di Ariela Baco
Dentro una scena tutta bianca in cui gli unici colori sono quelli degli abiti di una donna poco colta e poco educata, dentro le frasi di in una commedia divertente, borghese, piena di ritmo tra quattro attori che si dividono il palco, si sviluppa una storia grottesca. Un uomo è stato ucciso, per sbaglio, in una sera di temporale. Chi lo ha investito fugge e lo abbandona, morto, bagnato di pioggia e di sangue. Così inizia Col piede giusto, uno spettacolo scritto e diretto da Angelo Longoni. E’ Bruno il colpevole, interpretato da un bravissimo Blas Roca Rey. Lui è un giovane uomo politico. Ha una carriera, una bella moglie, due bambini. Le sue decisioni e i suoi pensieri sono sempre opportuni. Il suo matrimonio con Anna – interpretata da Eleonora Ivone – è misurato ed affettuoso ma quando sua moglie gli chiede qual è stata l’esperienza più bella della sua vita lui risponde: “A sedici anni, quando ho comprato la vespa.” Non ci sono passioni nella sua esistenza. Tutto dorme sotto la pioggia, nelle quiete delle sue chiare stanze. Bruno si è adeguato – come egli stesso afferma – al potere del ricco suocero, alle regole della famiglia. “Mentre io ero già nel partito, lui perdeva tempo a protestare nei cortei” afferma Silvio, il suo amico avvocato – interpretato da un ironico e ambiguo Simone Colombari.
Ma c’è una famiglia diversa oltre quella che cresce i bambini e che li protegge; oltre quella che prepara il cibo, invita gli amici per fare festa e si veste bene per i compleanni. C’è una famiglia che costituisce il clan, il ceto e il comportamento economico e sociale, dove chi è escluso non sopravvive e si arrangia. La mafia nasce da questa idea perversa, in un mondo borghese in cui tutti sono ormai compresi. Gli avvocati, i politici e i piccoli impiegati. Sono tutti uguali, intorno ad un’idea di denaro e potere: si può comprare tutto, la serenità come la casa, una candidatura, un’automobile e un bambino. E anche i valori, volendo. Al prezzo variabile fissato dal mercato. E’ dentro queste regole, in cui il concetto di legalità è sottilmente eluso “Ed esistono solo tutti i vostri sorrisi”, come afferma la vedova della vittima stradale – interpretata da una energica, comica, vivace e bravissima Amanda Sandrelli - è lì che si insinua il male. Non si tratta di una delinquenza palese e violenta, ma di una strategia della tranquillità e del silenzio, che prima si dipana, per organizzare, poi si dispiega, come un tappeto, a ricoprire ogni cosa.
E’ l’espressione del benessere vissuto come una vernice, sulle macchie; un’unghia finta e colorata - sopra quelle rotte - di uno smalto bianco, come le pareti di una casa che non rappresenta il senso o il luogo dell’accoglienza o dell’amore e quindi può essere ceduta: alla vedova, come ulteriore risarcimento. Col piede giusto è una commedia che guardiamo e ascoltiamo facilmente, che ci fa ridere spesso, e non sembra generarci stupore. La musica, il tango, che ogni tanto accompagna le scene, sembra sottolineare un’assenza; e questo avvertiamo, profondamente, guardando: quello che non c’è; quel che manca non all’opera artistica, ma alla vita che essa rappresenta. Sono il morto e i bambini che sul palco non compaiono. La vittima che conduceva un’ esistenza difficile eppure importante, per chi l’aspettava e l’amava. I bambini – quelli già nati, del protagonista – e quello nel grembo della vedova, frutto del suo nuovo, inquinato e intrigato rapporto. Bambini che potrebbero essere diversi, che potrebbero vivere - loro sì - tutto il nuovo amore del mondo e la musica e il tango e la passione, col piede giusto.
"Col piede giusto" (una commedia borghese) scritta e diretta da Angelo Longoni, con Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey, Eleonora Ivone, Simone Colombari. Al Teatro Sala Umberto di Roma fino al 30 aprile e poi in tournee.