L'intervista all'esordiente del momento/ Silvia Avallone, autrice di 'Acciaio', si racconta con Affaritaliani.it

Silvia Avallone, classe '84, con il suo libro d'esordio, "Acciaio" (Rizzoli), ha fatto innamorare critica e pubblico, tanto che per lo Strega '10 si fa anche il suo nome... Affaritaliani.it l'ha intervistata: "A Piombino non hanno preso bene l'uscita del mio romanzo, dicono che il degrado sociale che ho raccontato non è reale, ma si sbagliano purtroppo". E aggiunge: "Il Premio Strega? E' solo il mio primo libro, per ora non è tra i miei obiettivi". Sul futuro: "Sto cominciando a pensare al nuovo romanzo. Non mi piace ripetermi... E poi mi mancano due esami alla laurea. Vorrei insegnare lettere nella scuola pubblica, ma in Italia è quasi impossibile...". Leggi l'intervista alla Avallone e la recensione di "Acciaio" di Affaritaliani.it

Venerdì, 26 febbraio 2010 - 09:45:00

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di Antonio Prudenzano

Raramente un'autrice italiana esordiente si è guadagnata in brevissimo tempo tanti consensi, sia di critica sia di pubblico. L'eccezione in questione, Silvia Avallone, classe '84, con il suo "Acciaio" sta contendendo al mondadoriano Alessandro D'Avenia, autore di "Bianca come il latte, rossa come il sangue", il titolo invisibile ma piuttosto ambito di esordiente dell'anno. 

E' evidente che la Rizzoli sulla scrittrice e poetessa (nel 2007 ha pubblicato la raccolta di liriche "Il libro dei vent'anni", edizioni della Meridiana) ha puntato molto (neanche il tempo di far arrivare il romanzo in libreria, che la giovane scrittrice è stata ospite dell'influente salotto televisivo della Dandini su Rai3...), anche in vista del prossimo Premio Strega, che la stessa storica casa editrice milanese non vince dal 1999: a questo proposito va però precisato che non si sa ancora su quale nome si concentrerà la Rizzoli; si parla infatti anche di Silvia Ballestra con "I giorni della rotonda" e, soprattutto, di Emanuele Trevi in uscita con "Il libro della gioia perfetta"...

silvia avallone rizzoli acciaio
La copertina

Ma, sia chiaro, "Acciaio" non è un'operazione di marketing. E', al contrario, un romanzo d'esordio coraggioso: racconta una provincia industriale di ultimi, tra famiglie allo sbando, lavori precari (e spesso fatali) in fabbrica, degrado culturale e adolescenti e giovani senza eroi e prospettive. La Avallone ambienta nei casermoni Piombino la storia di due amiche che si avvicinano all'età della svolta (in questo caso non i 18, ma i 14 anni, perché ormai è così: le tappe della crescita sono cambiate, tutto arriva prima), e del mondo alla deriva che le circonda. Tutto si svolge tra l'estate del 2001 (sì, c'è anche l'11 settembre, e non togliamo la sorpresa di scoprire il punto di vista dal quale lo racconta la Avallone, facendone uno sfondo a suo modo indimenticabile) e quella del 2002.

"Acciao", però, ha anche dei limiti, e non solo d'immaturità linguistica come qualche recensore ha già fatto notare. L'impressione è che la Avallone a tratti proceda con il freno a mano tirato, spaventata dalla possibilità di imbattersi in ingenuità nello stile e nella trama. E si ha la sensazione che il quadronon certo idilliaco che ha scelto meritoriamente di rappresentare le imponga alcune scelte prevedibili. E poi, al suo esordio sembra mancare la sfrontatezza letteraria dell'Enrico Brizzi di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" (che, suo malgrado, ha iniziato la moda editoriale dell'esordiente...), per citare uno degli esordi italiani più famosi, citati e discussi degli ultimi vent'anni. Detto questo, Silvia Avallone ha talento e con i suoi prossimi libri crescerà da tutti i punti di vista. Ecco, lei non è una di quelle che poi si perdono dopo l'esordio che fa gridare al miracolo. Questo è sicuro.

 

Affaritaliani.it ha intervistato Silvia Avallone

silvia avallone rizzoli acciaio
Silvia Avallone

Ha detto che "tutto quello che viene dopo la pubblicazione di un libro è molto meno bello, molto meno vero, della fase di scrittura in sé". Come sta vivendo questa fama improvvisa?
"Sapevo che la Rizzoli puntava molto su 'Acciaio,' ma nessuno si aspettava tanta attenzione da parte di pubblico e critica. La cosa più bella è incontrare i lettori alle presentazioni. Poi purtroppo ci sono le polemiche. A Piombino hanno preso male l'uscita del mio romanzo. Il sindaco, pur ammettendo di non averlo letto, mi ha comunque accusata perché, a suo dire, ho rappresentato una situazione di degrado che non sarebbe reale. E su Facebook hanno persino creato un gruppo contro il mio presunto catastrofismo...".

Tutta pubblicità... 
"L'avrei evitata volentieri. Ho cercato di dare dignità a una periferia poco raccontata dalla nostra letteratura. Per fortuna, anche a Piombino tanti operai dello stabilimento siderurgico Lucchini-Severstal, come pure altri dall'Ilva di Taranto, mi hanno scritto per ringraziarmi, confermandomi che ho raccontato come stanno davvero le cose".

Ha detto che nel romanzo non c'è niente di autobiografico. Com'è stata la sua adolescenza?
"Sempre sui libri... (ride, ndr) Ho passato parecchie estati della mia vita a Piombino, e sono entrata in contatto con le adolescenze difficili che ho poi raccontato in Acciaio".

Com'è andata con la Dandini a 'Parla con me' su Rai3?
"Sono stata molto fortunata. La loro redazione riceve ogni giorno decine di libri, e lei in persona ha 'pescato', letto e apprezzato proprio il mio!".

Alcuni critici hanno attaccato lo stile di "Acciaio"...
"Non cambierei una virgola di quello che ho scritto. Anche le cadute linguistiche e lo 'sporco' nello stile credo che ci 'stiano'. Si tratta pur sempre di un esordio, i limiti sono normali. A proposito dello stile, io vengo dalla poesia, e la mia scrittura si è formata scrivendo poesie. Ma quando si scrive un romanzo più che lo stile contano il ritmo e la scrittura. Detto questo, nel prossimo libro mi concentrerò di più sull'aspetto linguistico, questo è sicuro".

Inevitabile una domanda sullo Strega... Al di là del fatto che per la vittoria dell'edizione 2010 si fa anche il suo nome, in generale è giusto che il premio più famoso possa essere vinto da un esordiente?
"Che si tratti dello Strega o di qualsiasi altro premio letterario, penso che debba vincere 'il libro', indipendentemente da età, sesso e religione dell'autore. In tutta sincerità, venendo al mio caso, questo è solo il mio primo libro, lo Strega per ora non è tra i miei obiettivi. Devo crescere ancora molto. Certo, se dovesse arrivare...".

Vedremo... Ha letto D'Avenia, l'altro esordiente di quest'anno di cui si parla molto? E Paolo Giordano?
"Il libro di D'Avenia ancora non l'ho letto, quello di Giordano sì e mi è piaciuto".

Ma chi è Silvia Avallone nella vita di tutti i giorni?
"I libri occupano il 90% della mia esistenza. Ma mi piace anche andare al cinema, o alle mostre. E poi vedere i miei amici...".

Da 'grande' vuol fare la scrittrice?
"Sono laureata in filosofia, e mi mancano due esami alla specialistica in lettere. Sogno di insegnare nella scuola pubblica, ma in Italia oggi è quasi impossibile... E' per questo che mi sono presa un anno di pausa per scrivere Acciaio...".

Ultima domanda, inevitabile: sta già lavorando al prossimo libro?
"Per ora interviste e presentazioni non mi lasciano tempo. Ma sto cominciando a pensarci. Non mi piace ripetermi, di sicuro sposterò decisamente il focus su un altro 'mondo'...".

 



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