Umberto Lenzi ad Affaritaliani.it: "Le fiction italiane? Servono a far vendere pannolini"

IL PERSONAGGIO/ Quentin Tarantino lo considera un maestro. Umberto Lenzi è il simbolo del cinema di genere italiano (ha girato oltre 60 film spaziando praticamente tra tutti i generi). In occasione dell'uscita del suo terzo giallo ("Delitti a Cinecittà", Coniglio editore) il regista-scrittore si racconta a tutto campo con Affaritaliani.it: "Le fiction di oggi? Consolatorie e fatte per vendere pannolini... I nostri poliziotteschi erano spietati e raccontavano realisticamente i lati oscuri degli Italia degli anni '70". E aggiunge: "Il 3D? Una carnevalata. Presto passerà di moda, come è già successo negli anni '50". L'INTERVISTA

Martedì, 11 maggio 2010 - 11:00:00
umberto lenzi
La locandina di uno
dei film più noti di Lenzi

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di Antonio Prudenzano

Artista anarchico, regista adorato da Quentin Tarantino (e con troppo ritardo sdoganato dalla critica) di oltre 60 film, il 79enne Umberto Lenzi ha fatto il suo debutto da scrittore (noir) nel 2008. Infanzia in Maremma e vita artistica tra Roma e i set sparsi per l'Italia e il mondo (parliamo di un maestro del glorioso cinema di genere italiano, protagonista del momento d'oro che oggi possiamo solo rimpiangere, e capace di muoversi con disinvoltura dal poliziottesco all'horror, passando per i film di guerra e i thriller, regalando capolavori venerati all'estero come "Milano odia: la polizia non può sparare" e "Roma a mano armata", tanto per citare due tra i suoi tanti cult) Lenzi dentro è ancora un ragazzino, e non è affatto un modo di dire. Affaritaliani.it lo ha intervistato in occasione dell'uscita di "Morte al cinevillaggio" (Coniglio editore), che chiude la trilogia cominciata con "Delitti a Cinecittà" e proseguita l'anno scorso con "Terrore ad Harlem". Protagonista è Bruno Astolfi, un detective privato antifascista il cui lavoro si incrocia sempre con il cinema...

Lenzi, cominciamo con il suo nuovo romanzo: "Morte al cinevillaggio" è ambientato nel '44. Astolfi, sfollato a Zagarolo, è assoldato da un commendatore per proteggere la figlia seguendola a Venezia, dove la neonata Repubblica Sociale ha fondato una sorta di surrogato di Cinecittà: il Cinevillaggio. Come nei suoi primi due libri, anche questa volta lei mette insieme giallo e cinema...
"Questo libro chiude una trilogia, ambientata tra il 1940 e il 1945, che racconta la guerra e il cinema dei telefoni bianchi. E lo fa attraverso la struttura del noir".

Tarantino lenzi
Umberto Lenzi (a sinistra) e Quentin Tarantino

Sta già lavorando a un nuovo libro?
"Ho scritto un romanzo che si svolge in un club di lesbiche a Milano. Sono molti gli editori interessati, vedremo...".

Come mai la grande editoria non si interessa a lei come scrittore?
"Deve chiederlo a loro, anche perché le recensioni che ho ricevuto finora sono state tutte positive. Comunque la Mondadori presto dovrebbe ripubblicare nei Gialli Mondadori 'Delitti a Cinecittà'...".

Tra i giallisti italiani di oggi chi le piace?
"Apprezzo De Cataldo e Carofiglio, mentre non mi mi dice molto Faletti".

lenzi
La copertina del secondo libro di Lenzi
E Camilleri?
"Lo ammiro come scrittore, meno come autore noir".

Lei ha girato l'ultimo film nel '96. Le piacerebbe far diventare questi suoi libri dei film o delle serie tv? "Ho deciso di dire basta col cinema tempo fa perché come Tarantino sono convinto che un regista a 60 anni debba smettere. Premesso questo, penso che 'Terrore ad Harlem' possa diventare un buon film o una fiction. Carlo Lizzani vorrebbe farne una serie tv, spero che il progetto vada in porto. Io potrei aiutarlo nella sceneggiatura, ma nulla di più. Non sono nelle condizioni fisiche e psicologiche per tornare dietro la macchina da presa...".

Il glorioso cinema di genere italiano di cui lei è stato uno degli esponenti più importanti oggi è stato sostituito dalle fiction...
"E' stato sostituito male... Mentre i nostri film degli anni '70 erano duri, spietati e rappresentavano le contraddizioni e i lati oscuri dell'Italia del tempo, le serie tv di oggi sono consolatorie. E' televisione fatta per vendere pannolini...".

Le piacciono le serie tv Usa di cui tanto si parla?
"Alcune sono fatte bene, penso a 'C.S.I.' e '24'.  Ma resto un amante del grande cinema del passato. Dopo un paio di puntate i telefilm finiscono per stufarmi".

Ultimamente ha risentito il suo grande estimatore Quentin Tarantino?
"Ci siamo visti a Roma alla presentazione del suo ultimo film, e ancora una volta lui mi ha reso omaggio. E' uno dei pochi registi contemporanei che stimo. 'Le Iene', la sua pellicola d'esordio, è eccezionale".

E del cinema italiano di oggi cosa le piace?
"Premesso che dopo Stanley Kubrick non ho più visto nulla di davvero interessante, di recente ho apprezzato 'La ragazza del lago' di Andrea Molaioli. Sono curioso di vedere il suo prossimo film...".

Cosa pensa della moda del 3D?
"Non mi piace il cinema tridimensionale e non sopporto questo 'circo equestre cinematografico'. Il 3D è una carnevalata. Oltretutto, già negli anni '50 sembrò che il 3D stesse per esplodere, ma dopo un paio d'anni la gente si stufò di andare al cinema con gli occhialetti. Succederà anche stavolta...".

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