Raul Montanari: "Stufo di chi su Facebook si spaccia per scrittore"

L'INTERVISTA/ Editoria, Premio Strega, scrittura, corsi a pagamento, agenti letterari, facebook e marketing Per non fare di “tutta un erba un fascio” incontriamo Raul Montanari, che sul nuovo libro rivela: ""È una storia curiosa, perché il protagonista è uno scrittore che cerca di vincere il più importante premio letterario italiano... eppure quando l’ho scritta, l’estate scorsa, non avevo la minima idea del fatto che avrei partecipato allo Strega!"

Lunedì, 26 luglio 2010 - 12:31:00

di Isabella Borghese

raul montanari
Montanari
Raul Montanari,  scrittore e traduttore. Dal 1999 alla sua intensa attività abbina un corso di scrittura con sede a Milano. Tra i suoi ultimi romanzi editi da Baldini & Castoldi Dalai: La prima notte (2008-2009) e Strane cose, domani (2010). Quest’anno è prima candidato al Premio Strega (2010) poi ne esce vincitore per le scuole, tra i dodici, grazie ai voti degli studenti degli istituti romani che l’hanno incontrato nella serata svoltasi presso l’Auditorium. Attualmente in edicola con E poi la notte (Giallo Mondadori), che contiene l'ormai introvabile romanzo breve Dio ti sta sognando (1998) e una decina di racconti. I suoi lettori affezionati sono già in attesa della sua prossima pubblicazione in libreria a febbraio 2011.
 
Ti va di raccontarci l’incontro con gli studenti all’Auditorium?
"È stato tutto molto divertente, anche perché io non avevo capito che gli studenti avrebbero votato quel giorno e che c’era modo di influenzarli con una presentazione brillante. Ero convinto che i voti fossero stati già dati. Mi ha commosso vincere, perché credo sinceramente che si tratti dell’unico voto sul quale non ha pesato la minima influenza esterna. E anche perché nel mio romanzo non c’è nulla di particolarmente seduttivo per un liceale".
 
All’indomani della vittoria di Antonio Pennacchi dell’ultimo premio Strega. Cosa può aggiungere uno scrittore come te che ha vinto ricevendo il massimo dei voti dagli studenti delle scuole? E cosa può togliere a un premio intorno al quale a ruotare sembrano più essere le polemiche che i libri e gli scrittori?
"Anzitutto sono contento per Pennacchi. Fra i libri della cinquina finale, non c’è dubbio che il suo fosse il progetto migliore. E poi se un premio come lo Strega deve esistere è giusto che venga dato per gratificare una carriera, come è stato fino a qualche anno fa, prima dello Strega a Giordano che ha inaugurato l’idea odiosa di usare il premio per lanciare sul mercato un autore nuovo. Per il resto, l’esperienza che ho fatto di questo premio è stata quasi ridicola, come partecipare a un Gran Premio di Formula Uno con una Lambretta. Non c’è nessuno spazio per chi non viene pubblicato dai due o tre principali gruppi editoriali italiani, e direi che il fatto che per il quarto anno sia passato un autore rappresentativo del gruppo Mondadori dovrebbe far riflettere".
 
Scuole di scrittura. Entrare nel web e spaziare tra siti letterari, blog, case editrici ci si trova nel mare magnum di edizioni a pagamento, corsi vari, piccola e media editoria. Quali sono i consigli più idonei da dare a chi si affaccia nel mondo della scrittura senza sapere a chi rivolgersi senza avere riferimenti? In media da un corso di scrittura quanti talenti e aspiranti scrittori ne escono?
La domanda è complessa, provo a rispondere con pochi concetti molto semplificati:
1. Sconsiglio a chiunque di pubblicare a pagamento. Ha senso farlo per un poeta, perché la poesia non ha un vero pubblico ed è fuori da qualsiasi logica commerciale, ma fare narrativa significa affrontare una serie di passaggi – e di rifiuti – che culminano nel crearsi un pubblico pagante. Un narratore deve aspirare a vivere della propria scrittura, altrimenti fallisce in partenza e si chiude in un ghetto autoreferenziale, onanistico, che va bene per fare il ganzo su Facebook, non per essere davvero quello che si finge di essere.
2. Un corso di scrittura davvero ben fatto, che insegni qualcosa e non frigga l’aria come fanno quasi tutti, deve poter presentare delle credenziali, fra cui il numero di autori usciti dal corso con una pubblicazione significativa. Non è l’unico parametro per giudicare l’efficacia del corso, ma di sicuro qualcosa vuol dire.
3. Giulio Mozzi, del quale ho molta stima come docente di scrittura e talent scout, ha scritto che in media fra 1000 aspiranti scrittori 10 sono degni di essere letti e 1 solo di pubblicare. Nella mia esperienza toglierei uno zero alla cifra iniziale.
4. La mia più recente soddisfazione: un contratto per tre libri fatto da Einaudi Stile Libero a Davide Roma, mio allievo (cosa senza precedenti per un esordiente), che nella scrittura è stato seguito dall’agenzia di editing Punto & Zeta (costituita da due mie allieve) e nell’asta dall’agente Loredana Rotundo (idem). Grande lavoro di squadra al servizio di un talento sicuro.
 
Editoria a pagamento. Tutti ne parlano male, in molti la fanno e altrettanti ne “abusano”. A sentir parlare le persone c’è, oltretutto, una grandissima fascia di giovani e meno che ricorrono all’editoria a pagamento perché male informati o addirittura perché ignorano l’esistenza di canali differenti. Finiscono col credere che “pagare”, paradossalmente, dia maggiore credenziali e valore all’opera. Chiaramente ne sanno ancora meno del problema della distribuzione. Altro dilemma. Quali rimedi o quali metodi nuovi-altri si potrebbero utilizzare perché le informazioni più chiare possano raggiungere aspiranti scrittori? E soprattutto come evitare di incappare in certi meccanismi?

"Consiglio a tutti di consultare questo eccellente blog che si occupa con molto coraggio dell’argomento:  http://www.writersdream.org/blog/. Naturalmente le informazioni che il blog dà possono essere anche contestate e perfezionate; ma lo sforzo della giovanissima blogger per fare chiarezza in questo campo spinoso è titanico, ed efficace".
 
Agenti letterari e non. Quando, come,  perché rivolgersi a un agente letterario? E anche in questo caso come può un autore scegliere nel panorama di agenti ai quale potersi rivolgere?
"Fatto o non fatto un corso di scrittura, la cosa migliore attualmente è senz’altro rivolgersi a un agente. Non esistono veri criteri per la scelta. Un agente dovrebbe sempre avere un sito in cui è possibile consultare gli autori da lui patrocinati, e se l’aspirante scrittore ha un’idea precisa di se stesso e di quello che scrive dovrebbe poter valutare se è probabile o no che a quel certo agente piacerà quello che scrive, e se potrà rappresentarlo con successo presso gli editori. Io posso parlare bene di Loredana Rotundo, Agnese Incisa, Piergiorgio Nicolazzini, Gianluigi Zecchin, per esperienza personale, e certamente di Grandi & Associati per conoscenza indiretta. Ma ce ne sono molti altri che lavorano bene. Una cosa: il fatto che un agente chieda soldi per leggere il dattiloscritto non è, ripeto: NON è un cattivo segno. È una richiesta un po’ sgradevole, ma logica. Non vale come criterio".
 
Facebook. Cosa ne pensi di questo strumento come mezzo alternativo di lavoro? E come lo consideri tra i vari canali di diffusione della conoscenza di Raul Montanari, scrittore e traduttore? Lo consigli o lo reputi un mezzo superfluo?
"Non c’è niente di più imbecille e insopportabile della marea di persone che su Facebook mettono nelle proprie note personali diciture come “Scrittore” o simili, quando non sono scrittori di nulla e per nessuno. A furia di insistere riescono al massimo a farsi leggere da una decina di poveri disgraziati, spesso nella loro stessa condizione. Facebook serve solo a chi scrittore lo è già, se non altro per avere pareri personali dai propri lettori. È molto interessante, questo. In generale, l’influenza del web sulle vendite di un libro è enormemente sopravvalutata da chi non sa niente del marketing librario. La sua incidenza sulla decisione d’acquisto non supera il 5%, anche volendo comprendere nel calcolo l’acquisto via Internet. In libreria, non ne parliamo".
 
Puoi darci qualche anticipazione sulla tua prossima pubblicazione? , da noi tanto attesa.
"È una storia curiosa, perché il protagonista è uno scrittore che cerca di vincere il più importante premio letterario italiano...  eppure quando l’ho scritta, l’estate scorsa, non avevo la minima idea del fatto che avrei partecipato allo Strega! Questo scrittore tiene anche un corso di creative writing e si innamora di un’allieva della quale, però, non ha la minima stima come potenziale romanziera, mentre lei anela con tutta se stessa a diventarlo. La situazione che ne deriva è molto dolorosa, molto affascinante e verosimile. Oltre a questo, il nostro scrittore è ricattato dall’attuale compagno di sua moglie, un ex criminale alquanto bizzarro, che continua a chiedergli quattrini e per fare pressione su di lui usa una strategia molto originale: invece di far del male a lui o ai suoi cari, se la prende con i suoi nemici. Un critico lo stronca? Il ricattatore gli fa saltare l’auto. Un allievo del corso di scrittura corteggia la ragazza di cui lui è innamorato? Giù botte. E questo ovviamente mette lo scrittore in crisi... La storia e il personaggio sono autobiografici, ma in realtà meno che nel mio romanzo precedente".
 

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