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Scienza/ Ecco come si inganna il cervello...

Mercoledí 03.12.2008 17:35



Vi è mai capitato di desiderare di essere nel corpo di un altro?  Gli scienziati svedesi hanno realizzato un esperimento che rappresenta un primo passo in questa direzione e dimostrato che è possibile ingannare il cervello di un uomo per dargli l’illusione di essere "nei panni" altrui
. Sebbene a molti possa suonare come un puro esercizio fantascientifico, lo studio, realizzato nel noto Istituto Karolinska di Stoccolma e pubblicato sulla rivista PloS One, prova che si  “può” confondere una persona per farle credere che il corpo di un’altra sia il suo. Per creare l’ “inganno” i ricercatori hanno collocato sul capo di un manichino due piccole telecamere: le immagini catturate da esse venivano inviate sulle lenti degli occhiali indossati da un soggetto umano. In questa maniera quando i due guardavano verso il basso, la persona vedeva la figura del manichino dove normalmente avrebbe visto il suo di corpo.

Allo stesso modo se si massaggiava nello stesso tempo lo stomaco sia del fantoccio che del volontario, quest’ultimo vedeva l’organo dell’altro essere sfiorato e sentiva nello stesso momento la corrispondente sensazione sullo stesso punto del suo corpo. In circa due minuti l’individuo sviluppava così una forte percezione che il “fisico” del manichino fosse il suo. “Questo dimostra quanto sia facile cambiare la percezione cerebrale che ha una persona del suo corpo e farle credere di possederne un altro”, ha spiegato Henrik Ehrsson, uno dei ricercatori. L’esperimento ha dato gli stessi risultati anche quando è stato condotto su due persone in carne e ossa, mostrando la “forza” dell’illusione in particolare quando gli studiosi hanno avvicinato un coltello al soggetto che portava sulla testa le telecamere: a “spaventarsi” è stato anche l’altro individuo, come se fosse stato lui ad essere stato minacciato. Gli autori della ricerca ritengono che il loro lavoro possa essere utilizzato nello sviluppo, in futuro, di videogiochi e sistemi di realtà virtuale “iperrealistici”, ma anche avere applicazioni nel campo della medicina, come per esempio aiutare a combattere disturbi relazionati all’immagine fisica come l’anoressia o servire nella riabilitazione post-infarto. 

Claudia Nuzzarello



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