Paul Murray, arriva in Italia il Lynch della nuova letteratura irlandese... L'INTERVISTA

L'EMERGENTE/ Isbn (nella nuova collana 'Special Books') porta finalmente nelle librerie italiane lo scrittore irlandese più interessante degli ultimi anni, Paul Murray. Affaritaliani.it ha parlato con lui del romanzo 'Skippy muore' e di molto altro: "Adoro il regista David Lynch, e l'idea di realizzare una sorta di storia d'amore adolescenziale di stampo lynchiano ha in qualche modo influenzato il mio libro". E su quello che sta per iniziare a scrivere: "Non penso che riguarderà gli adolescenti, ma persone più vicine alla mia età. Sento di dover sfidare me stesso a scrivere di una persona adulta"

Mercoledì, 28 aprile 2010 - 08:49:00

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di Antonio Prudenzano

"Skippy muore", il secondo romanzo della nuova collana di Isbn edizioni "Special Books" (per tutti i particolari sulle belle copertine in stile anglosassone leggi qui, ndr) comuncia, appunto, con la morte di Skippy (all'anagrafe Daniel Juster, campione della squadra di nuoto in un costoso college di Dublino) prima di una gara a chi mangia più ciambelle con il compagno di stanza Ruprecht Van Doren ("eternamente sovrappeso e con due guanciotte da criceto, è negato per lo sport e per quasi tutte le cose della vita che non prevedano la soluzione di complesse equazioni matematiche"...). Poi l'arrembante librone (ben 813 pagine, ma sarebbero molte di più se l'edizione non fosse tascabile e il carattere più grande...) di

Paul Murray Skippy Muore Isbn
Paul Murray

Paul Murray (classe '75, già autore nel 2003 dell'acclamato esordio di culto "An evening of long goodbyes") va avanti e si dilata in mille ramificazioni senza dimenticare la sua natura, quella di romanzo di formazione pieno di ritmo e svolte inattese...

Murray, ma lei ai tempi del college ha mai fatto a gara a chi mangiava più ciambelle?
"No. Ma quando andavo a scuola la catena americana Dunkin Donuts ha aperto anche a Dublino. Il che è stato piuttosto esaltante per me e i miei amici, considerata la nostra ossessione per l'America e la sua cultura. Prima, c'erano solo due tipi di ciambelle; poi, all'improvviso, c'era l'imbarazzo della scelta. Era il sogno americano a portata di mano".

Quando studiava letteratura inglese al college somigliava più a Skippy o a Ruprecht?
"Il libro è ambientato a scuola, non all'università, quindi la letteratura
inglese non avrebbe avuto spazio. A scuola, probabilmente assomigliavo più a Skippy che a Ruprecht - non ero un genio della matematica, ed ero molto timido. Però non ho avuto tutti i problemi di Skippy; ero un tipo
divertente e abbastanza cinico, quindi avevo anche un po' di Dennis".

"Skippy muore" è un romanzo di formazione in cui i generi si ibridano, una commedia nera in cui non mancano elementi sovrannaturali. Nella costruzione della trama si è ispirato anche ai teen-movie?
"Mi piaceva l'idea di mescolare generi e stili diversi. Mi sembrava che la tecnica rispecchiasse l'essenza degli anni dell'adolescenza: veramente noiosi perché bisogna andare a scuola e non si hanno soldi né indipendenza, ma al tempo stesso romantici e drammatici, perché si scoprono l'amore e il sesso e si tenta di definire la propria identità. Inoltre, gli adolescenti sono ossessionati dai film e dalla musica al punto che arrivano a viverci dentro. La linea che separa la vita dall'arte diventa confusa. Per quanto riguarda i teen movies, be', quand'ero a scuola ce n'era qualcuno davvero bello con Michael J. Fox, come Ritorno al futuro, una pietra miliare che devo aver visto venti volte. E poi, Voglia di vincere, Labyrinth. Stand by me - Ricordo di un'estate è un film straordinario che rappresenta perfettamente i forti legami di amicizia che si sviluppano a quell'età. Mi piacevano anche tutti i film John Hughes: Bella in rosa, Sixteen candles - Un compleanno da ricordare, The Breakfast Club, tutti. Però non so se quei film abbiamo avuto un'influenza diretta su Skippy muore. In compagnia dei lupi, lo straordinario film diretto dal regista irlandese Neil Jordan, pur non essendo un teen movie, è riuscito a catturare quel terrore psicologico che caratterizza gli anni adolescenziali. L'ho visto quando avevo quindici o sedici anni, e ha avuto un effetto dirompente su di me. All'incirca nello stesso periodo è iniziato Twin Peaks, che ha cambiato tutto. Tutti, dai Sonic Youth ai R.E.M. degli esordi, da Nick Cave ai Knife, si sono in qualche modo ispirati alla sua estetica. Io sono cresciuto a Dublino, e sebbene il mio sobborgo fosse molto ordinario e noioso, ero vicino alle montagne, al mare, alla foresta: luoghi primordiali, incontaminati, che sembravano minacciare e stregare il monotono paesaggio dei sobborghi.".

Isbn Skippy Muore
La copertina (
per tutti i particolari
sulle belle copertine
in stile anglosassone leggi qui)
Ha visto "Donnie Darko" (in cui in parte il suo libro senza ispirarsi)?
"Sì,quando è uscito, e mi è piaciuto molto, soprattutto per la sua estetica, che può essere definita 'gotico dei sobborghi'. Mi sembra che sia stato pesantamente influenzato da David Lynch, un regista che adoro, e l'idea di realizzare una sorta di storia d'amore adolescenziale di stampo lynchiano ha in qualche modo influenzato Skippy. Mi è piaciuto tutto: la colonna sonora, i viaggi nel tempo, e quel terrificante coniglio che ancora mi perseguita".

Qual è lo scrittore irlandese emergente più interessante (a parte lei...)?
"Ci sono molti giovani scrittori irlandesi al momento, il che è davvero esaltante. Per citarne alcuni: Claire Kilroy, Kevin Power, Barry McCrea, tutti scrittori brillanti. Qualche anno fa, Chris Binchy ha scritto un romanzo dal titolo "Open-Handed", che secondo me è davvero, ma davvero eccezionale".

Quali sono i modelli letterari che più hanno influenzato il suo stile?
"Thomas Pynchon è uno scrittore che ho scoperto quando avevo vent'anni o giù di lì e che mi ha sconvolto. Le sue opere sono surreali, complesse, a volte impossibili da capire; ma sono anche molto divertenti, moderne e politiche. Scrive dello stesso tipo di effetti liminali, paranormali che si ritrovano anche in David Lynch/Donnie Darko - quegli aspetti della realtà che si stanno ai limiti, e che trovo davvero avvincenti. Essendo di Dublino, ho amato James Joyce e ancora di più Samuel Beckett. E poi Italo Calvino, Lorrie Moore, Ali Smith, Tobias Wolff. Anche i russi, ovviamente, Jeffrey Eugenides. E due meravigliose graphic novel sugli adolescenti: Ghost World di Daniel Clowes e Black Hole di Charles Burns".

Sta lavorando a un nuovo libro? Continuerà a raccontare gli adolescenti e i giovani come ha fatto nei suoi primi due romanzi?
"L'arco di tempo tra un libro e l'altro lo trovo molto strano. Passi improvvisamente da uno stato di concentrazione assoluta su un'idea, a una sorta di deriva per permettere a idee diverse di formarsi e vedere poi se si potranno radicare o no. Ho alcune idee in mente ora, devo decidere quali usare. Non penso che riguarderanno gli adolescenti, ma persone più vicine alla mia età. Sento di dover sfidare me stesso a scrivere di una persona adulta. Ma ho paura che risulti un esercizio di stile...".

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