"Verso Levante", viaggio in un secolo di poesia pugliese

La recensione di Alessandra Peluso all'antologia "Verso Levante. Un secolo di poesia pugliese (1913-1943)", a cura di Salvatore Francesco Lattarulo (Stilo Editrice)

La poesia ha una verità estrinseca, è cromatica, si eleva al caleidoscopio della vita con l'umana bellezza di chi la scrive, ne parla, la comunica magari davanti ad un caffè proprio come era solito fare il nostro Antonio Verri (Caprarica di Lecce, 1949-1993).

Sulla scia indicata dal Verri, oggi si offre a testimonianza “Verso levante”. Un secolo di poesia pugliese (1943-2013), l'antologia poetica curata da Salvatore Francesco Lattarulo.

È un prezioso libello da leggere, contemplare, amare, da diffondere e poi custodire gelosamente.  La cura di Salvatore Francesco Lattarulo è di grandissimo valore perché crede che la poesia abbia un senso, un significato che deve essere diffuso ovunque, deve insinuarsi e raggiungere le zone più impervie e imperscrutabili della mente umana.

“Tutti devono saperne di poesia”, sembra un imperativo categorico che Lattarulo pone; tutti devono conoscere, indistintamente dall'amare o odiare, ma conoscere i propri poeti e - la terra pugliese - di poeti ne ha da invidiare. Così come è necessario sapere della loro storia che è insita nel “dna” del territorio pugliese.

A cominciare da Antonio Verri che nel corso della sua vita dedica la stessa alla poesia in un altalenarsi sfuggente e quasi simbiotico, un'esigenza parlare di poesia per il poeta di Caprarica non certo roba di “poetine e poetini” come diceva lui. Non è una questione provinciale.

Da Marino Piazzolla, Luigi Fallacara, a Vittorio Bodini, Vittorio Pagano, a Girolamo Comi descritto come “figura-ponte che permette di collegare le due zone contigue della Puglia, l'idruntina e la barese, in un itinerario che qui si snoda a rovescio rispetto all'ordine sequenziale degli autori antologizzati del volume, procedendo dal Capo al Gargano, dal mare alla montagna”. (p. 25).

Verso levante” è un pullulare di poeti che hanno tessuto le trame della storia della poesia pugliese, terra che si affaccia dove sorge il sole, a Levante appunto, che abbraccia i paesi del Mediterraneo caldi, solari, solitari, deliranti, discordanti in un ritmo contraddittorio eppur meraviglioso. Come polline hanno seminato i loro versi i nostri padri della poesia pugliese fino a generare figli desiderosi, ingordi di poesia come Lino Angiuli, Emilio Coco, Salvatore Toma, Antonio Verri: «Aspetto il pane quotidiano / delle tue parole / nate dal canto delle rose. / Aspetto il sussurro della tua voce / dall'intrico di chiome d'ulivi». (Grazia Stella Elia, p. 93). E ancora: «Quatti quatti / come randagi gatti / con due versi in tasca / frangemmo il muro / della notte / e del dolore». (Daniele Giancane, p. 123).

Poeti che hanno cantato la vita in poesia, per necessità, per mestiere - come afferma Rina Durante - con fatica hanno cercato di raccontare la verità di tutti e hanno raggiunto il loro scopo egregiamente, forse purtroppo di questa bontà somma non sono stati ripagati da tutti gli italiani allo stesso modo.

C'è tuttavia chi ancora oggi fortunatamente parla di poesia, la fa, la vive come si propone di fare con un progetto ambizioso e rischioso, probabile soggetto-oggetto di critiche insulse e pregiudizievoli, come speso accade in terra pugliese, Lattarulo con questa antologia poetica dà voce a padri, figli e nipoti, permettendo di vivere e rivivere la Poesia con la “P” maiuscola.

Il lettore non può saltare alcun verso, né può permettersi di leggere scorrendo rapidamente, rischierebbe di soffocare, sì, perché i versi qui riportati comprendono tre generazioni di poeti dal nord della Puglia sino al lembo più a sud, il Salento, e impongono una doverosa attenzione, meditazione, contemplazione del verso, per far sì che si possa sentire l'odore della poesia, godersela, calarsi in versi vissuti sofferti, raccontati con fatica.

«Torniamo a casa stinti dall'inedia. / Nel cavo di una sedia. / Attorno al cavo cranio / un fascio di particolare compone / un tronco senza nome. Il corpo estraneo». (Enzo Mansueto, p. 173). Mentre «La gente s'ammazza / per la strada senza motivo. / Mi restano 4 gomme da masticare che si trasformano nella mia / bocca / in serpenti dalle bizzarre circonferenze». (Stefano Donno, p. 185).

E questo è solo un assaggio che dà il senso di come l'intera antologia poetica “Verso levante”. Un secolo di poesia pugliese (1943-2013), a cura di Salvatore Francesco Lattarulo sia da non perdere perché ognuno di noi possa conoscere la poesia delle nostre generazioni, possa tutelarla e trasmetterla orgogliosamente alle future con la stessa intensità, amore e sofferenza che è stata scritta e vissuta dagli uomini-poeti.   


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