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Culture

di Alessandra Peluso

VitaDiBorgata

Addentrarsi  nella lettura del libro “Vita di borgata” conduce ad un'immersione totalizzante in una realtà condivisibile ancora oggi da molti “la povertà”. Uno stato di miseria che prima dell'arrivo di don Roberto Sardelli giaceva tale e senza interrogativi, gli ultimi si accontentavano di sopravvivere come ultimi, consolandosi con i rattoppi.

La riflessione è d'obbligo per una vita senza dignità vissuta in delle baracche nei pressi dell'“Acquedotto Felice” di Roma tra il 1968-1973. Non si tratta semplicemente di un racconto che emerge dal passato, ma è una testimonianza che potrebbe servire da monito all'attuale condizione stagnante nella quale viviamo. È la storia straordinaria che muovendo dalle baracche, partorisce una nuova umanità.

Eh sì, oggi come negli anni '70 si avverte la necessità di una presenza che risvegli le menti assopite animata da un'acuta onestà intellettuale come quella di don Roberto Sardelli che ci induca a “farci spogliare dal vestito di portatori di bisogni e indossare l'abito di portatore di diritti”. Questo perché  si possa emergere dal dogma della “crisi”.

È un libro portatore di testimonianza, di coraggio, di speranza, di solidarietà e di diritti. È un calderone di emozioni di un'esistenza drammatica vissuta nelle baracche in una condizione di povertà estrema quasi come se fosse dovuta. Si vive l'esperienza di don Roberto Sardelli che infonde lo stigma della speranza se pur forse nella società del bisogno e dell'opportunismo sia difficile da far comprendere.

È l'esperienza di una condizione che può essere cambiata se lo si vuole davvero, se c'è chi non fa credere ai poveri come scrive l'autore che i “poveri siano solo dei vasi vuoti da riempire perché non hanno nulla da offrire”. Al povero mancano gli strumenti - aggiungo - ma non la testa, la res cogitans, quella si appartiene a tutti e tutti abbiamo l'obbligo di usarla, di creare e fomentare idee come in una fucina in continua evoluzione, seguendo il corso della vita che scorre e cogliendone la bellezza e l'insegnamento del “perché” scorre, andandole incontro da protagonista e non evitandola o peggio abbandonandola. Il suicidio non è un modo che va incoraggiato.

Occorre solidarietà ed è necessario soprattutto risollevare le sorti della scuola come educatrice e non solo come formatrice delle giovani generazioni.

L'istruzione è necessaria e lo sa bene don Sardelli che chiamato a fare il parroco nelle baracche dell'Acquedotto Felice di Roma nel 1968 si trova di fronte in una situazione a dir poco imbarazzante. Gli viene dato un pallone dicendogli quando i ragazzi possono giocare e nulla di più. Stupefatto don Roberto oltreché disgustato non accetta, non si adegua ma anzi rivoluziona la vita delle baracche. Dà loro un'istruzione innanzitutto, una scuola, insegna a leggere a scrivere a parlare e a riflettere. Offre gli strumenti fondamentali perché la vita di ognuno sia dignitosa e abbia soprattutto la consapevolezza e l'orgoglio di chiamarsi vita. 

Leggere “Vita di borgata” è sorprendente. È straordinario il modo semplice e incisivo di narrare una storia vissuta in prima persona, e si sente, si avverte la veridicità degli episodi raccontati con cura,  sensibilità e un'impagabile onestà. 

È disarmante ma si abbozza anche un sorriso, se pur amaro, nel leggere il primo giorno dell'incontro di don Roberto Sardelli e il suo atto di ribellione a creare una scuola tra gli abitanti delle baracche dell'Acquedotto Felice, come la decisione di scrivere al Sindaco di Roma o l'episodio che racconta il litigio tra Lorenzo e Franco che sarebbe potuto sfociare nell'uccisione di quest'ultimo.

La lezione che si apprende dalle parole di don Sardelli è magistrale, è da ricordare ma in particolar modo da diffondere a gran voce e acclamare perché i suoi insegnamenti non siano soltanto delle pagine di un libro lette ma le pagine di una vita che è stata vissuta e che ci appartiene.

Inoltre è imprescindibile la solidarietà e la tutela dei diritti umani che sono inneggiati nella “Vita di borgata” ma che andrebbero osannati e temprati ogni ora del giorno ogni momento in ogni circostanza che la vita ci propone anche nell'odierna realtà.

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