IL PRIMO QUOTIDIANO ONLINE
HOMEPOLITICAECONOMIAMERCATIIL SOCIALEGREENMEDIATECHCRONACHEMILANOITALIAROMAITALIASPORTCOFFEE BREAK
ENERGIAPMI - EUROPAMETEOOROSCOPOGIOCHISCOMMESSERUBRICHEFOTO-VIDEOMOBILESHOPPINGCASAVIAGGICULTURESPETTACOLI
Fai di Affaritaliani.it la tua 
HomePage Fai di Affaritaliani la tua HomeInstalla i gadget di iGoogleInstalla la webslice per 
Internet Explorer 8Diventa amico di 
Affaritaliani.it su FacebookSegui Affaritaliani.it su 
TwitterRimani aggiornato con i nostri RSS

Commenti disabilitati su questa notizia

Obesi e contenti/ Da McDonald's a Coca-Cola, ecco la "strategia dell'ingordigia" delle multinazionali per farci ingrassare...

Sabato 13.09.2008 17:50

di Nicole Cavazzuti

Vertical farm/ Frutta e verdura si coltiveranno nel centro di New York: grattacieli-orto di 30 piani per dare cibo a 50mila persone

Energizzando/ E' boom di falsi prodotti "verdi". Ecco come non farsi ingannare dal marketing

Dall’America all'Asia, dall’Africa all’Europa: le statistiche rivelano che l’obesità si diffonde nella popolazione mondiale e soprattutto, dato ancora più allarmante, fra i bambini. Un caso su tutti: in Zambia il 20% dei bimbi di 4 anni è obeso. Non è un errore: i bambini africani nascono con un metabolismo programmato per immagazzinare quanto più cibo possibile e quando diminuisce la malnutrizione questa sorta di garanzia di sopravvivenza si ritorce  contro il suo titolare.
Ma il problema ci tocca ancor più da vicino, se è vero che le abitudini alimentari degli europei sono sempre più simili a quelle (pessime) degli americani. Effetto della globalizzazione, quella delle multinazionali, dal quale derivano a catena fenomeni tutt'altro che collaterali come cancro, deficienze renali, disturbi diabetici e attacchi di cuore.


GUARDA LA GALLERY



L’industria agroalimentare rifiuta in blocco qualsiasi idea di responsabilità nella pandemia di obesità, ma il giornalista francese William Reymond, da tempo residente negli Stati Uniti, punta il dito su alcune delle più grandi multinazionali del settore: da McDonald's alla Coca-Cola, da Starbuck's a Mars. Attraverso studi scientifici comprovati, nel suo nuovo libro “Toxic. Obesità, cibo spazzatura e malattie alimentari: inchiesta sui veri colpevoli” mostra come gusti e abitudini dei consumatori vengano costantemente "addomesticati" o addirittura subdolamente forzati, in nome di interessi economici che poco hanno a che vedere con la tutela della salute.

Secondo Reymondo, il problema dell’obesità dilagante si può ricondurre in parte al "principio dell’ingordigia" diffuso da David Wallerstein, che intuì negli anni ’60 che per vendere di più, bastava aumentare le dimensioni delle porzioni degli snack venduti nella sua catena di cinema, con un semplice stratagemma: proponendo la versione "maxi" a un prezzo appena più alto di quella normale, il consumatore era portato a scegliere la prima, ritenendo di fare un affare acquistando più cibo per pochi spiccioli in più. E abituandosì così a consumare di più durante la proiezione del film.
Era solo l'inizio: dopo aver registrato con una telecamera di videosorveglianza i consumatori di un McDonald's di Chicago e osservando che capovolgevano i sacchettini di patatine fritte per andare a recuperare il più minuscolo pezzetto di patata, Ray Kroc, titolare della catena di fast food negli anni '60, decise di introdurre patatine e bibite in formati più grandi.

pagina successiva >>



Vota questa notizia:
Media voti:


Condividi > 




GIOCA CON LA COVER GIRL
Cover Girl
I gadget di Affaritaliani.it
Rss
Explorer 8
Facebook
iGoogle


Cinqueallecinque
Il quotidiano del pomeriggio in pdf
Newsletter
Iscriviti alla Newsletter di Affaritaliani.it

inizia la tua ricerca qui