Stefano Quaglia racconta "Il tartufo e la polvere" (Marcos y Marcos) in anteprima ad Affaritaliani.it. L'INTERVISTA

"Il mio non è certo un romanzo che si prende sul serio. Lo stile leggero si adatta all'idea che mi sono fatta del mondo che ruota intorno ai tartufi. Credo che ci sia, ed è l'aspetto più divertente, una sopravvalutazione di questa che in fondo è solo una patata!". Stefano Quaglia sceglie Affaritaliani.it per la prima intervista sul 'divertente' giallo "Il tartufo e la polvere" (Marcos y Marcos): "Dice che lo stile del libro si avvicina a quello del primo Tondelli? Non ci avevo pensato, ma mi fa un complimento".

Giovedì, 5 novembre 2009 - 16:00:00

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Su Affaritaliani.it in esclusiva il quarto capitolo de "Il tartufo e la polvere" (Marcos y Marcos) di Stefano Quaglia, quello che segna la svolta nel romanzo...

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di Antonio Prudenzano

Ogni tanto ci vogliono libri come "Il tartufo e la polvere" di Stefano Quaglia, in libreria dal 5 novembre per Marcos y Marcos. Piccoli romanzi senza troppe pretese (indubbiamente questo uno dei meriti principali del testo in questione, in un tempo in cui tanti, quasi tutti, e con risultati non sempre felici, fanno a gara per mettere su carta il senso profondo della vita e dell'umanità e anche di più, se possibile!), che si leggono d'un fiato, anche grazie a una simpatica voce narrante, che in spiritosa e guizzante terza persona gode nell'ironizzare sui personaggi e sulle situazioni raccontate, e a uno stile 'parlato' che ricorda il primissimo Tondelli. E già questo basterebbe...

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Stefano Quaglia

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La copertina
Quante volte, nelle recensioni della miriade di gialli italiani più o meno degni mandati in libreria negli ultimi cinque anni, avete letto che il genere noir per l'autore di turno è solo (e in quel 'solo' c'è fin troppo 'non detto'...) un espediente, un mezzo per raccontare molto di più, addirittura un'intero Paese, l'Italia, in presunto ineluttabile disfacimento? Provate a controllare, oppure risparmiatevi la fatica e fidatevi: almeno nel 50% dei casi, il 'recensore' di turno si serve di questa frase fatta che, state tranquilli, metterà d'accordo tutti, anche se nove volte su dieci non ha alcun senso...

Allora diciamolo chiaramente: Stefano Quaglia, pubblicitario e produttore cinematografico classe '63 (è nato a Novi Ligure, si è spinto fino a Genova 'per studiare il modo di diventare un letterato, e senza sapere come, si è ritrovato a Milano a fare altro', o almeno così dice...), non ha nessuna intenzione di raccontare la povera Italia che di giorno in giorno sprofonderebbe al nostro fianco (come se avesse appena iniziato a farlo), ovviamente attraverso la metafora del giallo. No, al nostro interessano (molte) altre cose. Solo apparentemente meno 'importanti'. La sua missione è far godere il lettore, divertirlo con uno stile che ti conquista e una storia che non ti crea troppe ansie, ma che ha comunque il merito di farti scoprire personaggi che nel bene e nel male non possono non risultarti simpatici.

Ma, a proposito, di che storia stiamo parlando? Questo è un giallo che odora (o 'puzza', come direbbe l'ispettore Arnaboldi) di tartufi, pregiati tartufi d'Alba per la precisione. C'è un morto, Bosko Sadik, macedone, che viene ritrovato soffocato da un tartufo proprio sui gradoni di piazza Duomo, a Milano. E' novembre, e Arnaboldi viene catapultato nelle Langhe, a indagare ma, soprattutto, a scoprire un piccolo mondo che, in un certo senso, saprà conquistarlo piano piano. E le indagini? Calma, prima l'ispettore si deve godere la 'vacanza' e, a proposito, sentite cosa risponde alla collega "secchiona" che lo rivuole subito a Milano, visto che la trasferta sembra non portare risultati concreti: "Dell'indagine onestamente non ci sto capendo un cazzo, anzi si capisce sempre meno, ci sono gli albanesi, i macedoni e adesso i giapponesi, sembra di stare in una barzelletta. Succedono più cose qui che a Milano...". Che simpatico, Arnaboldi! Come si fa a non dare un bel(lissimo) voto a un libro così?

L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT A STEFANO QUAGLIA

Quaglia, quanto si è divertito scrivendo "Il tartufo e la polvere"?
"Moltissimo, lo ammetto!".

Lo stile del libro è molto particolare...
"Nel mio libro lo stile è fondamentale. Lo si capisce sin dalle prime pagine: questo non è certo un romanzo che si prende sul serio. Ho cercato di essere il più diretto e immediato possibile. E poi, lo stile leggero si adatta all'idea che mi sono fatta del mondo che ruota intorno ai tartufi. Credo che ci sia, ed è l'aspetto più divertente, una sopravvalutazione di questa che in fondo è solo una patata!".

(Segue/ Il resto dell'intervista, tra tartufi, omicidi e letteratura noir...)

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