E la sua straordinaria dotazione super-sensoriale di “naso”?
"Io sono come tutti voi! Il senso dell’olfatto è come un muscolo, bisogna allenarlo a concentrarsi e distinguere gli odori che ci circondano, tutto può essere fonte di ispirazione! È vero che per creare i profumi ci vuole una dote di partenza, ma nel mio lavoro, come negli altri, preparazione, attenzione e allenamento fanno la differenza. Se fate caso, tutti i luoghi in cui capitate hanno un odore particolarissimo, una propria personalità, la personalità di chi li ha costruiti, di chi vi è passato, e conservano l’odore del materiale di cui sono fatti, il legno, l’umido, la calce…"
Sono suoi 24, Faubourg di Hermes, L’Instant di Guerlain, Dans tes bras di Frédéric Malle… Quali dei suoi profumi preferisce?
"Come una madre che non ha figli preferiti, amo tutte le mie creazioni, ma devo ammettere che alcune nascono in condizioni specialissime: che siano collaboratori o clienti, ci sono interlocutori assolutamente straordinari con i quali ho uno scambio talmente ricco e stimolante che si riesce a creare un profumo unico, che dura negli anni. I profumi possono essere meteore passeggere o grandi classici come Chanel n. 5. Per chi come me crea profumi è una grande soddisfazione incontrare persone che indossano ciò che hai creato anni e anni prima! Per contro oggi ci sono moltissimi personaggi del mondo dello spettacolo o dello sport che mi chiedono di creare fragranze da attribuire al loro nome, prodotti basati su canoni essenzialmente commerciali, ed è ovvio che per me si tratta di un processo molto meno stimolante".
È questo il futuro della profumeria?
"I profumi, come tutto il resto, rappresentano la società cui appartengono e sono influenzati dalla globalizzazione, dall’appiattimento del gusto. Ogni anno l’industria profumiera ne produce migliaia di tipi, ma per la maggior parte non sono granché. Ogni volta che si afferma un gusto che fa tendenza, cerco di creare qualcosa di nuovo, che a sua volta crea un nuovo trend e così via. Per me la bellezza è un valore, una fonte di speranza per il futuro, e nel suo piccolo il profumo, un buon profumo, è indubbiamente qualcosa che può contribuire a dare un po’ di benessere a noi tutti, a rendere la vita un po’ più bella…"
Qual è oggi la sua ricerca per il profumo del futuro?
"Come ogni creatore di profumi sono sempre alla ricerca della “nota blu” del profumo, la nota perfetta del jazz, ma il mio primo intento resta quello di creare fragranze che diano innanzitutto benessere a chi le porta".
C’è un odore al quale si sente particolarmente legato?
"Mia nonna usava un profumo per me indimenticabile, credo si chiamasse Le Ciel de Paris, era racchiuso in una botticina blu notte: quando la nonna finiva il profumo, io allungavo con l’acqua il residuo per ritrovarne la fraganza…"