avrebbero urlato: "Marco ci ha aiutato, ha digiunato per aiutarci!".

D: E lui che diceva?
R: Rideva compiaciuto.

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