Lo scrittore Omar Di Monopoli interviene nel dibattito sulla ‘meglio gioventù’ di scrittori pugliesi: “Non solo taranta, ma anche diossina…”

Continua il dibattito sullo speciale di Affari a proposito della ‘meglio gioventù’ di scrittori da Taranto e dal Salento

Sabato, 3 ottobre 2009 - 13:15:00

monopoli
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di Omar Di Monopoli (scrittore)

Non v'è dubbio riguardo al fatto che il nostro Sud sia da qualche anno un calderone ribollente di voci nuove. Forse non ha mai smesso di esserlo, proprio per la sua arcaica connotazione di “terra problematica” (che non a caso lo accomuna con tutti i Sud del mondo). Ma è altrettanto singolare che proprio dalla Puglia, una regione che si voleva sino a qualche tempo fa “diversa” tra i “diversi” in quanto apparentemente meno ottenebrata dalla malavita e dal malaffare che tradizionalmente ingolfano il Meridione, provengano alcune tra le voci più interessanti dell'ultimo decennio artistico: penso a Edoardo Winspeare e ai fratelli Piva per il cinema, al movimento teatrale dei Koreja e al lavoro di singoli attori in grado di rompere con la tradizione (consiglio vivamente gli spettacoli di Alessandro Langiu) e naturalmente al pullulare di nuovi/vecchi scrittori che negli ultimi tempi hanno saputo rimpinguare i paginoni culturali fornendo agli specialisti l'ennesima etichetta di comodo su cui speculare.

Personalmente porto avanti un lavoro che si sforza - ovvio che non è detto che la cosa riesca! - di eludere qualsiasi facile accostamento, cercando di formulare un mio personale universo letterario che mutui - questo sì - direttive geografiche precise per annodarle a un “sentire” il più universale possibile. Poi, questo lo ammetto, il ritrovarsi inseriti in un contesto comune come quello della Salentinità, Pugliesità o Meridionalità che dir si voglia finisce indubbiamente per favorire la circolazione del mio lavoro: anzitutto in termini puramente promozionali (i giornali sono più interessati ai fenomeni corali e la Puglia, nell'ultimo decennio, ha saputo costruirsi una facciata turistica che indubbiamente “tira”) e poi più meramente pratici: avere un confronto con più colleghi, incontrarsi nei ritrovi/conferenze/sit-in comporta una perenne rielaborazione dei propri confini culturali per aggiustare il tiro e uscire dal soliloquio che pure attanaglia chi lavora con le parole (sempre che si riesca a mettere da parte le massicce dosi di narcisismo insite in questi periodici incontri, sia chiaro!).

Di fatto trovo significativo - e necessario - che le voci dissonanti siano all'interno del fenomeno sempre più numerose, e che assieme alla taranta e alla pizzica si parli con sempre maggiore frequenza della diossina e della sanità, dello schiavismo nella raccolta dei pomodori e dell'abusivismo; quello che ritengo insomma esuli da un semplice discorso di moda è che dal Sud sia riaffiorata una coscienza civile nuova, che assieme al mero aspetto commerciale dell' “appartenere a un filone” favorisca la discussione sui punti critici, sulle mancanze e i disservizi che porzioni importanti della nostra penisola si portano avanti da tanto, troppo tempo. Certo, lievitando la produzione di elaborati artistici (improvvisamente si fanno un sacco di fiction in Puglia, e poi di film in Puglia, e libri sulla Puglia!) il rischio di confondere gioiellini nella melma aumenta di pari passo, ma questa in fondo “è la democrazia, baby!”

L’AUTORE - Omar Di Monopoli (1971) vive e lavora in Puglia, a Manduria. Ha firmato la sceneggiatura di La caccia prodotto da Edoardo Winspeare. Vincitore del prestigioso Premio Opera Prima Edoardo Kihlgren 2008 con “Uomini e Cani” (Isbn), nel 2009 ha pubblicato “Ferro e fuoco” con la stessa casa editrice. Presto chiuderà la trilogia.

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