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Culture
Giuseppe Vatinno pubblica Delitto a Montecitorio

Delitto a Montecitorio (Aracne Editore) è un giallo, da poco pubblicato, di Giuseppe Vatinno, giornalista e scrittore, che parla con ironia di un delitto eccellente, quello di una “Presidentessa della Camera” l’onorevole Fantos -naturale l’accostamento a Laura Boldrini-, che viene fatta fuori in un modo abbastanza inusuale proprio mentre dirige una seduta dell’alto consesso istituzionale. Da questo evento si dipana tutta l’avvincente storia che tiene con il fiato sospeso per giungere al colpo di scena finale.

Un libro giallo dicevo, tuttavia non drammatico; anche l’evento traumatico del delitto è infatti narrato con i ritmi dell’ironia surreale e del gioco ritmato in cui l’elemento farsesco è il tema principale.

Il delitto è solo lo spunto che permette all’autore, che è stato anche parlamentare, di descrivere minuziosamente i meccanismi interni del Palazzo, ma soprattutto i suoi molteplici personaggi e le loro psicologie, dai commessi in livrea che quasi “volano” sui corridoi di marmo tirati a lucido, alla tribù di deputati intenti nei loro tutto sommato primitivi riti di potere, al Presidente della Repubblica, l’onorevole Cavalli

Il protagonista è un investigatore di eccezione, un magistrato, il procuratore Buggias, e la sua tartaruga Agamennone, totem animalesco con cui confidare le proprie ambasce e le proprie deduzioni logiche sulla strana vicenda.

Il Presidente della Repubblica affida a lui una indagine ufficiosa che viene portata avanti in parallelo ufficialmente dalla polizia.

Nella storia narrata, e sempre descritta con le tinte del surreale, vi sono personaggi che richiamano ancora la realtà: emblematica la figura di un “grande direttore di quotidiano”, il dottor Barbetta, in cui è difficile non scorgere il fondatore di La Repubblica, Eugenio Scalfari.

L’elemento descrittivo e paesaggistico riempie diverse pagine, quasi che il paesaggio, cangiante con le stagioni, sia esso stesso un elemento chiave della psicologia dei protagonisti, sullo sfondo dei Palazzi del Potere, una Roma sorniona e secolare, con i suoi abitanti disillusi e avvezzi da secoli a qualsiasi cosa, con i Castelli romani a fare da cornice di bellezza alla città eterna.

L’introduzione in forma di saggio è dell’ex segretario del Partito Radicale, Giovanni Negri che ne approfitta per chiarire e per chiarirsi il significato della ritualità romana del Potere e sul degrado di quelle istituzioni ormai svuotate di ogni autentico e genuino significato.

 

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