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Personaggi/ E' morto "Lo scuro" Marcello Lotti, una vita tra cinem e biliardo

Giovedí 13.11.2008 17:24

di Giovanni Bogani

Si chiamava Marcello Lotti: ma per tutti era "lo Scuro". Il protagonista accigliato, l'imbattibile campione di biliardo di "Io, Chiara e lo Scuro", la commedia forse più fortunata di Francesco Nuti. Chiara era Giuliana De Sio, radiosa come certe attrici della Hollywood classica. Lo Scuro era lui. Sopracciglia corvine, folte. L'aria burbera: in realtà, un buono. Marcello Lotti se n'è andato ieri, a 79 anni, dopo aver giocato, fino in fondo, una di quelle partite che non si vincono. Nei ricordi, aveva nove campionati italiani, due Coppe dei campioni – ci sono anche a biliardo. E quel film. Anzi, quei film: "Io, Chiara e lo Scuro" e il successivo "Casablanca, Casablanca". Marchi di fabbrica di Francesco Nuti, anche se la regia del primo era del bravo Maurizio Ponzi.

Una sequenza del film "Io, Chiara e lo Scuro"

In fondo, si deve anche a lui se il biliardo è ridiventato, per una stagione, popolare e cinematografico. Non certo alle riprese dall'alto, geometriche e asettiche, come per un vecchio videogame, della Rai a notte fonda. Per Marcello Lotti il biliardo era vita, era battaglia, era passione. Era fascinazione. Era nato nel 1929 a Peretola, dintorni di Firenze. Un ragazzo di campagna. Con una passione sola. A sette anni si costruiva da solo dei piccoli biliardi con le sfere dei cuscinetti a sfera e le camere d'aria delle biciclette a fare da sponde. Poi comincia a giocare con gli adulti. E vince, anche se ha i calzoni corti. Quando vince il primo titolo italiano, vorrebbe ancora chiedere l'autografo ai suoi avversari, i suoi miti.

Marcello Lotti al tavolo da biliardo

Anche la storia della sua vita è un po' un film. Lavora come postino, ma per poter giocare anche la mattina s'inventa un trucco: dà al collega metà della sua paga per portare anche le sue lettere. Quando il collega è in vacanza, le lettere le consegna tutte insieme al bar del paese. Quelle poche che devono andare nei villini lontani? Le riaffranca e le spedisce. Così, quando si tratterà di consegnarle, ci sarà il collega… Lui aveva una missione. Alle dieci di mattina era già a fare la prima partita. Ma non era un vizioso. Non fumava, non gli piaceva fare tardi, non giocava di soldi. Gli piaceva solo il gioco. Quelle situazioni sempre diverse, quelle difficoltà da superare, sempre e solo chiedendo a se stesso come fare. Era un solitario, ed era un atleta. Tutte le mattine a fare jogging in un parco, per mantenersi in forma. E la sera? A suonare il sassofono, in un club di Firenze. Perché era anche musicista. 

Piccole storie. Un'Italia che forse non c'è più. Con il film, Marcello Lotti non divenne ricco. Però si fece conoscere. Quel film gli dette un bonus d'ingresso in molte trasmissioni televisive. Diventò commentatore per Telepiù. Ebbe anche l'occasione di girare un film in America: ma lì giocavano a "125", con le bilie numerate. Gli sembrava un altro mondo. Per onestà, non volle far finta di essere un campione in uno sport che non era il suo. Oggi, dove tutti fanno tutto e si improvvisano qualunque cosa, sembra davvero una scelta d'altri tempi. Proprio per questo, ancora più bella. Lotti era fatto così. Anche nelle partite, quando stravinceva, l'ultima mano la lasciava vincere all'altro. Un ragazzo di campagna, che non aveva mai abbandonato la sua casa dell'infanzia. E, insieme, un signore. 



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