"Nato per rincorrere" (Castelvecchi): Bruce Springsteen, la vita, il rock, l’amore e nient’altro...

SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO IN ESCLUSIVA

Martedì, 11 maggio 2010 - 15:31:00

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Arriva in libreria "Nato per rincorrere. Bruce Springsteen, la vita, il rock, l’amore e nient’altro" per Castelvecchi di Gianluca Morozzi, un divertente e appassionato tributo narrativo a Springsteen e un ringraziamento, per aver reso migliore la vita di tante persone, concerto dopo concerto, sera dopo sera.

IL LIBRO - Un ventiduenne mollato dalla fidanzata viene trascinato dagli amici a un concerto di Bruce Springsteen...lui ancora non lo sa, ma la sua esistenza è destinata a cambiare di colpo nel giro di una sera. Con la musica del Boss come indissolubile colonna sonora inizia un viaggio lungo cinquanta concerti: da Codroipo a Parigi, dal Palamaggiò di Caserta al Madison Square Garden di New York. Sullo sfondo, indomabile, scorre la vita: amori, dolori e avventure raccontati con il talento ironico e spiazzante di Ginaluca Morozzi e rigorosamente accompagnati dalle canzoni del grande Bruce.

L'AUTORE GIANLUCA MOROZZI - È nato a Bologna nel 1971 e tra Despero (Fernandel, 2001) e Cicatrici (Guanda, 2010), ha scritto altri dodici libri, suonato in vari gruppi rock e visto cinquanta concerti di Bruce Springsteen. Con Castelvecchi ha già pubblicato Il rosso e il blu (2009).

LEGGI IN ESCLUSIVA SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO

© Gianluca Morozzi, tramite Nabu International Literary Agency, 2010
© 2010 Alberto Castelvecchi Editore Srl

I wish I were blind
(ZURIGO, 7 APRILE 1993)

                                                                                                                                 Arau, 7 aprile (forse già 8)

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Bruce Springsteen
Cara Valeria,
è notte fonda ma non sto dormendo. Sono qui che ti scrivo da un posto assurdo, una città delle fiabe che si chiama Arau, in Svizzera. Cosa ci faccia io ad Arau, in Svizzera, e perché non stia dormendo, te lo spiegherò a breve. Sappi che ho in testa una certa persona, un incontro folgorante, e un paio di stivali. Curiosa? Brava. Macerati un po’. Te lo meriti. Detto con affetto, eh? Sto bene, comunque. Davvero. Anzi, scusami per tutte quelle brutte cose che ti ho detto l’ultima volta. Mi sto riprendendo, stai tranquilla. Sono forte. Non ti odio più. Non odio più nemmeno Bruno. Non dico che mi stia simpatico, ecco, non esageriamo. Non ho cambiato parere su
di lui (politicamente, calcisticamente e umanamente Bruno è la mia nemesi), ma se stai meglio con lui che con me, beh, sono felice. Abbastanza felice. Non sbilanciamoci, dai. Avrei preferito che tu fossi felice con me, vorrei essere cieco quando ti vedo passeggiare con Bruno in via d’Azeglio… ma si vede che non era destino, eh? Continuo a pensare a questa persona che mi è comparsa davanti poche ore fa. Ai suoi stivali, e a tutto quello che è venuto dopo. Ti sei ingelosita? (Eh, eh). No, non è una donna… è un uomo di quarantaquattro anni. Tranquilla, non ho cambiato gusti: è Bruce Springsteen! L’ho visto, finalmente. Ti ricordi un anno fa, quando ti avevo detto timidamente: «Sai, viene Bruce Springsteen a Milano, suona due sere, il mio amico dell’università ci va, magari potremmo andarci insieme io e te, forse canta quelle canzoni lente che ti
piacciono, sai, tipo I’m On Fire…». E poi non ci eravamo andati perché dovevamo fare qualcosa di moooolto più
importante come il torneo di scala quaranta a casa di tua sorella, o dovevamo andare al cinema a vedere Nightmare
6 con gli occhialini tridimensionali… o cose del genere. Che mi piacevano, intendiamoci, nell’ambito del nostro
rapporto di coppia, eh? Ma ora che il nostro rapporto di coppia è finito (non per mia scelta…), quando il mio amico dell’università mi ha detto: «C’è Bruce Springsteen a Zurigo, fa due date, andiamo?», io ho detto: «Ma sì, dai. Magari vedo solo la prima data». Sarà sempre meglio che starsene a Bologna a mangiarsi il cuore e ad appostarsi fuori dal tuo ufficio per vedere arrivare Bruno e sognare di mettere i chiodi sotto la macchina di Bruno e tutte le belle cose che, lo sai benissimo, ho fatto e pensato nell’ultimo periodo. Beh, paperotta (posso ancora chiamarti così? Tu puoi chiamarmi paperotto quanto ti pare!), io… io… non ho parole. Non che non mi sia divertito ai concerti visti con te, intendiamoci, Umberto Tozzi al Paladozza è stato bellissimo, certo, ma questo… io… boh… che dire? Descrivo la Gioconda a un cieco? Spiego Yesterday a un sordo? Non so… La prima cosa che ho visto di Bruce sono stati gli stivali. C’è stata questa cosa assurda… noi fan venuti dall’Italia eravamo tutti già dal pomeriggio davanti all’Hallenstadion di Zurigo, di svizzeri neppure l’ombra, e quando hanno aperto i cancelli ci siamo intruppati sotto il palco, e di svizzeri, ancora, neanche l’ombra, e a mezz’ora dal concerto il palasport era praticamente vuoto, poi di colpo si è riempito tutto e alle otto e trenta secondi gli svizzeri hanno cominciato a battere le mani per reclamare l’inizio dello show… e poi le luci si sono spente, io ho alzato gli occhi verso il palco, un palco semplicissimo, spoglio, e a un certo punto nel cono di luce ho visto un paio di stivali che uscivano dal buio, e sopra gli stivali c’era Bruce Springsteen. C’era. Bruce. Springsteen. Con una chitarra acustica. Lui. Proprio lui. In carne. E ossa.

 

 

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