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Il Governo sta studiando la possibilità di costituire un’Agenzia Nazionale per la ricerca, un’organizzazione unica  per i 22 istituti di ricerca con lo scopo di indirizzare  le risorse in  modo più snello produttivo. In un paese come l’Italia che destina alla ricerca 1,2 % del Pil,  valore molto inferiore alla media europea, occorre individuare gli ambiti più importanti e più significativi e quelli nei quali l’Italia ha una posizione di riconosciuto  prestigio e  competenza, e tralasciare quelli che, pur degni di nota,  sono meno decisivi. Troppo spesso  i fondi per la ricerca vengono distribuiti a pioggia: un poco a tutti per non scontentare nessuno, secondo il noto principio che anche i ricercatori sono elettori. Soprattutto in  campo sanitario e in alcune zone del paese, non viene fatta nessuna analisi ex post dei risultati ottenuti, e spesso i fondi destinati all’acquisto di apparecchiature medicali costose si rivelano denari buttati perché le apparecchiature o non vengono utilizzate o vengono utilizzate troppo poco. Non solo, ma in molti centri esiste una sovrabbondanza di personale dedicato alla parte amministrativa rispetto a quello dedicato alla ricerca; difetto imputabile in buona sostanza alle numerose e defatiganti pratiche burocratiche che ahimè accompagnano in modo consueto qualunque attività. Inoltre, se è vero che i  ricercatori hanno come obiettivo primario  la propria carriera,  è anche vero che accanto a questa legittima aspirazione ci debba essere anche quella di produrre risultati utilizzabili  poi dall’industria e dalle imprese, che sono i veri responsabili nella creazione di posti di lavoro. Naturalmente per Agenzia non s’intende un ennesimo “carrozzone” ipertrofico e burocratizzato, bensì una struttura agile e snella, indispensabile per il rilancio della ricerca, in particolare della ricerca di base e direttamente collegata con la Presidenza del Consiglio, su cui accentrare la distribuzione delle risorse destinate alla ricerca ed ora sparpagliate tra i vari Ministeri :MIUR, MISE, MEF, MiPAAF, Sanità, Ambiente, Difesa.  Un’Agenzia unica che faccia capo al ministro dell’economia e che coinvolga naturalmente i titolari dei ministeri competenti, riuscirebbe a fare una allocazione mirata delle risorse, una spending rewiev che non diminuisca gli investimenti ma li distribuisca in maniera più razionale e soprattutto attraverso meccanismi di peer rewiev internazionalmente riconosciuti. Questa idea  si sta facendo strada anche in considerazione del fatto che l’Italia fa fatica ha utilizzare i fondi europei e si trova attualmente fortemente penalizzata per affrontare Horizon Europe 2021-2027, il prossimo programma quadro di ricerca ed innovazione.

In effetti la performance italiana nella competizione per i fondi europei è assai negativa. In media il ritorno economico verso il nostro Paese ammonta a solo il 70% dei fondi devoluti all'UE per la R&S. Quello che l'Italia ha perso nell'arco del Settimo Programma Quadro equivale al finanziamento annuale degli Enti di ricerca Italiani gestiti dal MIUR. Oltre 2 miliardi di euro. E quello che l'Italia continua a perdere nell'Ottavo Programma Quadro (Horizon2020) ammonta a quasi 400 Milioni di euro all'anno.
La spiegazione dell'Accademia italiana per il nostro grave ritardo consiste nelle solite litanie: bassa spesa in ricerca - basso numero dei ricercatori - inopportune ingerenze della politica – insufficienza della ricerca industriale. Tutto vero, certo, ma si può seriamente pensare che basti incrementare alcuni indicatori macroscopici per conseguire in breve progressi sostanziali? Un potenziamento della Ricerca è necessario, ma deve essere preceduto  da un riassetto più razionale di tutto il comparto. L'attuale struttura “verticale” del variegato sistema italiano, che vede gli Enti pubblici di Ricerca far capo a sette Ministeri distinti, non è più sostenibile, in quanto causa di sovrapposizione di competenze, duplicazioni di attività e dispersione di risorse. Queste sono anche le motivazioni per istituire l'Agenzia, ma,  come sempre,  la bontà dell’iniziativa sarà valutabile nei dettagli e nelle modalità di implementazione.

 

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