Orestea, l'attualità del teatro greco

SCATOLA TEATRALE/ Le idee di Paolo Zuccari, regista dell’Orestea di Eschilo in scena al teatro Sala Uno di Roma fino al 27 gennaio, sono interessanti, dinamiche, tese a interpretare un testo classico e a riempire lo spazio teatrale di tensione e catarsi, nella citazione di un messaggio che dall’era greca a oggi ripercorre i temi dell’angoscia e del terrore... - di Lucilla Noviello

di  Lucilla   Noviello

Le idee di Paolo Zuccari, regista dell’Orestea di Eschilo in scena al teatro Sala Uno di Roma dal 16  al 27 gennaio, sono interessanti, dinamiche, tese a interpretare un testo classico e a riempire lo spazio teatrale di tensione e catarsi, nella citazione di un messaggio che dall’era greca a oggi ripercorre i temi dell’angoscia e del terrore. Clitennestra, disperata e vittima, carnefice e solitaria, interpretata da una bella e brava Isabella Tedesco, giovane attrice proveniente dallo studio del Teatro Azione, come tutti gli altri attori sulla scena. Poi Oreste, attraversato dai dubbi, impacciato nel fisico, timido quasi, le cui movenze hanno vita nell’interpretazione di Tommaso Lombardo che attraverso la guida del regista ce ne dà questa particolare visione. E soprattutto l’Erinni, un animale quasi, contemporaneamente feroce e sensuale - aspetti che come sempre sono magistralmente sottolineati nei personaggi di Paolo Zuccari - che con il corpo di Michela Giamboni diventa una onnipresente figura del male. Non può esserci redenzione nelle terre di Agamennone e in nessun’altra terra: solo il sangue, e la morte, e i rossi strascichi del passato - tutti portati sul palcoscenico negli oggetti, nei costumi, nelle voci ora soffuse, ora ironiche e ora possenti  - colpevolizzano e soprattutto rendono dannati coloro che soffrono così come coloro che hanno dato la sofferenza. Non c’è parola che possa portare consolazione, né nuovo amoroso atto, filiale o matrimoniale, che possa donare pace o tenerezza. Il dolore pervade l’esistenza e il rimpianto non ha neppure la leggera pietà del ricordo. Forse è lo spettatore a poter salvare i dannati, lui solo attraverso il suo giudizio finale. Lo spettacolo è così bello, privo di pause, sempre teso verso un divenire che non diviene mai, quasi fosse questa continua forza dell’arte - mai domata, mai priva di originalità e sempre seme la cui fioritura non è impedita neppure dal gelo dell’oltretomba - la strada che possa condurre a un mondo nuovo, in cui il sangue esiste solo nel momento della nascita, del parto, e non in quello dell’assassina violenza.

 

Orestea, di Eschilo. Regia di Paolo Zuccari. Interpretato da Isabella Tedesco, Tommaso Lombardi e Michela Giamboni. Teatro Sala Uno di Roma dal 16  al 27 gennaio e poi in tournée.


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