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Culture
Simone Micheli: una bella scoperta di stile, tra palazzi e salotti milanesi

L’Italia, tra Santi, poeti e navigatori, non ha mai perso la sua vocazione artistica, ne ha anzi fatto, ancor più tra i morsi di una crisi pungente e il progressivo dissolvimento del poter industriale delle sue PMI, un vero baluardo d’eccellenza mondiale. E così si è evoluta, basandosi su alcune menti geniali, proprio come agli albori del rinascimento, in una direzione di nicchia, di lusso, di raffinata ricerca del valore estetico. 

Il concetto moderno diurban renewal, per esempio, trova le sue radici nei primi tentativi di miglioramento delle condizioni urbanistiche di un territorio, a patto di salvaguardare la coesistenza di tradizione e innovazione.  Nel corso degli anni le periferie sono state sottoposte all’azione dell’uomo che, cercando di supplire alle sue mancate responsabilità, si impegna a trovare soluzioni all’avanguardia al degrado delle città. L’eco degli effetti di una riqualificazione degli immobili diviene così ampio e variegato, fino a condizionare direttamente i valori economici e culturali di una società, attraverso la creazione di nuove imprese e nuove opere.


Simone Micheli, architetto italiano che, l’anno prossimo, taglierà il nastro dei 30 anni di una attività internazionale e poliedrica, è tra i maggiori fautori della necessaria riqualificazione delle periferie urbane, offrendo ai territori nuova dignità e dando vita a delle vere e opere d’arte, il cui obiettivo è essere il fulcro energetico vivificante dell’interno del contesto in cui sono collocate. I suoi progetti sono opere sostenibili culturalmente e economicamente, connotate da forte identità e abili nel lanciare un messaggio univoco, chiaro, ai suoi fruitori. 

L’altra sera, a una serata molto riservata, tra i salotti milanesi, in una sorta di nuovelle vaguedella vecchia Milano da bere, dov’erano presenti professionisti, imprenditori, attori, sportivi, a brindare e scambiarsi idee, in installazioni che, di lussuoso, hanno soprattutto lo stile, il design, l’impostazione, ci è sembrato di cogliere un’aura d’entusiasmo, che da un po’ non caratterizzava questi ambienti. E molti, se non tutti i presenti, hanno potuto godere di questi spazi ristrutturati in modo così frizzante e energico. 

Se Milano viaggia a velocità tripla rispetto a altre città, non solo italiane, ma anche europee, lo deve a questo slancio creativo che, da qualche anno, ne caratterizza la ristrutturazione, la rivisitazione di antichi spazi grigi, di qualche periferia che è diventata polo d’eccellenza del business mondiale. 

Alcuni ospiti della serata hanno poi preso la parola per esprimere il loro giudizio su questo maestro del bello. 

“Conosco Simone da anni, da quando ci trovammo seduti assieme a una cena di amici comuni”, dice Andrea Bricchi, CEO di Brian and partners, società che unisce soluzioni tecnologiche d’avanguardia al mondo della finanza internazionale e del management. “Siamo due facce della stessa medaglia. Simone costruisce progetti architettonici di profondo valore artistico e culturale, noi cerchiamo di operare allo stesso modo nel mondo delle imprese, cambiando la mentalità di manager e imprenditori, portandoli verso l’eccellenza, costringendoli a ristrutturare tutto, specialmente la mentalità”. 

“La sua attività professionale si articola in molte direzioni – continua Bricchi - dall’architettura all’interior, dal design al visual, passando per grafica, comunicazione e organizzazione di eventi. Da anni ci scambiamo idee, contatti, consigli. Mi hanno molto affascinato le sue creazioni, sostenibili e sempre attente all’ambiente, connotate da forte identità e unicità. E poi ha vinto tantissimi premi! I suoi lavori sono stati presentati nell’ambito delle più importanti rassegne espositive internazionali, su riviste, magazine, quotidiani. Insomma: un artista e un visionario, un po’ come Brian and partners, o come B-WIDE, altra società di grande rilievo, che fornisce a Simone tutta la tecnologia necessaria per allestimenti, stampa di qualunque formato, installazioni straordinarie. E’ il genio italico, unico al mondo”. 

Carlo Rombolà, docente Luiss, Avvocato che si occupa di diritto internazionale dello Sport, con Studio a Roma e Milano, ha commentato: “Ho conosciuto Simone Micheli da poco. Sono un amante del bello, dell’arte e del design. È davvero impressionante come Simone riesca a coniugare la modernità allo stile e alla fruibilità degli spazi. Una bellissima scoperta. Per fare un parallelo con il mondo del calcio, direi che è un vero top player”. 

Gli fa eco Gianmarco Perazzi, di B-WIDE e Rayvolution: “Simone Micheli non è un architetto, è un’archistar! Ho avuto il grande piacere di conoscerlo alcuni anni fa. Il suo design deciso e esclusivo fanno di lui la mia prima scelta in ogni allestimento”. 

Insomma, questo architetto fiorentino, professore al Politecnico, trova tutti concordi nel giudizio. Nelle sue raggianti creazioni, forma e colore sono sapientemente modulate, coinvolgono in un’esperienza unica, abbracciano, trasmettendo forte energia positiva.

Sulle colline tra Fiesole e Firenze, a Maiano, si erge, per esempio, l’antica torre del Laghetto delle Colonne. Dopo un lungo periodo in cui sembravano dimenticate, nel 2015 la commistione di visioni dell’architetto Simone Micheli e dell’illuminato proprietario, Conte Francesco Miari Fulcis, diede vita a Big Dream in a Little Tower. La storica torre divenne una magnifica suite, elegante e raffinata. Uno spazio in cui stile, cucina e relax si combinano perfettamente insieme, dando vita a un’opera d’arte fuori dal tempo, centro di attrazione e catalizzatore dell’attenzione. 

Una volta Vittorio Sgarbi disse: “Basta un quadro degli Uffizi per comprare tutta la Germania!”. Così è e così sarà, perché dove c’è l’italico talento, il bello vale oro. 

 

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