"La legge di Fonzi" di Omar Di Monopoli. L'intervista di Affaritaliani.it

"La Puglia non è solo quella 'da cartolina', tutta 'pizzica e taranta', che le associazioni turistiche vanno vendendo da anni. Io racconto il lato oscuro della mia regione...". Omar Di Monopoli pubblica "La legge di Fonzi" (Isbn), ultimo capitolo della sua trilogia "western", e per l'occasione si racconta a tutto campo con Affaritaliani.it: "Lo Stato avrà pure sconfitto la Sacra Corona Unita, ma i paesi che ne hanno conosciuto il potere in qualche maniera ne sono stati marchiati a fuoco!". E aggiunge: "Nel mio prossimo romanzo parlerò di nucleare in Puglia...". Poi lo scrittore rivela: "Vendola? Lo sostengo, ma sono convinto che la politica sia un lavoro sporco e pertanto tendo a mortificare ogni mio genuino entusiasmo con dosi considerevoli di sano disincanto...". L'INTERVISTA E, IN ESCLUSIVA, UN ESTRATTO E IL FOTOREPORTAGE

Mercoledì, 16 giugno 2010 - 10:00:00

Omar Di Monopoli La legge di Fonzi
LA COPERTINA

La "lobby" di scrittori pugliesi pro-Vendola? Se esiste non pende dalle labbra di Nichi... Leggi l'inchiesta di Affaritaliani.it con le interviste agli scrittori  Nicola Lagioia, Alessandro Leogrande, Donato Carrisi e Vito Bruno e al banchiere Guido Roberto Vitale...

 

LO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT SULLA NUOVA NARRATIVA PUGLIESE

Arriva da Taranto e dal Salento la 'meglio gioventù' della nuova letteratura italiana. LO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT

IL COMMENTO 1/

Lo speciale di Affaritaliani.it sulla nuova narrativa da Taranto e dal Salento spinge lo scrittore Cosimo Argentina a intervenire... LEGGI IL SUO COMMENTO

IL COMMENTO 2/

Anche lo scrittore "western" Omar Di Monopoli interviene nel dibattito sulla ‘meglio gioventù’ di scrittori pugliesi in corso su Affaritaliani.it: “Non solo taranta, ma anche diossina…”

IL COMMENTO 3/

Lo scrittore Vito Bruno interviene nel dibattito sulla ‘meglio gioventù’ di autori pugliesi in corso su Affaritaliani.it: "Bello parlare della Puglia ma apriamoci anche al resto del mondo"

IL COMMENTO 4/

Flavia Piccinni , autrice esordiente, interviene su  Affaritaliani.it "C'è chi scrive di Puglia solo per cavalcare l'onda..."

IL COMMENTO 5/

Carlo D'Amicis , tra gli scrittori pugliesi più amati dalla critica, interviene su Affaritaliani.it: "La letteratura apolide di noi pugliesi lontani dalla nostra terra..."

L'EDITORE

L'editore Manni: "Il problema del Sud resta il degrado culturale". L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

La notte della taranta (foto tratta da www.tomaiuolo.it)
La Notte dellaTaranta
A "Quindici passi" (dal 'Mostro') di Giuliano Foschini. Il disastro dell'Ilva di Taranto in un reportage meticoloso


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di Antonio Prudenzano

Nella letteratura italiana contemporanea le trilogie sono roba rara, sempre che non si parli di "narrativa di genere". Omar Di Monopoli, classe '71, rappresenta un'eccezione coraggiosa. Lo scrittore di Manduria (Taranto) un genere se l'è inventato (il cosiddetto "western pugliese"), ma soprattutto si è inventato uno stile ("alla Di Monopoli", appunto, che poi non possa piacere a tutti questo è un altro, inevitabile, discorso). Ebbene, dopo l'acclamato esordio "Uomini e cani" (Premio Kihlgren '07), il meno fortunato "Ferro e fuoco", ora in libreria arriva "La legge di Fonzi" (i tre libri sono editi dalla milanese Isbn), di sicuro il più bello infuocato mitragliante dei tre. Un romanzo (fin troppo saturo di personaggi, dotati però di soprannomi indimenticabili: Manicomio, Skùppetta, Fonzi, tanto per citarne tre) che si può solo leggere tutto d'un fiato. Arrembante, cinematografico (tra western, thriller e 'nuovo' cinema pugliese), violento, spietato nel raccontare l'altro Salento, quello oscuro e lontanissimo dall'immagine da cartolina venduta ai turisti, dove la Sacra Corona Unita (la mafia locale) sarà pure stata sconfitta "ufficialmente" dallo Stato, ma probabilmente ha lasciato dietro di sè ancora troppa "nostalgia"... Nell'immaginaria Monte Svevo (che molto somiglia a Oria, paese situato a pochissimi chilometri da Manduria, dove lo scrittore vive), a metà tra Taranto e Brindisi, tutti sono - chi più chi meno - "affascinati" dall'illegalità, politici e preti compresi: dai ragazzini che studiano da criminali ai criminali già formati che si fanno aiutare da giganteschi immigrati africani, passando per la leggendaria coppia di fratelli uniti dall'odio reciproco: Nando Pentecoste, detto Manicomio, ex boss locale pronto a tornare (dopo una parentesi in carcere) "trionfalmente" (e a modo suo...) a riprendersi il trono non prima di essersi vendicato (sempre a modo suo...), e Giovanni, detto Fonzi, attorno al quale aleggia un'inquietante lezzo di mistero...


Di Monopoli nel suo Salento "western" (foto di Paola Pasanisi)
GUARDA IL FOTOREPORTAGE IN ESCLUSIVA SU AFFARITALIANI.IT

Di Monopoli, la Puglia che racconta ne "La legge di Fonzi" è così "sporca" anche nella realtà?
"Il Mezzogiorno italiano (al pari di qualunque altra parte del globo) è evidentemente una commistione di luci e ombre. La Puglia da cartolina, quella terra solare e rigogliosa tutta 'pizzica e taranta' che le associazioni turistiche vanno vendendo da anni è una dimensione di sicuro esistente e concreta, e bene fa chi ha saputo promuoverla vendendo ai visitatori un prodotto unico e originale. A me come scrittore però non interessa granché quest'aspetto della regione, perché il mio sguardo, la mia prospettiva artistica, s'imperniano e si focalizzano sulla parte nascosta, quella che ottunde e corrompe l'animo di una porzione considerevole di meridionali, gente priva di scrupoli grazie alla quale finita l'estate un velo di disgrazia cala sul nostro sud, lasciando chi ci vive nelle mani del degrado, dell'abusivismo e dell'inciviltà più bieca".

Uno dei protagonisti del romanzo è un ragazzo "naziskin" specializzato nei furti d'auto. Il fenomeno del neonazismo è tornato in voga anche nella sua Puglia?
"Quello del mio personaggio è in realtà una forma spuria di neonazismo. Pisso, il giovane ladro di macchine, ha abbracciato l'ideologia di Hitler per attaccarsi a qualcosa e non guardare in faccia il fatto che nella vita non ha realizzato mai nulla di buono. Però in qualche maniera durante l'arco del romanzo Pisso cresce e accantona il suo fanatismo, anche se - in soldoni - non vince lo stesso, anzi, è uno dei tanti 'loser' che popolano la storia e che arrancano convinti prima o poi di svoltare".

Cosa resta oggi della Sacra Corona Unita? "La legge di Fonzi" in questo senso punta a raccontare in forma romanzata l'evoluzione della malavita pugliese data per "morta" forse troppo presto?
"Quando ho scritto il romanzo avevo in realtà delle suggestioni cinematografiche in testa. La prima riguardava un western italiano scalcagnato del 1969, firmato da Sergio Garrone e intitolato 'Django il Bastardo', in cui c'è un pistolero che ritorna e che per tutto il film non si capisce bene se è un fantasma, un vendicatore o forse solo un pensiero fisso dei cattivi del villaggio (da qui l'idea del mio personaggio Fonzi) mentre l'altra suggestione proveniva direttamente da 'Shining' di Kubrik/King, l'idea cioè che in un posto in cui si sono consumate delle violenze efferate (là era l'Overlock Hotel, qui il fittizio paesino di Monte Svevo) il Male rimanga in circolo corrompendo tutto. Ebbene la mia idea di ciò che ha fatto la SCU giù in Puglia è esattamente la stessa: non importa quanto sia realmente stata sconfitta dallo Stato, i paesi che ne hanno conosciuto il potere (e la malia) in qualche maniera ne sono stati marchiati a fuoco!".

Se la sente di fare un bilancio "spietato" della sua "trilogia" western? Quale dei tre libri ritiene meglio riuscito e perché? Come si è evoluto il suo stile?
"Io vengo dalla gavetta: ho collezionato decine di rifiuti prima di approdare a un editore nazionale e quando l'ho fatto era perché finalmente avevo trovato una mia «voce» letteraria: chiara, riconoscibile e ben definita. Qualcuno la trova eccessiva, barocca, ridondante e talvolta i temi che affronto sembrano troppo sanguinari, ma questo è ciò che scrivo e allora perseguo questa linea venendo grazie a dio ripagato dall'affetto dei lettori. Pertanto tutti e tre i romanzi, che pur si leggono in maniera disgiunta, sono accomunati da una poetica comune; una 'visione' se vogliamo, che ha sicuramente a che fare con la crudeltà e l'inesorabilità del male. 'La violenza come la summa di tutti i rapporti umani', per dirla con Sam Peckinpah. Sicuramente nel primo della serie, 'Uomini e cani', c'era parecchia roba
Horror (i rednecks truci modello Non aprite quella porta, ad esempio) e tanta buona letteratura southern, per cui l'ho adorato, è stato il mio esordio, quindi il Primo Amore. "Ferro e fuoco" pescava a piene mani dai grandi bardi degli stati meridionali degli USA (McCarthy e Faulkner in primis) ma credo che la tematica utilizzata come collante della vicenda (lo sfruttamento dei nuovi schiavi nel lavoro sui campi) abbia un po' impaurito chi si aspetta dalle mie pagine «solo» fucilate e lotte tra cagnacci. Quest'ultimo 'La Legge di Fonzi', infine, è oggettivamente un degno frullato di tutto quanto si era intravisto nei primi due capitoli e secondo me è il punto più alto di quella 'estetica della violenza» di cui parlavo prima'...".

Spesso la attaccano per l'immagine totalmente negativa che dà della Puglia nei suoi romanzi. Davvero non c'è niente che la renda ottimista quando pensa alla terra in cui vive?
"Amo la mia terra, la adoro, davvero. E per questo la tratto come un'amante della quale non sono mai soddisfatto. Vorrei che s'impegnasse di più, che non mi deludesse ogni giorno. Penso anche che prima o poi mi abbandonerà per tradirmi col primo che passa...".

Gran parte dei "nuovi" autori pugliesi di cui tanto si parla si sono schierati pubblicamente a favore del riconfermato Governatore della regione Puglia Vendola. Anche lei sostiene il leader Sinistra Ecologia Libertà? Pensa che il modello-Vendola sia esportabile anche al di fuori dei confini regionali (anche in vista di una probabile presenza di Vendola tra i candidati alle prossime Primarie del Pd)?
"Ma certo che sostengo Vendola. Non ho firmato appelli perché sono abbastanza defilato rispetto al can-can mediatico ma ho grande stima del lavoro del Governatore e penso che sicuramente il suo progetto sia esportabile (oltre che, naturalmente, perfettibile). Poi però sono anche convinto che la politica sia un lavoro sporco e pertanto tendo a mortificare ogni mio genuino entusiasmo con dosi considerevoli di sano disincanto"...

Chiusa la trilogia "western", a cosa si dedicherà?
"Ho un romanzo cui mi sto dedicando alacremente e che tratta di un tema tornato ahinoi sgradevolmente in auge:
parla del Nucleare in Puglia. Verte attorno ai moti popolari che animarono vent'anni fa la provincia di Taranto
e Lecce e che alla fine portarono al referendum antinucleare (il cui risultato l'attuale governo sembra decisamente voler ignorare) però è tutto visto con gli occhi fiabeschi di un bambino, quindi si ride anche un po', riso amaro, certo...".

Prima o poi tornerà a scrivere un quarto "western pugliese"?
"Chi può dirlo: magari prima o poi mi deciderò a scrivere un libro di teenager - vampiri di modo da potermi permettere anch'io finalmente un mutuo per la casa!".

LEGGI IN ESCLUSIVA DA AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO DA "LA LEGGE DI FONZI"
(per gentile concessione dell'editore Isbn)

«Passata la controra, da un cielo in tutto somigliante a una cupola spolverata di tritumi di madreperla si propagò a sorpresa il crepitio di tuoni asciutti, senza pioggia.

Non è che mo’ se ne viene giù la tempesta, no ingegne’? esordì una vecchia bacucca affacciata dal balcone, la pelle scura come cuoio essiccato, rivolgendosi all’uomo che se ne stava disotto, in strada, assorto a studiare il faccione di Ronn Moss su un manifesto.

No, rispose l’ingegnere facendosi vento col panama in mano, tutt’al più due gocce veloci veloci farà, vedrete, signo’…

Eh, già, quella tutta afa è, mica è veramente pioggia, concordò la donna continuando a scrutare irriducibile quella specie di pertica vestita di lino al pianterreno, combattuta se dargli ancora corda oppure rientrarsene in cucina dinanzi al ventilatore, a ripassare a memoria le televendite del canale locale.

Ma che, si decise finalmente a chiedere, veramente quìddu attore là state facendo venire a Monte Svevo?

Il vecchio rispose di sì senza distogliere gli occhi da Ridge.

E non era meglio se chiamavate a Albano?

Il vecchio sollevò la faccia all’insù e le lanciò uno sguardo occhiuto. Albano a Cellino abita, signora, disse in un sospiro, basta che vi fate una passeggiata e quello lo potete vedere tutte le volte che vi pare…

L’altra si schermì guardandosi intorno. Bhè, ingegne’, io mica volevo criticare, disse, è solo che a me mi piace tanto comu canta Albano, è bravo quasi quanto a Claudio Villa; e invece quìstu no’ jé manco italiano…

Signora mia, una questione di gusti è.

La donna non rispose. Si ritirò senza fare alcun rumore tra le mura della propria abitazione e fu come se il tempo l’avesse rapita per catapultarla all’istante in un’altra dimensione.

Di lì a poco la volante della polizia sbucò da dietro una stradina avvicendandosi verso l’anziano dirigente. Il vra-vra dei copertoni sul selciato risuonò per la via con fragore disturbante sino a interrompersi proprio davanti ai piedi del vecchio. Al posto di guida c’era il commissario, e assieme a lui non c’era nessun altro.

Ingegne’, pronunciò trafelato il trippone sporgendosi dal finestrino. Lo sapete, no, che Manicomio è uscito?

L’altro si lisciò delicatamente le setole del baffo stralunando gli occhietti.

Vuoi dire che sta già qua? domandò.

Non lo so, ingegne’, non lo possiamo sapere, gli venisse n’accidenti! Però sicuro dal carcere è uscito…

Vabe’, e tu mo’ dove stai andando?

Lasciamo stare, ingegne’, che io oggi contavo di prendermi qualche ora libera per venire con calma a conoscere quello là a casa del sindaco…

Il poliziotto indicò con il pollice l’immagine dell’attore. Poco più a destra del manifesto una cicatrice di piccole voragini nella pietra ricordava ai passanti che solo sino a un decennio prima in quel posto feroci clan si affrontavano sventagliando raffiche di Kalashnikov.kalashnikov.

…E invece mi tocca prima fare qualche giro, mi tocca. Per stare tranquilli. Non vorrei che mentre stiamo tutti là quello sciamannato ne combina qualcuna delle sue. Faccio mettere un paio d’agenti attorno alla villa di Gerardo, ‘n si sa mai!

Fai bene, interloquì l’ingegnere con tono assente, e poi, ritornando anch’egli sul faccione sorridente del manifesto, domandò: allora stasera non ci vediamo?

Sì, ca comu se non ci vediamo, anzi, sarà bene trovare cinque minuti per parlare a quattr’occhi, io, lei, il sindaco e magari pure l’arciprete… Io sto agitato, ingegne’, manco me ne rendevo conto, fino a mo’, di quanto questa storia mi avesse massacrato i comesichiamano…

La sarabanda dei tuoni riprese in sordina, distante chilometri e chilometri nel cielo.

Vabe’, Enzo, in qualche maniera si risolve. Ci vediamo più tardi.

Non appena l’autopattuglia si fu riavviata, il vecchio cacciò dal taschino il suo BlackBerry e vi digitò un numero. Uhé, carissimo, l’ingegnere sono, sbraitò nel ricevitore, vedi che tuo cugino è fuori, è ufficiale. Sìne, sicuro sto dicendo… Io ti ho avvisato, mo’ a te tocca togliermelo di torno… Certo, lu sàcciu che non c’è bisogno che te lo ricordo, tu comunque non ti scordare mai che se non era per il sottoscritto tutto quel terreno là intorno allo sfasciacarrozze ancora a Manicomio stava intestato… E invece io ti ho fatto padrone pure agli occhi della legge, ti ho fatto!»

 

 

 

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