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Salotto Caracci

Mercoledí 10.02.2010 08:36

Riparte dopo la pausa invernale il salotto milanese di Roberto Caracci. "Sì, è conosciuto come salotto Caracci o salotto del martedì, anche se tengo a precisare che gli incontri non hanno nessuna delle caratteristiche dei salotti borghesi di una volta. Potrei chiamarlo cenacolo o semplicemente ritrovo". Lui è un narratore e ha tre grandi passioni: la filosofia, la letteratura (è laureato in entrambe) e la psicologia. Nel 1990 circa ha cominciato a dedicarsi al suo grande sogno, riunire un gruppo di persone dagli interessi umanistici per chiacchierare o approfondire in compagnia temi che spaziano dalla poesia alla psicanalisi.

"La mia idea era quella di coniugare esigenza culturale e amicizia. Nonostante le molte iniziative, Milano è una città che vibra intorno al sapere. Così, quello che era nato come un semplice esperimento è diventato un appuntamento quindicinale fisso, con un buon numero di affezionati. In tutto siamo una trentina di persone".

Il format. "Ci ritroviamo alle otto, io presento un relatore, lo introduco. Poi egli si presenta ed espone i suoi lavori o il prorpio pensiero e al via il dibattito fino alle dieci circa. Alla fine è buona usanza andare tutti in trattoria per proseguire con la discussione o semplicemente onoscersi meglio".

"Hanno partecipato il filosofo Carlo Sini, il letterato Giuseppe Pontiggia e lo psicoterapeuta Mauro Mancia. Avremo con noi Fabio Pusterla, Roberta De Monticelli, Duccio Demetrio, Carla Stroppa emolti altri nomi".

L'anteprima. "Ho dedicato un libro agli incontri del martedì che uscirà per Moretti editore. Il leit motiv è la magia del quotidiano. Si tratta di un'antologia di 13 saggi sui poeti del salotto scelti in base alla tematica". Ma è solo l'ultimo di una lunga serie di scritti. Nel 2007 ha pubblicato Le radici del silenzio, ATI editore. 

Martedi' 9 febbraio l'appuntamento è in via Rutilia 19/20, dalle otto alle dieci di sera con il poeta Alberto Bellocchio e il suo ultimo importante libro "Segni dell'Eldorado. Zelda acchiappami avanti ch'io sia perso" Moretti&Vitali 2009.
 
Un assaggio dei suoi versi:
 
E la febbre
nel sole a picco d'agosto
le anse del torrente quando risalivo
con quell'enorme rete e su per le scarpate
aggrappandomi ai ciuffi di ginestra
per non franar di sotto. Della posizione
dominatrice andavo alla ricerca
da cui gettar la rete... predare al fiume
alle sue acque torbide
i misteriosi abitatori pesci, scintillanti
nell'affanno d'agonia. (da Segni dell'Eldorado)
 
Poesia, prosa, teatro, autobiografia... Bellocchio è un autore cui piace mescolare generi diversi. Il suo registro è la narrazione in versi; anche questa raccolta vi appartiene, e potrebbe essere collocata nell'ormai vasto gruppo dei "libri di famiglia". La rappresentazione riguarda la quotidianità di trent'anni di vita familiare, così come gli eventi "memorabili", lieti o drammatici, che segnano l'esistenza. Dunque i protagonisti sono loro: la moglie Zelda, strega volta al bene; la figlia Rebecca, tagliente e aggraziata; e l'autore stesso, che, allevato dai lupi, s'accosta guardingo alla vita di coppia per via via addolcirsi e maturare umani sentimenti.

Alberto Bellocchio è nato a Piacenza nel 1936. Vive a Milano. .E’ fratello del regista cinematografico Marco e per oltre 25 anni è stato dirigente sindacale prima della FIOM e poi della CGIL. Successivamente ha operato in strutture consulenziali e di progettazione sulle problematiche dello sviluppo, della formazione e del lavoro. A partire dagli anni ’90 si è dedicato all’attività di poeta e narratore in versi.  Ha pubblicato diverse opere poetiche, tra cui la raccolta Il gioco dei quattro cantoni (Lietocollelibri, 1997) e i racconti in versi Sirena operaia (il Saggiatore, 2000), La banda dei revisionisti (Moretti & Vitali, 2005).Le sue raccolte di poesie più recenti sono: Che dio salvi il mestiere! (2005) e Il romanzo di Aldo (2007). Le storie di Bellocchio sono sempre profondamente intrecciate alla storia del paese e si muovono nel più ampio contesto dei rapporti sociali. Il suo registro è quello del narratore in versi liberi, campo - poco praticato in Italia - in cui prosa e poesia si contaminano e si vivificano reciprocamente.



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