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di Antonio Prudenzano
Meglio chiarirlo subito: non ha senso confrontare l'ormai stracitata trilogia di Stieg Larsson con "Satelliti della morte", nelle librerie italiane dal 4 novembre per Iperborea (che dà così il via alla nuova collana "Ombre" (VEDI BOX A DESTRA, ndr), l'ultimo potente noir del norvegese Gunnar Staalesen, che Affaritaliani.it ha potuto leggere in anteprima. Se il primo è stato autore di thriller fin troppo contemporanei, il secondo ama i canoni classici del genere e non ha paura di citarli nè tantomeno di superarli.
 L'autore
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Fatta la premessa, veniamo al bellissimo romanzo in questione: "Satelliti della morte" racconta con stile superbo e ritmi e salti temporali mai scontati l'altra Norvegia, quella 'nascosta' delle famiglie disastrate e delle infanzie tragiche, e lo fa 'giocando' abilmente con i collaudati meccanismi del noir, ambientando la vicenda a partire dagli anni '70 e servendosi ancora una volta del 'suo Marlowe', quel Varg Veum (che in norvegese significa "lupo solitario"...), detective privato fin troppo 'normale' (ed ex operatore dei servizi sociali) che vede segnata la sua esistenza dagli incontri (a distanza di anni l'uno dall'altro) con il misterioso Jan Egil...
Staalesen, classe '47, uno degli scrittori norvegesi più famosi, torna così con un altro romanzo che non fa mai annoiare. Qui di seguito la sua prima intervista italiana su "Satelliti della morte", concessa ad Affaritaliani.it
Staalesen, è evidente che il suo investigatore privato Varg Veum e il Philip Marlowe di Raymond Chandler siano molto simili. Le fa piacere il confronto?
"Sì, sono d'accordo e non ho mai negato che Chandler di Philip Marlowe fosse la mia più importante ispirazione, quando ho creato Varg Veum. Un altro è stato Ross Macdonald e il suo detective, Lew Archer. E' stato Dashiell Hammett a creare questo genere di investigatore, che Chandler ha reso in uno stile perfetto, da cui ha preso ispirazione la maggior parte di autori di romanzi di detective privati. Ma io ho cercato di fare di Varg Veum un tipico maschio norvegese vissuto tra gli anni ' '70, ' 80 e ' 90, così forse da renderlo abbastanza diverso da Marlowe durante i 32 anni di cui io ho scritto su di lui.".
In "Satelliti della morte" lei presenta una Norvegia poco conosciuta: droga, situazioni familiari complesse, illegalità. La storia di Janegutte sarebbe attuale oggi?
"Temo che storie come quella di Janegutt si possano leggere sui quotidiani norvegesi una o due volte al mese. Essa potrebbe essere del tutto attuale oggi, anche se io spero che le organizzazioni che si occupano di bambini provenienti da situazioni familiari difficili lavorino meglio di quanto abbiano fatto 30 o 50 anni fa. In un giallo, si troverà sempre un'immagine più cupa o più sconfortante di ogni città o paese di quello che si può conoscere se si visita lo stesso paese in qualità di ospite o turista. Posso assicurarle che per il comune norvegese la Norvegia è un paese sicuro e buono da viverci, ma ciò non è roba da cui possono attingere i romanzi sul crimine.".
|  Gunnar Staalesen
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