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Culture
Unesco: sviluppo etico dell’intelligenza artificiale

di Paola Serristori

 

Siamo di fronte ad una rivoluzione silenziosa: l’intelligenza artificiale cambierà il nostro modo di vivere. La tendenza è irreversibile. Come l’essere umano potrà gestire questa trasformazione? A cominciare dall’istruzione: i bambini sono il futuro del mondo, la speranza di una società migliore. Gli insegnanti avvertono il pericolo che programmi di insegnamento e valutazione basati su standard possano creare frustrazione tra gli studenti che non riescono a raggiungere il livello richiesto. Quale rapporto instaurare tra l’empatia e gli algoritmi?

Prima che si creino diseguaglianze bisogna imporre dei criteri etici all’intelligenza artificiale. Il Direttore generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, ha richiamato tutte le parti coinvolte nel processo di sviluppo e diffusione all’approccio umanistico dell’intelligenza artificiale. Nel suo discorso, nella sede di Parigi, in apertura della Mobile Learning Week, ha usato proprio il termine “rivoluzione”, portando un esempio della superiorità tecnologica alla mente umana in alcune utilizzazioni: “Quando un programma come Alpha Zero, nel 2017, giunge a battere un computer campione del mondo di scacchi al termine di solo ore di apprendimento, senza alcun aiuto umano, siamo nello stesso campo di innovazione che la storia ha già conosciuto con le rivoluzioni.”

L’Unesco s’impegna a garantire lo sviluppo etico della nuova tecnologia. Un altro esempio banale, ma efficace: un cellulare nella prima fascia di prezzo, ma non compatibile con le applicazioni necessarie per quella che sarà il costume della società, di fatto esclude dall’interazione chi non potesse affrontare una spesa superiore. Dunque occorre vigilare affinché lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie sia equilibrato.

La tecnologia deve diventare un alleato dell’uomo, non un avversario. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE) ha istituito un osservatorio sull’intelligenza artificiale.

Gli Emirati arabi hanno creato il primo ministero al mondo specializzato nell’Intelligenza artificiale. Il giovane ministro Omar Bin Sultan Al Olama ha citato il campo della salute come indirizzo prioritario dell’intelligenza artificiale: “Penso alla lotta contro la tubercolosi, che è ancora un male incurabile, il più diffuso al mondo, e con preoccupante recrudescenza anche in aeree dove si credeva debellato. Inoltre, il turismo, la sicurezza, sicuramente trarranno vantaggio e sviluppo. Il nostro Paese non intende entrare in concorrenza con Cina e Stati Uniti, ma vuole essere di esempio.”

Nicolas Economou, fondatore e Ceo di H5, considerato un pioniere nell’applicazione di metodi scientifici, automazione, ed intelligenza artificiale nei sistemi giuridici e nelle norme per la loro regolamentazione, ha richiamato l’attenzione sul tempo che un essere umano trascorre in carcere per condanne ingiuste. “Ogni giorno negli Usa si pronunciano condanne basate su algoritmi che sono fuori dalla realtà, che non hanno una reale efficacia. Bisogna sviluppare le competenze e piuttosto incrementare la diffusione del senso di giustizia. In questo modo ogni persona si sentirà predisposta a rispettare ed essere rispettata.”

Marija Manojlovic, consigliere di Global Partnership To End Violence Against Children, circuito di organizzazioni attive nel campo della prevenzione degli abusi contro l’infanzia, ha elogiato le potenzialità dell’applicazione tecnologica che consente alle forze di polizia di identificare le sorgenti di materiale pedopornografico diffuse online: in oltre 30 Paesi più di 100 casi.

Ericsson sta testando a Göteborg un sistema di apprendimento che presenta ai bambini la richiesta di risolvere da soli problemi di base dei loro computer, l’insegnante interviene come guida senza fornire la risposta.

University of Columbia ha sviluppato l’applicazione ASD CONNECT destinata agli adolescenti che soffrono di autismo ed alle loro famiglie. Essa consente di creare una rete sociale di contatti per scambiarsi notizie e condividere esperienze.

Nella giornata internazionale dedicata alle donne, nella sede dell’Unesco si è parlato dell’uso distorto dei mezzi tecnologici per diffondere su vasta scala pregiudizi, che rilanciati da un utente all’altro assumono le dimensioni di campagne di odio. Ne sa qualcosa la giornalista Melanie Wanga, che oggi ha il suo podcast Le Tchip d’Arte radio, ma che per anni è stata costretta a rinunciare ai social dopo gli attacchi e le minacce ricevute per le origini afro-francesi ed il suo impegno femminista.

All’opposto, di fondamentale solidarietà alle donne in difficoltà è la connessione ad una rete che fornisca aiuto. L’organizzazione We Are Not Weapons of War si è dotata di un’applicazione digitale, chiamata Back Up, per segnalare i casi di stupro nelle zone di guerra.

Da segnalare il caso francese all’avanguardia dell’imprenditrice Christelle Delarue, fondatrice dell’agenzia di pubblicità Mad & Women, che sette anni fa si è posta l’impegno etico di non avallare campagne pubblicitarie che propongano un’immagine femminile impropria, sia in termini di ineguaglianza sia che manchino di rispetto all’intelligenza della donna. Il messaggio, che anticipava l’onda di indignazione del movimento di protesta MeToo contro le molestie, ha fatto centro tra clienti e consumatori ed oggi è una delle pubblicitarie più apprezzate.

 

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