Parente ad Affaritaliani.it: "Lascio Newton Compton. Colpa (anche...) dello Strega..."

ESCLUSIVA/ "Ci siamo accordati con l'editore Raffaello Avanzini, e la mia decisione di sciogliere il contratto è stata accolta. La Newton Compton continuerà a pubblicare i miei saggi. La rottura riguarda solo la narrativa". Lo scrittore Massimiliano Parente parla con Affaritaliani.it della rottura con la casa editrice che ha pubblicato il suo pamphlet "La casta dei radical chic". E spiega: "Il motivo? Il mio nuovo romanzo, 'L'inumano', che chiude una trilogia con pochi precedenti in Italia. Si è generato un equivoco. La Newton Compton voleva portarlo allo Strega, poi hanno scoperto che nelle varie sottotrame tra le altre cose dico la mia contro il sistema dei premi letterari, e la logica del premio Strega in più punti del romanzo è riconoscibile. Mi hanno chiesto di eliminare quella parte e non solo, ma naturalmente ho detto di no". E aggiunge: Ho avuto una riunione, a suo modo divertente..., con Avanzini, in cui sono emersi tutti i punti che non ci trovano d'accordo. Due visioni della letteratura praticamente opposte. Ad esempio il titolo del romanzo: io pretendo si chiami 'L'inumano'. Lui ha proposto la variante 'Io sono l'inumano' perché a suo avviso, ricordando il bestseller di Faletti 'Io uccido', con il suo titolo il libro avrebbe potuto vendere di più. Mi viene da ridere solo a ripensarci...". E poi rivela... L'INTERVISTA

Lunedì, 8 novembre 2010 - 14:51:00

di Antonio Prudenzano

massimiliano parente
Massimiliano Parente

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Quando Massimiliano Parente, scrittore (e "personaggio") non scontato per definizione, dopo i noti screzi con Bompiani ha scelto di accasarsi a Newton Compton, qualche dubbio è venuto a parecchi. Come faranno ad andare d'accordo, si sono chiesti tanti addetti ai lavori, un autore da sempre lontano anni luce dalle leggi non scritte che regolano gran parte dell'industria editoriale, e la casa editrice indipendente di Raffaello Avanzini, che non ha mai nascosto di avere come obiettivo primario quello di vendere quante più copie possibile di un libro? Alla faccia degli scettici, con il pamphlet "La casta dei radical chic", primo libro di Parente edito da Newton Compton uscito pochi mesi fa, è andata più che bene: "Siamo alla terza edizione, credo abbia venduto circa 15mila copie, anche se confesso di averlo scritto con la mano sinistra...", ci racconta Parente. Lo abbiamo contattato telefonicamente dopo aver letto il messaggio che ha lasciato sulla sua bacheca Facebook, in cui ha annunciato ai suoi "fan" il proprio addio alla casa editrice di Avanzini. "Ci siamo accordati, e la mia decisione di sciogliere il contratto è stata accolta", ci spiega, e aggiunge: "La Newton Compton continuerà a pubblicare i miei saggi. La rottura riguarda solo la narrativa".

massimiliano parente la casta dei radical chic
L'ultimo libro di Parente
Parente, dica la verità: sapeva fin dall'inizio che sarebbe finita così...
"Forse ha ragione, me la sono un po' cercata... Ma solo adesso mi rendo conto davvero di aver sbagliato sin dall'inizio. Speravo che, scegliendomi, Newton Compton sapesse con chi aveva a che fare e che mi avesse voluto per fare una scelta controcorrente anche rispetto alla propria linea editoriale. Evidentemente mi ero sbagliato. Ho cercato di spiegarlo ad Avanzini. Io non sono come gran parte dei miei colleghi scrittori, esordienti e non, disposti a farsi riscrivere, se non proprio scrivere, i libri dagli editor. Prima di convincermi a cambiare una sola parola di un mio romanzo, devono passare un mese a cercare di convincermi!".

Ma qual è stato il motivo della rottura?
"Il mio nuovo romanzo, 'L'inumano', che chiude una trilogia con pochi precedenti in Italia. Si è generato un equivoco. La Newton Compton voleva portarlo allo Strega, poi hanno scoperto che nelle varie sottotrame che si potranno leggere nella 400 pagine del romanzo, tra le altre cose dico la mia contro il sistema dei premi letterari, e la logica del premio Strega in più punti del romanzo è riconoscibile. Mi hanno chiesto di eliminare quella parte e non solo, ma naturalmente ho detto di no... A prescindere dal premio (a proposito del quale mi hanno spiegato: 'Se portiamo un libro del genere allo Strega ce lo giochiamo per i prossimi vent'anni'...) la casa editrice pretendeva di tagliare le pagine più forti e meno digeribili, per 'non irritare i lettori di una certa età', quindi credo tutto il libro. Quest'estate, all'oscuro di tutto, mi hanno domandato come procedeva e se fosse un romanzo adatto allo Strega, e di farli capire come sarebbe stato. Ho risposto: se ci portereste Sade riscritto da Darwin con la lingua di Parente, sì. Paradossalmente la chiusura di questa trilogia di mille e trecento pagine dove ogni parola è indispensabile ed editorialmente non trattabile è un romanzo che si colloca su un terreno inesplorato dalla letteratura, contro la stessa letteratura e il pensiero, il più violento attacco mai scritto contro l'essere umano in particolare e la vita in generale. Non a caso il protagonista è un biologo che ha deciso di scrivere l'ultimo romanzo possibile sull'uomo, e ne è venuta fuori un'opera che ha messo a dura prova la mia stessa esistenza".

Non solo "colpa" dello Strega, quindi.
"Ho avuto una riunione, a suo modo divertente..., con Avanzini, in cui sono emersi tutti i punti che non ci trovano d'accordo. Due visioni della letteratura praticamente opposte. Ad esempio il titolo del romanzo: io pretendo si chiami 'L'inumano'. Lui ha proposto la variante 'Io sono l'inumano' perché a suo avviso, ricordando il bestseller di Faletti 'Io uccido', con il suo titolo il libro avrebbe potuto vendere di più. Mi viene da ridere solo a ripensarci...".

raffaello avanzini newton compton
Raffaello Avanzini
Adesso cerca un altro editore?
"Sì. Non transigerò sull'editing e sul titolo. Non sono un autore come gli altri".

Qualcuno si è già fatto avanti?
"Per ora no, devo ancora incontrare il mio agente".

E se il suo prossimo editore volesse portare 'L'inumano' allo Strega senza cambiar nulla, titolo compreso, accetterebbe?
"Sì, anche se credo che un autore come me, che fa letteratura, non interessi agli 'Amici della Domenica'...".

 

 

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