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Culture
Van Dyck "pittore di corte". La mostra ai Musei Reali di Torino


Ai Musei Reali di Torino, nelle Sale Palatine della Galleria Sabauda, ha aperto al pubblico la mostra dedicata ad Antoon van Dyck (Anversa, 1599 - Londra, 1641), il miglior allievo di Rubens, che rivoluzionò` l'arte del ritratto del XVII secolo, con il titolo 'Van Dyck - Pittore di corte'. Personaggio di fama internazionale e amabile conversatore dallo stile ricercato, Van Dyck fu pittore ufficiale delle più` grandi corti d'Europa e ritrasse principi, regine, gentiluomini e nobildonne delle più` prestigiose dinastie dell'epoca.

Attraverso un percorso espositivo che si dispiega in quattro sezioni, 45 tele e 21 incisioni, la mostra intende far emergere l'esclusivo rapporto che l'artista ebbe con le corti italiane ed europee, ove dipinse capolavori unici per elaborazione formale, qualita` cromatica, eleganza e dovizia nella resa dei particolari, soddisfacendo le esigenze di rappresentanza e di status symbol delle classi dominanti: dagli aristocratici genovesi ai Savoia, dall'arciduchessa Isabella alle corti di Giacomo I e di Carlo I d'Inghilterra. Raggiunta già` all'età` di vent'anni la fama di pittore acutissimo, Van Dyck fu nominato artista di corte dal re Giacomo I d'Inghilterra. Le sue opere sono dunque anche un modo per entrare nel fastoso universo seicentesco, per scoprire le altissime ambizioni dei personaggi che si fecero ritrarre dalla "gloria del mondo", come Carlo I appellava il maestro fiammingo, per accrescere il lustro e il prestigio della corte.

Proprio in Italia, Paese che Van Dyck frequentò` lungamente provando una grande attrazione per i suoi maestri, avviò` i contatti con l'aristocrazia genovese, i sovrani torinesi e i duchi di Firenze, committenti che lo condussero a specializzarsi nella ritrattistica. Formandosi sui modelli di Tiziano e approfondendo la conoscenza delle esigenze celebrative della committenza, Van Dyck elaborò` un genere del tutto personale, caratterizzato da una grande perfezione formale.

Opere come i ritratti de la Marchesa Elena Grimaldi Cattaneo, il Cardinale Guido Bentivoglio, Emanuele Filiberto Principe di Savoia, l'Arciduchessa Isabella Clara Eugenia in abito monastico, il Principe Tomaso di Savoia Carignano, Carlo I e la Regina Enrichetta Maria sono esempi sublimi dei suoi ritratti che, con naturalezza e spontaneità dei gesti, la cura estrema nella resa dei materiali preziosi come sete e merletti, con pennellate impalpabili che creano atmosfere vibranti e seducenti, esercitano ancora oggi un fascino irresistibile.

Grandi e importanti sono anche le tele dedicate ai miti, i cui racconti erano tanto in voga nell'iconografia del tempo, come Giove e Antiope, Amarilli e Mirtillo, Vertumno e Pomona e Venere nella fucina di Vulcano. La mostra è` organizzata dal Ministero per i Beni e le Attivita` Culturali - Musei Reali di Torino e dal Gruppo Arthemisia, con il patrocinio di Regione Piemonte e Città` di Torino. La cura dell'esposizione e` affidata ad Anna Maria Bava e Maria Grazia Bernardini e a un prestigioso comitato scientifico, composto da alcuni tra i piu` noti studiosi di Van Dyck quali Susan J. Barnes, Piero Boccardo e Christopher Brown.

La quarta sezione illustra l'attività di Van Dyck presso la corte di Carlo I. Nel 1632 l'artista si trasferì` a Londra, dove rimase fino alla morte prematura, avvenuta nel 1641, a parte qualche breve soggiorno ad Anversa e a Parigi. Fu presso la corte inglese che Van Dyck raggiunse il culmine della sua fama. Realizzò un numero sorprendente di ritratti del re, della regina, dei loro figli (come le due versioni de I tre figli maggiori di Carlo I in mostra) e un gran numero di personaggi che frequentavano assiduamente la corte del re d'Inghilterra, regalandoci un panorama davvero sorprendente di quella società.

Nelle sue opere i sovrani sereni e potenti, i personaggi di grande eleganza e raffinatezza, sontuosamente abbigliati, ritratti di lords, duchi, principi, ladies, da cui poco si coglie delle difficolta` politiche che l'Inghilterra attraversava con Carlo I. Affascinato dalle arti, tanto da raccogliere una delle piu` importanti e cospicue collezioni d'arte del mondo, sostenitore dei grandi ideali di pace, armonia e concordia familiare, il sovrano fece scelte politiche sbagliate che condussero alla guerra civile, alla sua condanna culminata nella decapitazione.

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