Stefano Mauri (Gems), ad Affaritaliani.it: "Ho chiuso con la politica durante un'occupazione ai tempi del liceo. Meglio i libri..."

E' a capo di Gems, il terzo (attivissimo e spregiudicato) gruppo editoriale italiano, dietro all'irraggiungibile Mondadori e a Rizzoli, secondo ma ormai a un passo. Stefano Mauri si racconta a tutto campo ad Affaritaliani.it: "Altro che crisi, in questo 2009 il nostro fatturato è in crescita del 7%". E sulla concorrenza: "Visto che Gian Arturo Ferrari va in pensione io dovrei prendere simbolicamente il suo posto? No... e poi lui ora si occuperà del Centro del Libro". Poi aggiunge: "Ho chiuso con la politica quella volta che al liceo, durante un'occupazione, un leaderino socialista ruppe un vetro e mi disse di dare la colpa ai fascisti... Per chi voto oggi? Sto con quel 30% di italiani che attende una svolta. Montezemolo? Lo stimo, ma imprenditoria e politica sono due mestieri diversi"

Lunedì, 30 novembre 2009 - 13:44:00

di Antonio Prudenzano

stefano mauri
Stefano Mauri (da ilgiornale.it)
Speciale libri/ Scrittori, editori, editor, classifiche, interviste, poltrone, recensioni, brani in anteprima, blog, riviste online, notizie, curiosità, anticipazioni. Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria
A fine anno Gian Arturo Ferrari, l'uomo più potente dell'editoria italiana, lascerà la direzione generale della Divisione Libri di Mondadori.

Dopo il suo pensionamento, Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato del Gruppo Gems con Luigi Spagnol (figlio del compianto Mario) si pone come la nuova figura di riferimento della nostrana editoria, che da una parte è già proiettata al futuro (ma non è ancora per niente sicuro che questo si chiamerà e-book) e dall'altra è ancora legata al glorioso passato.

Nel 2008 il Gruppo Gems (Gruppo editoriale Mauri Spagnol, holding in espansione fondata nel 2005) ha venduto 10 milioni di copie, per un fatturato complessivo di 130 milioni di euro. Quest'anno, come spiega nell'intervista a tutto campo rilasciata ad Affaritaliani.it lo stesso Stefano Mauri, nonostante la crisi economica le cose sono andate addirittura meglio.

Va detto che Gems è una delle realtà più attive anche in termini di acquisizioni. Al momento, è composta da case editrici del calibro di Longanesi, Guanda, Garzanti, Corbaccio, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, Tea, Vallardi, Chiarelettere (Gems ne detiene il 49%), Fazi (l'ultima arrivata, qui per ora con la percentuale del 35%), Coccinella (specializzata nei libri per l'infanzia con il 'buco'), Bollati Boringhieri (prestigiosa realtà editoriale torinese, anch'essa entrata da pochi mesi nella 'squadra' come Coccinella).

Insomma, un gruppo in costante espansione, con una quota di mercato ormai superiore al 12%. E, soprattutto, una realtà editoriale difficile da collocare politicamente. Se la presenza di una 'controllata' come Chiarelettere, e quindi la recente nascita de Il Fatto Quotidiano, rispettivamente la casa editrice e il nuovo giornale che ha come nome di punta Marco Travaglio, la scorsa estate ha fatto scrivere al direttore del Foglio Giuliano Ferrara che Gems sta varando “un giornale forcaiolo e antiberlusconiano” per “costruire un gruppo editoriale alternativo al polo di Segrate”, proponendosi così al mercato editoriale come “il cuore pulsante dell’ideologia antiberlusconiana”, Mauri ha smentito la tesi di Ferrara, arrivando a esprimere il desiderio di voler pubblicare prima o poi un libro del ministro Tremonti, a dimostrazione così della libertà che 'regna' nelle sue case editrici. Un dibattito probabilmente destinato a proseguire ancora a lungo...


Stefano Mauri, il 2009 per l'editoria italiana, e non solo, è stato l'anno della crisi. Si dice che i libri soffrano meno quando l'economia va male. Natale, il momento dell'anno in cui si vendono più titoli, è alle porte. Come ci arrivate e con quali aspettative?
"Positive. In realtà gli editori i bilanci li fanno a novembre, visto che i librai acquistano in anticipo le copie per il Natale. Per noi parlano i numeri: nei primi 11 mesi del 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008 c'è stato un incremento delle vendite del 17% se si esclude il bestseller "Harry Potter" che un anno fa rappresentò una parte importante del nostro fatturato, e del 7% se lo si include (tenendo conto che quest'anno non ci sono stati nuovi capitoli della saga del maghetto, ndr), con un fatturato di circa 137 milioni di euro. In pratica, Gems non ha risentito delle difficicoltà dell'economia, anzi. In questi dati non sono considerate le new entry Bollati Boringhieri, Coccinella e Fazi. Se le includessimo arriveremmo a 170 milioni. Riguardo alle singole case editrici, Nord e Longanesi sono cresciute del 50% e Garzanti del 29%. Le altre hanno più o meno tenuto tutte".

gian arturo ferrari
Gian Arturo Ferrari
Visto il successo di Gems, e Con Gian Arturo Ferrari che va in pensione, il nuovo 'leader' dell'editoria italiana sarà lei...
"Ma no... Ferrari si occuperà del Centro del Libro e la sua esperienza sarà ancora molto importante per tutta l'editoria italiana. E comunque ognuno ha la sua visione dell'editoria. Personalmente resto convinto che questo sia ancora un mestiere artigianale, dove conta molto la creatività dei singoli".

E il marketing, che per Ferrari ha sempre avuto un ruolo fondamentale, quanto conta?
"Sono convinto che anche Ferrari, come il sottoscritto, pensi che il marketing non si basi unicamente sulla pubblicità, che è solo uno degli elementi vincenti. Marketing è tutto il lavoro di una casa editrice, ogni settore ha un ruolo fondamentale per il successo di un libro. E' un lavoro di squadra".

Al momento, a livello di quota di mercato, il suo gruppo è terzo dietro a Mondadori (nettamente in vetta) e secondo a un passo da Rizzoli. A quando l'aggancio e l'eventuale sorpasso, magari con l'acquisizione di una nuova realtà editoriale visto che ormai ci avete fatto l'abitudine?
"Non lo so... Noi, a differenza della concorrenza, non abbiamo la scolastica e i libri illustrati, e questo va tenuto in conto quando si parla di quote di mercato. Come gruppo quest'anno abbiamo già dato abbastanza, il 2010 sarà l'anno del consolidamento. Sarà importante avvicinare ai nostri metodi editoriali Coccinella e Bollati Boringhieri, senza far smarrire a queste ultime l'identità. La questione è sempre la stessa, va trovata la quadratura economica".

Ha appena assicurato che nel 2010 Gems non farà nuove acquisizioni. Quindi può dire, 'tranquillamente' , quali realtà indipententi apprezza...
"Ce ne sono molte. Ma questo non vuol dire che ci sto facendo un pensierino... Comunque, tanto per fare degli esempi, sia E/O sia Sellerio hanno la capacità di arrivare al grandissimo pubblico con libri di qualità e senza grandi investimenti di marketing".

E Newton Compton, che quest'anno è in grande crescita?
"Hanno una visione dell'editoria diversa dalla nostra. E' troppo commerciale. Gems invece punta a rendere la qualità alla portata di tutti, e ci sta riuscendo".

Lei è a capo di un grande gruppo. In generale, sia a livello di editori sia a livello di librai, in questo settore l'indipendenza va salvaguardata?
"L'indipendenza è importante. Ed è anche per questo che appoggio la regolamentazione del prezzo di copertina dei libri di cui tanto si parla. Come già accade nel resto d'Europa, anche in Italia va trovata un'intesa in questo senso, e ormai penso che ci siamo vicini. Ogni anno i librai indipendenti perdono 3-4 punti. Molte piccole librerie chiudono. Per il bene di tutti questa tendenza si deve invertire. E' positivo che ci siano tanti editori e tanti librai, e non solo grandi gruppi e grandi catene. Nel settore dei libri c'è necessità di pluralismo. E' bello, e di recente è accaduto con  Roberto Saviano, Stieg Larsson e Khaled Hosseini, che sia il passaparola a decretare l'inaspettato e straordinario successo di un libro, nel quale inizialmente l'editore non credeva. E' questo il fascino dell'editoria, d'altronde".

A che punto è il rapporto tra Gems e internet?
"Positivo. A livello di distribuzione ci affidiamo a un colosso del settore come Ibs. A livello di promozione, invece, ci muoviamo bene già da 4-5 anni. Lavoriamo molto con i booktrailer, ad esempio, e con i siti specializzati".

Ma il futuro dei libri sarà davvero dell'e-book?
"E' ancora presto. Abbiamo provato con delle application per I-Phone, tanto per tastare il terreno. Al momento, però, da una parte c'è Amazon, che ha il difetto di svendere i contenuti, visto che guadagna con l'hardware, e quindi non ha prospettive economiche, almeno per gli autori. E dall'altra c'è Google, che ha sì tanti meriti, ma poi è incoerente quando in modo un po' demagogico parla di 'sapere libero per tutti' e poi però allo stesso tempo mantiene il segreto sui suoi algoritmi. Da questo punto di vista sto con Murdoch. Non si può 'rapinare' il lavoro altrui".

Dopo Saramago e in attesa del 'sogno' Tremonti di cui tanto si è parlato, quale altro scrittore strapperete alla concorrenza?
"Ce ne sono tanti che mi piacerebbe avere. Ho già detto che mi è dispiaciuto molto non aver pubblicato l'ultimo Fini, che sta vendendo molto, ma Rizzoli è arrivata prima di noi. Chissà in futuro... E un altro rammarico è aver perso Larsson in un'asta incandescente alla Fiera di Francoforte".

Montezemolo
Montezemolo
Politicamente, da che parte sta Stefano Mauri?
"Sono sempre stato abbastanza moderato, e ho sempre evitato il Partito Socialista che a Milano ha sempre 'puzzato' un po'. In realtà, il mio divorzio dalla politica è stato precoce. Le racconto un aneddoto: nel mio liceo c'era l'occupazione e io ero un ragazzino qualunque. Da buon sprovveduto, con degli amici andai a passare la notte dell'occupazione dentro il liceo. Tutti dormivano per terra. Ricordo che c'era un ragazzo più grande, un leaderino socialista, che ruppe il vetro dove il bidello custodiva i materassi della palestra per usarli come letti improvvisati. Ci disse, nel caso, di dire che erano stati i fascisti. In quel momento ho capito che la politica non fa per me...".

Ma oggi quindi per chi vota Stefano Mauri?
"Faccio parte di quel 30% di italiani che sta a guardare in attesa che succeda qualcosa...".

Si riferisce per caso a Montezemolo?
"Perché, dice che Montezemolo entri davvero in politica? Non saprei. Sì, lo stimo come imprenditore, ma credo che la politica sia un'altra cosa. E sia chiaro, la politica è un mestiere di cui, a parte quei socialisti di un tempo... ho grande rispetto".

 

 

 

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